Mercati e consumo


Il consumo di bevande alcoliche in Italia – aggiornamento 2009

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I dati sui consumi di bevande alcoliche in Italia relativi al 2009 mostrano qualche sorpresa, insieme alle ovvie evidenze (superiorità del vino rispetto alle altre bevande). Bene, la sorpresa è relativa al fatto che il calo storico di consumo di vino ha avuto una battuta d’arresto nel 2009. In altre parole, la tendenza che sempre meno persone bevono bevande alcoliche si è fermata. Badate, non stiamo parlando di quantità, stiamo parlando della penetrazione di consumo sul totale della popolazione. Se nel 2008 il 53.4% degli italiani sopra gli 11 anni avevano bevuto almeno 1 volta vino, nel 2009 questa percentuale è salita al 54%. Lo stesso dicasi per la birra e per gli altri alcolici: dal 45% al 45.9% e dal 38.6% al 39.3% rispettivamente. Il luogo comune dice che nelle fasi di recessione si beve di più per consolarsi: guardando questi dati non sembra proprio soltanto un luogo comune… Infine un flash sull’evoluzione dei consumi per eta’, dove vedrete come il consumo di vino sta gradualmente invecchiando…



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Canali di vendita vino Italia 2009 – fonte Mediobanca

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Fonte: Mediobanca Research
Siamo giunti al quinto appuntamento con i canali distributivi delle aziende vinicole nel campione Mediobanca. Anche quest’anno ci sono alcune considerazioni interessanti da fare, anche se prima bisogna precisare che questa statistica potrebbe non essere perfettamente coerente nel tempo, in quanto cambia il campione delle aziende sottostanti. Cosa e’ successo nel 2009? (1) Il segnale ai miei occhi piu’ evidente e’ il calo delle vendite nel canale Ho.Re.Ca., certamente frutto della crisi economica; (2) a questo e’ corrisposto un incremento delle vendite nella GDO (anche se i dati 2008 visti oggi sembrano mostrare qualche anomalia) e nelle enoteche; (3) sembra indietreggiare la vendita diretta come canale nel segmento totale dei vini, mentre questa modalita’ continua a guadagnare consensi nel segmento dei grandi vini (sopra i 25 euro).



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Valore dei vini e andamento durante la crisi – working paper AAWE

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Philippe Masset e Jean-Philippe Weisskopf hanno pubblicato un interessante working paper su AAWE che analizza il vino come investimento e come l’investimento in vino nell’ambito di un portafoglio consenta di ridurre la volatilita’ e aumentare il ritorno, soprattutto nei tempi di crisi: infatti, una delle principali risultanze di questo studio e’ che l’investimento nel vino (naturalmente vini top che siano trattati in adeguato volume nelle aste) e’ uno di quelli che si comporta meglio in tempi di crisi. Ovviamente il tutto funziona a patto di non berselo per consolarsi per i ribassi della borsa!



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Norvegia – mercato del vino e importazioni 2009

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Oggi scrivo un post che mettera’ il buon umore ai nostri esportatori di vino. Si tratta dell’analisi condotta da OEMV sulle importazioni di vino in Norvegia. Come voi sapete la Norvegia e’ un mercato piuttosto importante per il mondo del vino, in quanto combina una serie di interessanti caratteristiche, e cioe’: i norvegesi sono molto ricchi (petrolio) e quindi tendono a bere bene; i norvegesi hanno una cucina molto elaborata e di elevato livello (ne sono testimone); ai norvegesi piace il vino, che da loro non si produce (“poverini”, sono solo pieni di petrolio). Quindi, la Norvegia e’ un mercato significativo, che cuba circa 250 milioni di euro e quasi 800mila ettolitri. Ma soprattutto, e’ un mercato che ha subito in modo molto limitato la crisi del 2009 e, all’interno di questo mercato, il vino italiano e’ andato particolarmente bene. Da qui, ci apprestiamo a commentare una serie di grafici e tabelle celebrativi del buon andamento del nostro prodotto.



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Canada – mercato del vino e importazioni 2009

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Fonte: OEMV
Le importazioni di vino in Canada hanno subito un leggero calo nel corso del 2009 (-1%), interamente legato a un peggioramento del prezzo mix. Nonostante la grave crisi finanziaria, il Canada si ripropone quindi come un mercato particolarmente interessante, anche e soprattutto per i prodotti italiani, che in questo contesto hanno mostrato un andamento piu’ che rassicurante. Probabilmente, parte di questo vantaggio deriva dalle caratteristiche molto peculiari dell’import canadese: (1) i canadesi importano soprattutto vino imbottigliato (e poco spumante); (2) i canadesi bevono vino di ottima qualita’, rispetto ad altri mercati. Il prezzo-mix medio dell’import canadese e’ di EUR3.2 al litro, un livello particolarmente elevato se consideriamo il minor peso degli spumanti.



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