Esportazioni


USA – esportazioni di vino 2017

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Le esportazioni americane di vino subiscono un calo del 5% nel 2017 in dollari americani (del 7% se espresse in euro), a fronte di una riduzione del 9% dei volumi esportati a 3.45 milioni di ettolitri. Certamente non si tratta di un dato drammatico, vista anche la scarsa rilevanza del mercato estero per il prodotto americano, che naturalmente è molto più focalizzato sui 30 e più milioni di ettolitri del mercato domestico. E’ comunque un dato che va messo in prospettiva considerando due fattori: il progressivo indebolimento del dollaro americano, che potrebbe rimettere in carreggiata in il vino americano, soprattutto sfuso e soprattutto in alcuni mercati che in passato lo hanno assorbito, come l’Italia; in secondo luogo, il fatto che il calo del 2017 ha un unico fattore determinante: il calo del 30% nel mercato inglese, mentre il vino USA sembra essere in ottima forma in tutti i principali mercati, ivi compreso quello cinese, dove sommando Cina e Hong Kong abbiamo un dato superiore a 200 milioni di dollari per la prima volta da diversi anni.  Passiamo ai dati.

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Nuova Zelanda – esportazioni di vino – aggiornamento 2017

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La tigre del commercio mondiale del vino, la Nuova Zelanda, ha rallentato un po’ il ritmo del suo export nel 2017, mettendo a segno un incremento del 5-7% a seconda del cambio che si voglia guardare (5% in Euro e valuta locale), raggiungendo quota 1.06 miliardi di euro o 1.7 miliardi di dollari neozelandesi. La performance continua a essere supportata da una forte dinamica dei volumi, in crescita dell’11% nel 2017 (2.6 milioni di ettolitri) e, non una buona notizia per loro, da vini sfusi, mentre i vini imbottigliati sono poco più che stabili. Nonostante i piani aggressivi di qualche operatore (Delegat’s) il mercato americano è cresciuto meno che in passato, mentre sembra essere cominciata l’avanzata in Cina dove questo prodotto per ora non ha riscosso un grande successo. Come nota di fondo, la Nuova Zelanda resta un paese molto concentrato, con l’82% del suo export in Nord America, Regno Unito e Australia, dove ha posizioni di tutto rispetto. E’ questo un po’ il rischio e l’opportunità: un rallentamento in uno di questi mercati farebbe male,  ma dall’altra parte gli spazi di crescita altrove sono piuttosto importanti… passiamo a commentare qualche dato insieme.

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Porto – dati di vendita, aggiornamento 2017

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Nella ricerca di nuovi argomenti da darvi in pasto, mi sono ricordato che anni fa avevo pubblicato dei dati sul vino Porto. L’ottimo sito di vecchio design ma contenuti super-aggiornati restituisce di già i dati delle vendite 2017 di tutta la regione del Douro e Porto (www.ivdp.pt). Un esempio di come i vari consorzi delle DOC italiane potrebbero organizzare i loro siti, soprattutto nella divulgazione dei dati. Bene, fatta la premessa e citata la fonte, l’analisi del Porto è interessante perché si tratta di una categoria di vino un po’ “fuori moda” e in effetti i dati che analizziamo oggi ci dicono che le vendite in volume di questo vino sono in calo strutturale al ritmo del 1.5% annuo circa. Non si può dire lo stesso quando si passa dagli ettolitri agli euro, perché i portoghesi sono riusciti a far crescere le vendite dell’1-1.5%. E sorpresa delle sorprese, se è vero che il Porto fuori dal Portogallo non cresce più, il prodotto ha ripreso vigore proprio nel mercato domestico, che cresce da diversi anni al ritmo del 6-7%. Una strategia “ovvia” si direbbe: valorizzare il prodotto proprio nei luoghi dove è originario. Che possa essere un’idea anche per qualche consorzio italiano magari non tanto organizzato? Passiamo all’analisi dei dati.

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Cile – esportazioni di vino 2017

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Il Cile continua a crescere sulla linea della Cina che a conti fatti rappresenta la metà dell’incremento fatto registrare nel 2017, pari al 7% espresso in euro (+8% in valuta locale). La crescita è oltretutto di qualità in quanto una buona parte dei 286 milioni di euro (e 1.4 milioni di ettolitri!) spediti nel paese asiatico sono in bottiglia. Dietro questo successo, che viene anche replicato in Giappone, Brasile e, in minor misura della Germania, si nascondono dei dati molto meno positivi. I mercati storici del vino cileno come gli USA, Regno Unito, Canada e Paesi Bassi sono in calo nel 2017 e non hanno certo brillato negli anni precedenti. Comunque, a conti fatti con 1.8 miliardi di euro e 9.5 milioni di esportati nel 2017 il Cile si conferma senza dubbio la quarta forza mondiale nel trade di vino. Le recenti vendemmie sono però particolarmente scarse: bisognerà vedere che cosa succede ai volumi di qui in avanti, perché questi 9.5 milioni di ettolitri somigliano molto al livello di produzione: ci saranno probabilmente ripercussioni sul volume dei vini sfusi esportati, che resta molto elevato a circa 4.2 milioni di ettolitri. Passiamo a leggere qualche numero insieme.

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Esportazioni di spumante Italia – aggiornamento 2017

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804 milioni e 2.06 milioni di ettolitri di Prosecco. Sono questi i due numeri che aspettavamo e che definiscono il “fenomeno Prosecco” nell’ambito delle esportazioni italiane. Facciamo un semplice ragionamento: nel 2010 anni fa le esportazioni di spumante erano 444 milioni di euro. Di questi, la quota degli spumanti DOP (tutti) era pari a 170 milioni di euro. Se questi 170 milioni fossero divisi come i dati del 2017, 80/20 per sempllicità, avremmo 133 milioni di export di Prosecco. Quindi: sestplicato (6x) in 7 anni, e la matematica dice +30% annuo composto. Giriamo la frittata: senza Prosecco i 1359 milioni di euro esportati nel 2017 sarebbero stati 555 milioni. Nel 2010 si potrebbe stimare circa 310 milioni. Sempre +10% annuo ma tutta un’altra storia.

Il 2017 è stato dunque un altro ottimo anno per gli spumanti italiani. Oltre al Prosecco, l’Asti ha ripreso a crescere verso metà anno e ha chiuso a +6% (spinto da Russia, Lettonia e Regno Unito), ma anche gli “altri spumanti” sono cresciuti del 10%. I prodotti DOP sono a +16%, ancora non possiamo dire quanto deriva dal Prosecco e quanto dal resto. Se escludiamo la Svizzera, la Germania e il Giappone, gli spumanti italiani crescono a doppia-cifra o giù di lì in tutti i principali mercati. Passiamo ad analizzare i dati. Passiamo ai dati.

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