Siamo alla fine della discesa? La produzione di vino del Lazio sembra essersi stoppata nel 2011, dopo anni di costante e sostanziale calo e una superficie vitata che nel corso degli ultimi 10 anni si è dimezzata. Diminuisce anche la produzione di vini di qualità: fino al 2008 potevamo dire che il Lazio riduceva la produzione di vini da tavola per concentrarsi sui vini di qualità: dal 2009 a questa parte la produzione di questi ultimi è rimasta stabile mentre sono calate sia la produzione di vini DOC/DOCG che quella di vini IGT. Il Lazio produce il 2.8% del vino italiano, il 3% del vino DOC e l’1.5% del vino IGT: nel 2006 produceva il 5% del vino e il 7% del vino DOC italiano.
Sebbene siamo in mezzo alle ferie (almeno le vostre…), i dati sulle esportazioni che commentiamo oggi sono piuttosto importanti. In primo luogo, perché il segmento vino continua a crescere nelle esportazioni a valore nonostante i volumi ormai siano chiaramente indirizzati verso un calo di oltre il 10% rispetto al record toccato lo scorso anno. In secondo luogo, e questo calcolo lo facciamo per la prima volta, perché il vino continua ad essere una delle punte di eccellenza dell’export italiano: in maggio, l’export a valore di vino è cresciuto dell’8%, contro una crescita delle esportazioni italiane del 5%, mentre nei primi 5 mesi dell’anno, il +7% del vino italiano si confronta con un incremento del 4% per il totale nazionale. Di più il vino continua ad andare meglio anche del suo sottosegmento dei beni non-durevoli, che sono cresciuti (sia in maggio che nei primi 5 mesi dell’anno) del 5.7-5.8% circa. Se dovessimo dare uno sguardo avanti, dato che ISTAT rilascia già i dati globali di giugno (ma non quelli sul vino), vedremmo che le esportazioni totali italiane sono ancora in crescita del 5-6%, mentre quelle di beni non durevoli sono andate ancora meglio, +10%: non si tratta di un indicatore chiave per il vino italiano (dato che rappresenta il 4% delle esportazioni totali di beni di consumo, durevoli e non durevoli), ma potrebbe essere un buon segno. E ora andiamo sui numeri.
La Campania continua a produrre buoni quantitativi di vino, o comunque non è una delle regioni “in declino” ma non riesce a spostare il suo potenziale produttivo verso la produzione di vini di qualità. Anche nel 2011, la produzione totale di 1.7 milioni di ettolitri è diretta principalmente verso i vini da tavola, che rappresentano i tre quarti della produzione totale: una situazione non dissimile da quella di 5 anni fa. L’economia del vino regionale cala del 4% circa rispetto al 2011: la Campania “produce” 72 milioni di euro in valore nel settore vinicolo, di cui 60 milioni nella trasformazione diretta in vino, con una quota del 2.4% sul totale italiano di 3.1 miliardi di euro.
I dati prodotti da ISTAT per la regione Toscana sono molto particolari sotto diversi punti di vista. Per prima cosa, la produzione di vino è la più bassa degli ultimi anni, 2.5 milioni di ettolitri contro una forchetta storicamente compresa tra 2.8 e 3 milioni di ettolitri. Di più, l’annata è stata pessima per i volumi di vino rosso, che hanno toccato quota 1.9 milioni di ettolitri, contro il range di 2.2-2.4 milioni di ettolitri storico. I vini bianchi hanno invece superato quota 0.5 milioni di ettolitri, tornando sul livello del 2005-2006. Ciò che “aggrava” ancora di più il quadro è che il mix di produzione peggiora, e cioè che il calo si concentra soprattutto nei vini a denominazione di origine. Vediamo i numeri.
La Puglia ha prodotto nel 2011 5.7 milioni di ettolitri di vino e mosti, il livello piu’ basso degli ultimi anni, in linea con il 2007 e del 25% in ribasso rispetto al 2010. Frutto presumibilmente del forte calo delle superfici vitate, che sono scese a 97mila ettari nel 2010 (censimento) da 111mila nel 2000 e potrebbero essersi ulteriormente ridotti a 85mila nel 2011. Molti indicatori qui commentati puntano nella direzione giusta: la produzione in valore non scende (-1%), quindi il valore del prodotto aumenta. Infatti, la produzione di vini DOC e soprattutto IGT continua a crescere (quest’ultima anche in valore assoluto), portando il sistema vinicolo pugliese su livelli piu’ sostenibili nel futuro. Analizziamo i dati in dettaglio.
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