Australia/NZ


Mercato e quote di mercato mondiali negli spumanti – stime France Agrimere

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Un’interessante presentazione di France Agrimer ci consente di fare il punto sul mercato mondiale degli spumanti, in termini di quote sulla produzione delle varie nazioni e di peso sul “trade” cioè sulle esportazioni mondiali di spumante. Lo studio mette in luce il crescente ruolo dell’Italia in questo mercato negli ultimi anni, guidato però dai volumi e non dai prezzi, che dopo una positiva parentesi nel 2007-08 sono tornati pesantemente sotto pressione. Cominciamo col dire che il mercato mondiale 2010 è stimato a 2.5 miliardi di bottiglie equivalenti (18.5 milioni di ettolitri), che rappresentano il 7% della produzione mondiale di vino e, a differenza di quest’ultima, con una tendenza in crescita (+9% annuo negli ultimi 5 anni). Quindi, l’Italia si muove bene su un terreno fertile. Qualche conferma e qualche sorpresa la potete trovare nel resto del commento…

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Esportazioni di vino australiano – aggiornamento primo semestre 2012

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Le esportazioni di vino australiano continuano nel loro lento declino, che si accompagna a un peggioramento del mix, dai vini imbottigliati ai vini sfusi. A partire da gennaio 2012, secondo il rapporto diffuso da Wine Australia, i volumi di vino sfuso hanno superato quelli di vino imbottigliato. A fine giugno 2012, sui 12 mesi, l’Australia aveva esportato 7.13 milioni di ettolitri di vino, per un valore poco inferiore a 1.9 miliardi di dollari australiani. I volumi sono calati del 2%, il valore del 4%. Il calo del valore è totalmente legato al cambio di mix, con i vini sfusi in crescita del 9% a 3.7 milioni di ettolitri, mentre quelli imbottigliati sono stati in calo del 13% a 3.3 milioni di ettolitri. Secondo il rapporto, il continuo trasferimento da imbottigliato a sfuso riflette la decisione dei produttori di imbottigliare nei paesi di destinazione, invece che in Australia, spinti dalla forza del dollaro australiano (costa di meno imbottigliare all’estero) e alla crescente quota di prodotto venduta alle private labels.

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Treasury Wine Estates – risultati 2011-12

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Treasury Wine Estates ha chiuso il suo primo anno come azienda “stand-alone”, dopo lo spin-off. I risultati sono stati incoraggianti, particolarmente grazie al miglioramento dei margini, mentre le vendite (sia a volume, che a valore, anche per colpa del dollaro australiano) sono continuate a scendere. La strategia di TWE è chiaramente incentrata su due punti: (1) migliorare il mix verso i vini di alta qualità, dato che si prevede che la domanda di vini oltre i 10$ sarà largamente superiore all’offerta (e a questo proposito, TWE sta cominciando “a mettere via delle annate” per venderle a distanza); (2) aumentare la presenza nell’area asiatica, che per ora nei numeri che pubblico qui è annegata nell’Australia. Le previsioni del management sul 2013 (Luglio2012-Giugno2013) sono improntate alla prudenza, soprattutto per il 2013, dato lo sforzo di aumentare la struttura operativa in Cina e, soprattutto, a causa dell’incremento dei costi delle materie prime (uva e vino sfuso), che metterà pressione ai margini. Passiamo ora ai numeri.

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Australia – produzione di vino 2012

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Fonte: WFA

La produzione di vino in Australia è attesa in crescita del 4% nel 2012, con un totale prodotto di 1.66 milioni di tonnellate di uva, al di sotto del picco del 2005 (1.93 milioni di tonnellate) ma in linea con la media degli ultimi 5 anni. Ciò dovrebbe portare la produzione di vino australiana 2012 nell’intorno di 11 milioni di ettolitri, rispetto ai 10.5 milioni del 2011. Non soltanto le quantità migliorano: dall’ultimo grafico del post (direttamente ricavato dal rapporto WFA) potete apprezzare come il prezzo medio per tonnellata sia per la prima volta salito: secondo le rilevazioni di WFA il prezzo è salito da 413 dollari a 457 dollari, il che implica un valore dell’uva “all’origine” in crescita da 662 milioni a 760 milioni di dollari australiani.

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I consumi di vino nel mondo – stima OIV 2011

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Dunque, l’anno scorso mentre commentavo i dati sui consumi di vino “teorizzavo” che il 2011 sarebbe stato l’anno del sorpasso degli USA sulla Francia. Ora, questi dati chiaramente mi smentiscono, perché, e questo è il punto del post, sembra che in Francia si siano sforzati a bere di più per non essere sorpassati. Eppure, sembrava esserci una tendenza: 33 milioni di ettolitri nel 2006, poi 32, 31, 29 (crisi), 28… e bum! Di nuovo 30. Esiste una corrente di pensiero, gli “scettici”, che dicono che non si possono fare previsioni perché avendo a che fare con la natura umana le reazioni sono imprevedibili e quello che ti sembrava normale ieri potrebbe non esserlo oggi. Ma qui siamo di fronte a un vero e proprio “caso del tacchino nel giorno del ringraziamento”, il quale si abitua a mangiare tutti i giorni “gratis”, ma un certo giorno invece di nutrirlo il padrone lo trasforma in un pasto. Bando agli scherzi, la seconda conclusione più seria è che secondo OIV (toh, è basata a Parigi), i consumi di vino non si schiodano da 240 milioni di ettolitri e che i 10 milioni di ettolitri perduti durante la crisi non sono stati per ora recuperati… E poi guardate bene il grafico qui di sopra con i consumi pro-capite contro la dimensione del mercato: se i francesi non sono passati dietro agli americani quest’anno lo fanno il prossimo anno (sarò smentito di nuovo)?

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