E’ la seconda volta che affronto il post sul sondaggio Gallup sui consumi di alcolici in USA (fatto su 685 individui, con un margine di errore di queste percentuali piuttosto significativo del +/- 4%). Mentre la prima volta era interessante il quadro generale e capire come si muoveva storicamente il vino rispetto alle altre bevande (a proposito, non si muove in % rispetto alle altre bevande), questa volta mettiamo in evidenza anche qualche curiosita’ e punto di vista dell’indagine. Per esempio, e’ curioso vedere che i praticanti di una religione bevono meno degli altri, che i poveri bevono meno dei ricchi e che i giovani bevono piu’ degli anziani, nonostante Gallup faccia una dichiarazione che in Italia ci farebbe saltare sulla sedia, e cioe’ che un moderato consumo di alcol (non vino, alcol) puo’ prevenire l’insorgenza di malattie cardiache. E quindi conclude nel modo seguente (che a me fa parecchio sorridere): “[…] Still, the data indicate that many older Americans are not taking advantage of the prophylactic benefit of drinking”, cioe’ nonostante gli studi dimostrino che fa bene, gli americani ancora non hanno capito il valore preventivo del consumo di alcol!
consumi di vino
I consumi di vino pro-capite nel mondo – aggiornamento 2007 OIV
nessun commentoFonte: OIV
Questo post lascia poco spazio a commenti fantasiosi: il consumo pro-capite di vino sta gradualmente convergendo in nome della globalizzazione, soltanto temporaneamente interrotta dalla crisi. Nuove aree del mondo mostrano consumi in forte incremento, in proporzione alla velocita’ con cui si adeguano agli standard di vita occidentali, altri invece continuano a mostrare un abbandono del consumo di vino abituale. Questo e’ sostanzialmente il quadro delineato guardando i dati OIV (che commenta in modo quantomeno imbarazzante, soprattutto quando discute esplicitamente il dato clamorosamente errato del consumo di vino in Nuova Zelanda, riportato a 2 litri per abitante invece che 10 volte tanto, 22 litri…). Restano questi dati, aggiornati purtroppo al 2007, quanto di piu’ completo esiste per commentare i numeri del vino mondiali.
Il profilo del consumatore americano di vino – indagine spagnola
nessun commentoSiamo al secondo post sul lavoro della camera di commercio spagnola a New York. In questo secondo appuntamento vediamo qualche tendenza del mercato, per quanto alcune di queste statistiche erano gia’ note. Le conclusioni della presentazione, che prende dati da diversi istituti di ricerca sono le seguenti: (1) il mercato americano e’ particolarmente promettente perche’ combina una quota ancora relativamente bassa di consumatori di vino (meno del 20% della popolazione) con una dinamica di crescita e una dimensione molto rilevante; (2) il vino e’ la bevanda piu’ in crescita in USA se si guardano ai dati di medio termine (2000-2009); (3) i consumatori frequenti di vino stanno aumentando in modo significativo; (3) i consumatori occasionali di vino sono prevalentemente donne; (4) i “nuovi consumatori”, cioe’ i giovani sono portati a consumare piu’ vini importati rispetto ai vini americani e i bevitori giovani hanno dei consumi molto superiori a quelli dei bevitori occasionali. Questo gap e’ molto meno evidente nelle generazioni di bevitori precedenti: un bel segnale per il trend dei consumi a medio termine.
Consumi di vino a valore delle famiglie in Italia – dati 2008 ISTAT
nessun commentoSiamo arrivati ai dati 2008 di ISTAT sui consume delle famiglie italiane (il commento sui dati al 2007 e’ qui), dal quale estraiamo esclusivamente i dati relativi al consumo di vino. Siccome e’ il terzo anno che mettiamo in fila, possiamo cominciare a derivare qualche tendenza. La spesa per i vino in Italia e’ stabile a circa 12.5 euro per unita’, ma si compone di due tendenze divergenti: un graduale calo della penetrazione dei consumi, che ora riguardano il 40% delle famiglie, e un graduale incremento della spesa per famiglia, che oggi raggiunge i 31 euro annui per famiglia “comprante”. Se tagliate i dati in tutti i modi possibili, ne risulta un quadro dove la crisi (per quanto stiamo parlando di dati relativi al 2008) si sta cominciando a far sentire: spendono meno le persone meno giovani e le famiglie con un numero di componenti in crescita. A spendere di piu’ in molte regioni italiane, sono soprattutto i single e le coppie senza figli.
Il vino di marca e gli appassionati – indagine Bocconi-Trovato
nessun commentoBocconiTrovat&Partners hanno condotto uno studio in occasione del Vinitaly intervistando 351 appassionati di vino (che bevono vino almeno 3 volte la settimana), per cercare di capire il concetto di marchio di questa categoria di consumatori e cercare di capire che cosa stimola o potrebbe cambiare/migliorare la loro esperienza di acquisto. Come vedrete dalle risposte gli appassionati sono una categoria speciale, dove le normali armi del marketing non funzionano; come amo considerare, sono anche una minoranza del mondo dei consumatori di vino: pensare che il consumatore medio si comporti come l’appassionato e’ errato. Di certo, da questa analisi emergono essenzialmente due aspetti: (1) che l’appassionato ha un concetto di marchio piu’ basato sull’esperienza, sul passaparola e sull’associazione consumatore-produttore; (2) che l’appassionato trova la distribuzione impreparata a soddisfare la sua aspettativa di compratore. Lo si vede chiaramente dai desideri che per la maggior parte vanno insoddisfatti (il poter assaggiare il vino prima dell’acquisto oppure il disporre di una scheda accurata) e dal fatto che l’acquisto diretto (il 32%) assume una dimensione mostruosa rispetto a quelle che sono le penetrazioni normali di questo canale distributivo.











