Esportazioni


Esportazioni di spumante italiano – primo semestre 2016

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La corsa degli spumanti non si è fermata neanche in giugno, come avete già letto qualche giorno fa. Di fatto oggi questa categoria consente all’Italia di crescere più di ogni altro grande produttore mondiale di vino in termini di valore delle esportazioni. Questo dicono i dati relativi al primo semestre che metterò in linea tra qualche giorno. Ma torniamo al tema del giorno. A giugno la crescita è stata di nuovo del 20%, il che consente di chiudere il primo semestre degli spumanti a +23% per 500 milioni di euro. Vale la pena di ricordare i due driver principali: gli spumanti DOP, dove viene incluso il Prosecco, e dal punto di vista dei mercati il mondo anglosassone. Siamo a un punto in cui le classificazioni hanno perso la loro rilevanza: con un ulteriore leggero calo, la denominazione Asti non è più rilevante, rappresentando meno del 10% delle esportazioni. Passiamo ai dati.

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Esportazioni di vino Italiano – primo semestre 2016

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ISTAT ha pubblicato ieri i dati del primo semestre dell’export italiano, che chiude a 2.6 miliardi tondi tondi, +2.9%. Il dato è un po’ meno buono di quello che ci si poteva aspettare un mese fa, quando registravamo un incremento mensile a doppia cifra. Invece, giugno è stato come gennaio, marzo e aprile, in leggero calo, a configurare un semestre altalenante. Febbraio e maggio in crescita a doppia cifra hanno di fatto generato tutto il +3%. Non solo, tutta la crescita viene dagli spumanti, i cui dati di dettaglio pubblicherò domenica sera, che a 500 milioni di euro e +23% hanno più che compensato il calo dei vini imbottigliati e la crescita anemica dei vini sfusi. Mancano ancora molti dati sul semestre (almeno a me), ma possiamo già dire che saranno pochi i paesi che ci batteranno nel primo semestre. La Francia, che nel primo semestre è cresciuta di meno dell’1%, quindi peggio di noi, con un trend simile: una crescita per il più importante dei loro vini spumanti, lo Champagne, del 4-5%, e un leggero calo nel segmento dei vini fermi. Ma, espressi in euro, non sono buoni nemmeno i dati di altre nazioni com il Cile, +1%, la Nuova Zelanda, -3% o l’Australia, -5%. Attendiamo i dati di Spagna e USA per chiudere il cerchio dei paesi top… ma per ora concentriamoci sui dati.

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Le esportazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2015

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Seppur con notevole ritardo rispetto al tempo degli accadimenti è interessante fare il punto della situazione sul mercato mondiale degli spumanti. Lo farò in due post, uno sulle esportazioni, oggi, e uno sulle importazioni più avanti. Il punto più importante che emerge dai dati raccolti grazie al database UN Comtrade è che l’andamento 2015 del commercio mondiale di spumanti è valutabile in modo contrastante a seconda di quale valuta di riferimento viene utilizzata. Noi europei “festeggiamo” un incremento dell’11% del valore delle esportazioni, circa 5.2 miliardi di euro, mentre il punto di vista dell’americano è che il commercio mondiale è sceso in valore del 7% a 5.8 miliardi di dollari. Naturalmente la verità come sempre sta nel mezzo, ma più dalla parte di noi europei, perché chiaramente gli esportatori di questi prodotti siamo noi italiani, francesi e spagnoli. Un “aiuto” può venire dai volumi esportati, anche se di più difficile calcolo nei numeri globali: i primi 5 esportatori hanno segnato un incremento del 7% dei volumi nel corso del 2015. Ecco forse questa è la dimensione più corretta da considerare. Da qualunque lato si guardino i dati, l’Italia vince, con un costante guadagno di quota di mercato che ci ha portato al 19% nel 2015, 5 punti percentuali in più di 5 anni fa, in un mercato comunque dominato dalla Francia che ancora rappresenta il 57% del valore esportato mondiale.

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Cile – esportazioni di vino – aggiornamento primo semestre 2016

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Lo spostamento del baricentro del vino cileno da ovest verso est è prepotentemente continuato anche nel primo semestre 2016, con il forte incremento registrato in Cina, +15% a superare i 100 milioni di euro nei primi 6 mesi (un numero quindi non troppo distante da quello che l’Italia ha generato in tutto il 2015). E’ questa la principale buona notizia, in uno scenario di esportazioni stabili nel loro complesso nel 2016, dopo il boom del 2015. Chiaramente stiamo parlando, come al solito di dati in Euro. Se ci muoviamo sui numeri in peso cileni la musica cambia decisamente, dato che da tre anni a questa parte la valuta si sta svalutando. Il dato sui primi 6 mesi dice quindi +12% a 593 miliardi di peso rispetto ai 528 del primo semestre 2015. Il secondo grafico in sequenza che vi presento vi propone un nuovo modo di vedere l’evoluzione dell’export, che proverò ad applicare anche a altre nazioni, cioè l’evoluzione del valore esportato (questa volta in dollari, troppo laborioso tradurre in euro…) negli ultimi 12 mesi. Passiamo all’analisi dei dati.

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Argentina – esportazioni di vino 2015

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L’Argentina del vino esportato sta vivendo un periodo molto particolare, caratterizzato da una forte svalutazione della moneta alla quale corrisponde un livello di inflazione galoppante. I dati del 2015 che commentiamo oggi sono dunque molto diversi se visti in Euro, +16%, in dollari, -3% o in Peso argentini, +10%. Quello che certamente succederà il prossimo anno è che gli introiti in peso esploderanno per via della ulteriore svalutazione della valuta, circa il 55% la media a oggi contro il livello del 2015. Questo del tasso di inflazione è dunque un aspetto importante: il peso si è svalutato in media del 20% all’anno contro il dollaro e questo chiaramente rende il prodotto argentino molto più competitivo sui mercati internazionali. Fatto il lungo ma dovuto preambolo, immergiamoci ora nei dati, che vedono un 2015 in ripresa del 16% delle esportazioni denominate in euro, a 736 milioni di euro. Ciò pone l’Argentina al decimo posto nella graduatoria mondiale degli esportatori di vino, quando invece ricopre il quinto posto tra i produttori. In effetti, con una produzione media di 14 milioni di ettolitri di vino annui e un export medio di 3 milioni, la quota di prodotto che esce dai confini è di poco superiore al 20%. Questo significa diverse cose: che gli argentini bevono tanto vino (vero, 25 litri pro capite annui) e nello stesso tempo non si possono permettere i vini internazionali vista la svalutazione del peso, ma anche che il potenziale del prodotto argentino magari non si è ancora espresso appieno, soprattutto fuori dal mercato americano. Andiamo ai numeri.

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