Francia


Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento primo semestre 2018

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Il primo semestre 2018 è stato caratterizzato da fortissime turbolenze valutarie e da un generalizzato calo dei volumi di vino esportati, causa scarsa vendemmia 2017. Questi due fattori hanno in qualche modo distorto i rapporti di forza tra nord e sud del mondo vinicolo, tra vecchio e nuovo. I dati dei primi 11 paesi del mondo, che seguiamo grazie ai dati provenienti dalle dogane e dal rapporto pubblicato ogni trimestre dal Corriere Vinicolo “Wine Numbers”, dicono che le esportazioni in euro sono cresciute del 3% a 12.8 miliardi di euro, mentre i volumi sono calati del 4% a 44.6 milioni di ettolitri. L’Italia in questo semestre ha perso velocità ed è cresciuta meno dei vicini di casa di Spagna e Francia, mentre a livello globale, i forti cali di Stati Uniti, Nuova Zelanda, Argentina e, in minor misura, Cile hanno determinato un “mantenimento” della nostra quota di mercato a livello globale, che è stata poco sotto il 23%, un livello più o meno mantenuto da cinque anni a questa parte. Passiamo all’analisi dei dati.

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Advini – risultati primo semestre 2018

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Il percorso di Advini continua ad essere accidentato. Sebbene ci siano dei segnali di miglioramento, con il continuo incremento delle vendite di prodotti propri rispetto a quelli distribuiti e l’espansione estera, il mercato francese è stato particolarmente negativo nei primi 6 mesi dell’anno. Le vendite sono scese sia nel canale tradizionale che, come di solito, nella grande distribuzione e a poco sono serviti i progressi nelle vendite online. Quindi, un semestre ancora una volta di vendite poco più che stabili, di utili anemici in calo e indebitamento in crescita. Tanto che il management ha cominciato a considerare di vendere alcune attività ritenute non strategiche per ribilanciare la situazione. Il progetto 2020 sembra dunque lontano, sia a livello di vendite che di margini. Il mercato borsistico non gradisce: la quotazione delle azioni è scesa da 35 a 32 euro nel corso dell’anno per un valore borsistico di circa 120 milioni di euro, quindi uno per l’altro allineato a quello di Masi. Anche nel lungo termine la lettura per gli azionisti non è positiva: 5 anni fa il titolo stava a 31 euro, quindi gli unici benefici sono venuti dai dividendi. Ma per ora concentriamoci sui dati del primo semestre 2018.

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Francia – esportazioni di vino – primo semestre 2018

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Il quadro delle esportazioni di vino comincia a comporsi e
il nostro punto di riferimento, la Francia, ha avuto un primo semestre 2018
leggermente migliore del nostro, +5.2% contro +4.1%. Niente di eclatante, anche
perché quando guarderete l’andamento comparato degli ultimi 3 anni vedete che i
due paesi sono sulla stessa parabola di crescita, pur partendo da valori diversi
(nel senso che crescere da una base di 6 miliardi come noi o crescere da una
base di 9 miliardi come loro non è la stessa cosa, noi dovremmo fare meno
fatica…). La leggera differenza del primo semestre è tutta da trovare nell’andamento
dei volumi: anche se nel 2017 la Francia era cresciuta molto, la spinta dei
volumi è nel tempo stata inferiore. Il primo semestre 2017 era cresciuto del
5%, quindi quest’anno i volumi sono calati del 2%. L’Italia nel 2017 era
cresciuta del 7% a volume, mentre nel primo semestre 2018 ne ha perso ben il
10%. L’altra grande differenza è che mentre l’export italiano è essenzialmente
spinto dai vini spumanti, la Francia si muove con molta più omogeneità, seppur
tra alti e bassi: per esempio nel primo semestre sono i vini di Bordeaux e di Borgogna
a dare la maggior spinta, mentre per lo Champagne è stato un semestre a
velocità più ridotta rispetto al recente passato. Passiamo ai numeri.

  • Le esportazioni di vino francese sono salite a
    4.38 miliardi di euro nel primo semestre 2018, con una crescita del 5.2%.
    Piuttosto a sorpresa i francesi hanno beneficiato come dicevamo di un calo dei
    volumi inferiore a quello visto in Italia, solo -2% a 6.9 milioni di ettoltri,
    il che significa un miglioramento del prezzo mix del 7% a 632 euro per ettolitro
    (che nei primi 6 mesi è negativamente influenzato dalla bassa stagionalità
    dello Champagne, che vende a 2600 euro per ettolitro).
  • Non avendo dati corretti sulle esportazioni per
    mercato ci concentriamo sulle categorie di prodotto. La crescita più importante
    viene certamente dal Bordeaux, dove a fronte di un calo pesante dei volumi (-9%
    a 0.9 milioni di ettolitri), i prezzi sono cresciuti del 19% a 1234 euro per
    ettolitri. Ciò ha consentito un incremento dell’8% a 1069 milioni di euro delle
    esportazioni semestrali.
  • Il dato di Bordeaux non è molto lontano dagli
    1.16 miliardi di euro realizzati in Champagne, +1.4%, interamente legati a un
    incremento leggero dei volumi.
  • Il +6% dei vini di Borgogna, a 421 milioni di
    euro, equamente diviso tra volumi e valore, e il +6% del resto del vino francese,
    con un -1% di volume rendono ragione di un semestre molto omogeneo e per certi
    versi migliore di quanto non dica il +5% iniziale.

Il commercio mondiale di vini sfusi – aggiornamento 2017

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La Spagna conferma con forza il suo dominio del mercato mondiale di vino sfuso nel 2017, mettendo a segno un incremento del 20% delle vendite in un mercato intonato positivamente, che ha mostrato un aumento del 10% del commercio mondiale per un valore di 3.2 miliardi di euro. Si tratta, come già osservato negli anni scorsi di un andamento fortemente legato al prezzo medio e al mix di prodotto, dato che i volumi trattati sono fermi leggermente sopra il livello di 40 milioni di ettolitri. L’Italia resta il secondo player mondiale in questo segmento, ma sta gradualmente perdendo terreno. I nostri 400 milioni di export per 5 milioni di ettolitri sono ormai sotto tiro dei cileni, che nel corso degli ultimi anni hanno costruito un business di rilievo, affiancando di fatto la storica terza forza, l’Australlia. Passiamo dunque all’analisi dei dati.

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Importazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2017

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Il tabellone delle importazioni mondiali di spumante è un bel tabellone: è pieno di numeri positivi e in crescita, salvo uno, quello del Regno Unito. Il mercato come abbiamo visto qualche giorno fa cresce in modo sano, +9% nel 2017 e +6% all’anno dal 2012 a questa parte (+4% su 10 anni). La spinta viene da tutto il mondo, ma in valore assoluto volendo identificare due mercati particolarmente importanti per la crescita, certamente gli Stati Uniti, diventati nel 2014 il primo mercato e oggi al 19% delle importazioni mondiali, e il Giappone, terzo mercato mondiale dopo USA e Regno Unito, che sta mostrando una forte accelerazione negli ultimi due anni. Una curiosità: in questa classifica anche l’Italia figura molto bene avendo importato 185 milioni di euro di spumanti nel 2017, +12%. Siamo ancora lontani dai 300 milioni di 10 anni fa, ma dal 2015 la direzione è cambiata. Nota per i lettori: i dati sono qui presentati in valore in euro e in dollari. Non includiamo la tabella dei volumi, a causa delle evidenti discrepanze nei dati di importazioni di alcuni paesi (USA in particolare). Passiamo ai numeri.

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