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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento ottobre 2013

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Due sono i dati che spiccano nell’analisi delle esportazioni di vino a fine ottobre. Il primo è che per la prima volta nella storia le esportazioni di vini spumanti hanno superato, in un mese, 100 milioni di euro. Si tratta di un dato ancora più significativo ove si considera che deriva di un incremento di tutte e tre le categorie di prodotto che ISTAT censisce, Asti, spumanti DOP e tutto il resto. Il secondo è che con l’accelerazione di settembre e ottobre (+10% in entrambi i mesi) non sarà difficile festeggiare la soglia di 5 miliardi di euro di esportazioni di vino italiano. 18 mesi, dal Marzo 2011 per passare da 4 a 5 miliardi di euro di esportazioni. Per contro le importazioni di vino restano un fenomeno minore, intorno a 310-320 milioni di euro annui. Il che lascia la bilancia commerciale del vino italiano su un surplus di 4.6-4.7 miliardi di euro.

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SPAGNA, il paese che fa concorrenza all’Italia del vino. Di Angelo Gaja

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Non dobbiamo pensare di essere soltanto noi italiani ad avere l’esclusiva di produzione dei vini derivanti da varietà storiche/autoctone. L’altro Paese che ne ha di proprie e diverse dalle nostre è la Spagna. Solo per citare le più affermate: tra le rosse Tempranillo (nelle diverse declinazioni di Tinto), Bobal, Garnacha Tinta, Monastrell, Carinena, Mencia… e tra le bianche Airèn, Pardina, Macabeo y Palomino, Albarino, Godello, Verdejo, … Non ne enumera così tante come l’Italia, ma ne è ricca anch’essa. Come per l’Italia anche per la Spagna le varietà internazionali (Chardonnay, Cabernet, Merlot, …) costituiscono una minoranza. E’ certo che per i consumatori esteri amanti dei vini da varietà autoctone/indigene i due Paesi di riferimento sono l’Italia e la Spagna.

Sui dati della produzione nazionale di vino spagnolo i numeri non sono ancora ufficiali: la vendemmia 2013 dovrebbe attestarsi sui 46 milioni di ettolitri, se fossero di più – si saprà tra qualche mese –  la Spagna diventerebbe il primo Paese produttore al mondo superando di un soffio l’Italia.

In termini di volumi venduti sui mercati esteri il vino spagnolo occupa la seconda posizione, molto vicina all’Italia.

Il prezzo medio per litro di vino spagnolo esportato è meno della metà di  quello italiano, che non è affatto elevato. Ne consegue che sui mercati esteri alle bottiglie di vino spagnolo viene spesso riconosciuto l’ottimo rapporto qualità/prezzo; anche per lo sfuso la Spagna è in grado di offrire i prezzi più bassi. A costringere i produttori spagnoli ad esplorare i mercati esteri è una produzione nazionale esuberante rispetto al consumo interno di vino che è decisamente  inferiore a quello di Francia ed Italia.

Grande punto di forza dell’Italia sui mercati esteri è la presenza di ristoranti di cucina italiana che  funzionano da ambasciatori dell’agro-alimentare e del vino italiani. La Spagna non gode dello stesso vantaggio, nonostante nell’ultimo decennio il richiamo di Ferran Adrià e della scuola di alta cucina spagnola abbia attirato all’estero maggiore attenzione e prodotto qualche emulo, mentre l’interesse odierno più concreto resta per l’apertura di locali di tapas che si stanno gradualmente diffondendo anche in Asia.

La Spagna ha goduto largamente di elevati contributi comunitari per la ristrutturazione dei vigneti. E’ cresciuto il numero delle cantine, di poco superiore a 5.000, che resta però largamente inferiore a quello dell’Italia, oltre 30.000. Ne consegue che la Spagna gode assai meno del vantaggio che invece ha l’Italia di avere un numero elevato di produttori che viaggiano sui mercati esteri a raccontare  vini e luoghi ad  essi connessi, a fare marketing.

Come l’Italia anche la Spagna è un paese di elevati flussi turistici e gioca la carta delle territorialità.

Un sicuro vantaggio per la Spagna è il fatto di possedere, tra i Paesi occidentali, la seconda lingua maggiormente parlata dopo l’inglese.

Dei molti bravi produttori spagnoli voglio citarne tre che per il loro percorso costituiscono, secondo me, dei modelli, degli esempi dai quali è possibile anche per noi italiani trarre qualche insegnamento, perché no?

 

VEGA SICILIA  www.vega-sicilia.com

Ad acquistare nel 1982 la prestigiosa cantina è stata la famiglia che fa capo a Pablo Alvarez, uomo di poche parole, concreto, eccellente organizzatore, capace di circondarsi di qualificati collaboratori, che ha rinnovato totalmente la cantina di Vega Sicilia elevando i vini a livello di eccellenza, attribuendo loro piena visibilità sui mercati esteri, rendendoli costantemente presenti nelle aste internazionali a guisa di  riferimento  per i vini spagnoli.

Pablo Alvarez ha poi largamente investito in altre aree: in Ungheria/Tokay, con la cantina Oremus, ed in Spagna nelle aree di Valladolid, Toro, Rioja Alavesa.

 

TELMO RODRIGUEZ  www.telmorodriguez.com

Di scuola bordolese, nel 1994 con un paio di altri enotecnici fonda la ditta che nel tempo diventa “COMPANIA DE VINOS TELMO RODRIGUEZ”. L’obiettivo è di individuare nelle varie aree viticole (Rioja, Galicia, Ribera, Toro, Avila, Malaga, Alicante, Rueda) vecchi vigneti di varietà autoctone da recuperare ed affittare, vinificarne le uve presso cantine sia proprie che di altri produttori ed imbottigliare con il proprio marchio. Telmo Rodriguez non è un consulente, ma lavora in proprio. Ha contribuito a recuperare varietà che nel tempo erano state trascurate ed ha fatto crescere l’interesse a produrre vini originali, di luogo, nelle varie aree spagnole di vocazione. E’ stato d’esempio per altri produttori. E’ anche un ottimo comunicatore;i suo vini sono esportati in numerosi Paesi.

 

TORRES: www.torres.es

Cantina guidata da Miguel A. Torres, presidente e uomo di grande carisma. Giusto per dare un’idea, TORRES sta alla Spagna come ANTINORI sta all’Italia del vino. L’azienda opera attraverso 27 cantine di proprietà in Spagna, California, Cile ed ha oltre 2.500 ettari di vigneti propri. Torres è da anni all’avanguardia in Europa nei progetti di sostenibilità ambientale, sociale, economica. I vini godono di elevata visibilità internazionale essendo esportati ovunque. Molto interessante l’atteggiamento di apertura e di ricerca di sinergie che TORRES dimostra in numerose nazioni estere  ove opera con la propria ditta di importazione e distribuzione, unendo ai propri vini in portafoglio anche quelli di altri  produttori dell’Europa – italiani compresi –  e del Nuovo Mondo di grandi-medie-piccole dimensioni.  Un modo efficace di FARE SISTEMA. Non c’è nessun produttore italiano che faccia altrettanto.

 

Angelo Gaja, 13 gennaio 2014

Conegliano Valdobbiadene DOCG Prosecco – vendite e esportazioni 2012

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Con quasi 70 milioni di bottiglie e un valore al consumo di 450 milioni di euro, la denominazione Conegliano Valdobbiadene DOCG si conferma una delle denominazioni di riferimento italiane, soprattutto nel segmento degli spumanti che rappresenta  il 90% della produzione della denominazione. I dati che commentiamo oggi provengono dal Consorzio e dal rapporto relativo, presentato in dicembre e si riferiscono al 2012. La produzione sembra approcciare un punto di saturazione, proprio intorno al livello di 70 milioni di bottiglie. Mentre le esportazioni continuano a crescere con vigore, anche se con un graduale spostamento su nuovi mercati, in Italia per la prima volta da diversi anni, le vendite sono calate. Andiamo dunque a vedere i dati principali.

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Cantina di Castelnuovo del Garda – risultati 2012/13

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La Cantina di Castelnuovo del Garda è riuscita nel 2012-13 a confermare il livello di fatturato del 2011-12 e ad aumentare la remunerazione dei soci nonostante il costante calo delle quantità di prodotto conferite, fatto di cui il consiglio di amministrazione nella relazione si lamenta. Quello che sta succedendo è spiegato così: “Inoltre dobbiamo segnalare la forte diminuzione del quantitativo di uva da conferire, a causa dell’indisponibilità da parte di Soci importanti che, per motivi diversi, hanno deciso di affittare i loro vigneti a terzi non soci.”  Presumbilmente il cambio generazionale dei proprietari delle vigne sta convincendo alcuni di essi a ridurre ulteriormente l’impegno. Certamente la sfida della cooperativa è rendere la vendemmia interessante per i soci attraverso una remunerazione possibilmente ancora migliore dei 43 centesimi pagati in questo bilancio. Il bilancio 2012-13 si è poi fatto grazie alle esportazioni, dato che le vendite italiane dopo anni di incremento hanno inevitabilmente segnato il passo. Passiamo ai numeri.

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Umbria – principali vitigni – aggiornamento ISTAT 2010

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Il vigneto umbro si estende su 12500 ettari, secondo il censimento ISTAT 2010, di cui il 60% DOC e il 60% circa di varietà nere. I vitigni internazionali hanno una forte penetrazione DOC, come in poche altre regioni italiane, mentre appare piuttosto evidente la specializzazione sui “rossi” di Perugia e la maggior propensione ai “bianchi” in provincia di Terni.

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