Italia


Il valore dei vigneti in Italia per regione e provincia – dati CREA, aggiornamento 2016

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Il valore delle vigne è naturalmente un argomento molto caldo, soprattutto negli ultimi tempi viste le transazioni a prezzi eccezionalmente elevati in alcune aree ad altissima vocazione. Siccome “fa notizia” tutti si focalizzano su queste operazioni e sognano valori eccezionalmente elevati delle loro vigne. In realtà, in Italia ci sono 625mila ettari di vigneto (o giù di lì) e il loro valore non è certamente paragonabile, in media, a quello di quelle notizie. Secondo CREA di cui oggi rielaboriamo i dati nel primo di due articoli su cui ho lavorato, il valore medio di queste vigne è 51mila euro per ettaro. Questo ci fornisce una dimensione del valore fondiario della vigna italiana: 32 miliardi di euro. La variabilità è incredibilmente elevata: dai 13mila euro per ettaro della Sardegna ai 212mila del Trentino, dai 10mila della provincia Medio Campidano ai 305mila della provincia di Bolzano. Oltre a questi dati, troverete le analisi di variazione del valore delle vigne. I risultati sono molto simili a quelli che abbiamo sul blog calcolato guardando all’altro “taglio”, quello per denominazioni/località. Fatto 100 il valore del vigneto nel 2000 oggi siamo a circa 150. Ma anche qui non tutte le regioni sono andate alla stessa maniera. Come leggerete Piemonte e Friuli Venezia Giulia sono le due regioni che hanno beneficiato maggiormente dell’aumento dei valori delle vigne dal 2011 a questa parte, circa il 2% annuo a fronte di una media italiana nell’intorno del +1% annuo. E’ ora di passare ad analizzare qualche dato insieme.

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Lazio – produzione di vino 2016 e stima 2017

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In attesa di avere i dettagli da ISTAT della vendemmia 2017, completiamo il quadro dettagliato 2016 delle regioni italiane, visto che alcune mancano ancora all’appello. Il Lazio è una di queste e mostra dei dati piuttosto negativi. Nel 2016 la produzione di vino è scesa a 1.52 milioni di ettolitri, -9% rispetto al 2015 quando invece in Italia si è verificato un incremento del 6%; infatti, la vendemmia 2016 nel Lazio è sotto la media storica in una annata considerata eccezionale. Nel 2017 probabilmente il post avrà toni simili, dato che i dati molto preliminari parlando di un calo di oltre il 30% della produzione laziale, contro una vendemmia che sembrerebbe essere a -25/30% a livello nazionale. Non tutti i numeri sono però da leggere in negativo: il Lazio continua a muoversi nella direzione del vino di qualità, con i vini comuni al minimo storico nel 2016 (21% della produzione), a fronte di una crescita dei vini IGT che ormai sfiorano il 30% della produzione. Il secondo trend è quello dei vini rossi, che storicamente in regione sono stati molto poco rappresentati e che nel 2016 salgono al 28% della produzione, il massimo da quando analizziamo i dati. Passiamo ai numeri.

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Vendite al dettaglio di vino nella GDO in Italia – dati IRI, aggiornamento 2017

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Fonte: IRI

Le vendite di vino nella GDO italiana hanno mantenuto un passo del +3% circa anche nell’ultimo trimestre dell’anno, il più critico per il prodotto, particolarmente nel segmento degli spumanti. I volumi di vendita restano inchiodato allo zero-virgola, più o meno, e tutta la crescita viene dai prezzi (che si possono stimare in crescita dell’1-2% a seconda della categoria) e dal mix di vini fermi che si sposta verso i vini DOC/DOCG. Anche questo fine d’anno è stato caratterizzato dalla forte crescita degli spumanti, +7% (contro +2% per gli Champagne), dove il metodo “Charmat secco” (ovvero il Prosecco) e il “metodo classico” continuano a guadagnare peso. Riassumendo, il 2017 è un anno decisamente positivo per le vendite di vino e spumante nella GDO: il dato finale è 2.31 miliardi di euro, +2.8% per 7.6 milioni di ettolitri di vendite. Il dato copre quindi circa un terzo del consumo italiano di vino. Il 2018 si apre con delle forte incognite sui prezzi della materia prima vino, in forte crescita in seguito alla vendemmia molto scarsa del 2017. Tensioni sui prezzi si vedranno soprattutto sulla fascia bassa del mercato, quella dei vini da tavola, dove il prezzo medio è calato del 6% negli ultimi 3 anni, a fronte di un incremento del 5% e 7% rispettivamente per i vini IGT e DOC.

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Esportazioni di vino Italia – aggiornamento ottobre 2017

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Ottobre, con novembre, era uno dei due mesi chiave per chiudere il 2017, caratterizzato dal picco delle esportazioni di spumante ma anche da livelli sostenuti di spedizioni di vini fermi. A dispetto delle notizie poco positive lette recentemente (che forse si avvereranno il prossimo anno), le cose non sono andate così male. I vini spumanti sono cresciuti del 9%, “montando” sul +32% dello scorso anno, mentre i fini fermi sono cresciuti del 5%, in questo caso su una base di comparazioni molto meno sfidante. Il quadro d’insieme vede una crescita a ottobre dell’8%, spinta per il 5% dai volumi e per il 3% dal prezzo-mix. Nell’arco dei primi 10 mesi dell’anno, la velocità è +7%, con +6% dai volumi e +1% dal prezzo mix. Vi metto questi valori proprio per farvi comprendere quale potrebbe essere il problema del 2018: la mancanza di prodotto da esportare. Con un’evoluzione positiva fortemente incentrata sui volumi, il nostro export potrebbe essere più esposto di altri alle conseguenze della vendemmia difficile del 2017. Oltre a questo, si innesterà il tema valutario: come potete vedere meglio di me, la svalutazione del dollaro viaggia intorno al 6% in media sullo scorso anno, ma anche le altre valute chiave per noi sono giù tra il 2% e il 5%. Fatto un conto a spanne, se non recuperato nei prezzi l’impatto negativo si potrebbe aggirare nell’intorno di 150 milioni di euro, quindi il 2-3% in meno. Passiamo ai dati di ottobre.

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Gruppo Italiano Vini (GIV) – risultati 2016

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I dati 2016 di GIV mostrano un incremento delle vendite del 2%, un EBITDA e un utile operarativo stabili e un significativo miglioramento dell’utile netto. A fronte della forte accelerazione delle vendite di Prosecco (+57%), GIV ha ottenuto dati meno positivi sugli altri suoi prodotti più rappresentativi (Pinot Grigio e Valpolicella, ma anche Chianti e Lambrusco). Dal punto di vista dei marchi, sono molto positivi i risultati di Rapitalà e Turà, che rappresentano insieme il 10% delle vendite, ma sono compensati dalle vendite generate da Folonari (-13%), Lamberti (-7%) e Cavicchioli (-2%). Ne risulta un quadro un po’ meno positivo di quello che ci si poteva attendere, con le vendite a +2% e l’EBITDA (dopo la svalutazione crediti) stabile e un indebitamento in leggera crescita parzialmente causato dall’aumento dei dividendi pagati alla capogruppo. Un nuovo piano 2017-19 è in fase di approvazione. Passiamo all’analisi dei numeri.

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