Brasile


Brasile – importazioni di vino 2020

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Quando ci si imbatte in dati come quelli che presentiamo oggi è doveroso fare un doppio controllo e non solo. Bisogna anche immaginare se c’è una spiegazione logica oppure se può essere successo qualcosa di strano. Non ho trovato niente che possa spiegare razionalmente come mai in Brasile sono arrivati 1.5 milioni di ettolitri di vino, cioè un buon 15% più dello scorso anno, nonostante la pandemia. E che i brasiliani nonostante il loro tasso di cambio continui a scivolare abbiano speso il 16% in più, 385 milioni di euro. Se poi li traduciamo in real brasiliani, beh, amici miei!, siamo a 2.3 miliardi, +55% sull’anno scorso. La curiosità che poi aizza il dubbio è che tutto questo vino “in più” viene da tre posti: Cile, Argentina e Portogallo. Per quanto riguarda tutti gli altri, il 2020 è stato in leggero calo, come ci si doveva peraltro attendere. Passiamo ai numeri, la cui fonte è UN Comtrade.

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Brasile – importazioni di vino 2019

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Nonostante i problemi economici strutturali e la costante svalutazione della moneta degli ultimi anni, il Brasile è un paese promettente per il consumo di vino. Anche nel 2019, le importazioni sono cresciute a doppia cifra in termini di volumi e, se tradotte in Real, del 7% in valore. Il mercato vale circa 330 milioni di euro e 1.3 milioni di ettolitri, che si combinano ai circa 3 prodotti localmente (secondo le statistiche OIV). La combinazione di vicinanza geografica e regole doganali lo rendono un mercato dominato dai cileni e dagli argentini, seguiti dal Portogallo, di cui un tempo il Brasile fu colonia e che ne ha adottato la lingua. Italia e Francia sono sullo stesso livello, nello specifico del 2019 la Francia ha fatto meglio (come in tanti altri mercati), ma se si allarga lo sguardo su periodi più lunghi il nostro prodotto ha avuto uno sviluppo più sostenuto. Passiamo a commentare qualche dato insieme.

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Brasile – importazioni di vino 2018

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I mercati dell’America Latina sono ormai da diversi anni “a due facce”, soprattutto quando parliamo di Argentina e Brasile. I dati che presentiamo oggi relativamente alle importazioni di vino del Brasile sono “stabili” se visti con la nostra valuta, ma sono invece in significativo progresso quando tradotti in Real Brasiliani, che nel 2018 in media si è svalutato del 19%. E quindi un -3% diventa +16%, quando si traducono i 318 milioni di euro negli 1.4 miliardi di Real. Un dato stabile in realtà c’è e sono i volumi importati, che dopo il balzo del 2017 si consolidano 1.17 milioni di ettolitri. In tutto questo il vino italiano non va male, anzi è uno dei pochi mercati in cui siamo noi a superare i francesi. Peccato che non conti quasi nulla. Ad ogni modo le esportazioni italiane calano dell’1% a 35 milioni ed è un buon dato perché lo scorso anno il progresso fu molto importante. Il mercato resta in mano ai cileni (quasi il 40% di quota di mercato) che però dopo la progressione degli anni scorsi subiscono una battuta d’arresto. Passiamo a commentare qualche numero.

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Brasile – importazioni di vino 2017

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I dati che commentiamo oggi sono per certi versi sorprendenti. Il Brasile è un mercato dove per diversi anni ci si sarebbe aspettato un andamento molto positivo, anche in relazione ai numerosi eventi “mondiali” che si sono tenuti (Olimpiadi nel 2016, Mondiali di calcio nel 2014). In realtà in quegli anni, anche a causa del cambio non si sono visti grandi progressi. Il 2017 è stato invece diverso. Le importazioni sono cresciute del 29% a 328 milioni di euro, in parte grazie anche al cambio. In valuta locale i brasiliani hanno comperato il 20% di vino in più. Non solo. L’incremento del 2017 è stato soprattutto generato da un balzo dei produttori del vecchio mondo (Francia, Italia e Spagna) mentre i partner storici Cile e Argentina, pur crescendo hanno visto ridursi la loro quota di mercato. Con 1.2 milioni di ettolitri, +30%, il Brasile resta un mercato con un enorme potenziale e l’Italia non sembra essere male posizionata, considerando che il nostro export è circa simile a quello francese. Speriamo sia un buon segno per gli anni a venire. Passiamo ai dati.

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I principali vitigni del mondo e per nazione – aggiornamento OIV 2017

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Fonte: OIV

Ogni anno OIV pubblica un rapporto tematico e quello del 2018 è piuttosto interessante perché si occupa di fare il punto sui vitigni nei principali paesi (15, peccato che si sono persi la Nuova Zelanda) e nel mondo. Prima di addentrarci nei dati vanno date un paio di avvertenze: primo, qui si parla di tutta l’uva, quindi anche di viti che producono uva da tavola e uva passa; secondo, i dati non sono “datati”, anche se nel titolo abbiamo messo “aggiornamento 2017”; terzo, lo studio copre 44 paesi e il 75% circa del vigneto mondiale, con un taglio ai primi 10 vitigni, ed è più rappresentativo delle uve da vino che non delle altre (come dire, guardate che i dati potrebbero essere incompleti…). Di certo per trovare qualcosa del genere (salvo farselo da soli…) bisogna andare indietro nel blog circa 10 anni. Comunque, tornando a noi e ai dati, non dovrà sorprendervi che la “top ten” sia capeggiata da un cinese/uva da tavola (Kyoho) e che compaiano alcuni vitigni molto locali e molto piantati di cui non abbiamo mai sentito parlare. A me qui oggi però interessa sottolineare alcuni punti importanti: 1) Cabernet Sauvignon e Merlot sono di gran lunga le uve da vino più coltivate nel mondo; 2) se ragioniamo in termini di presenza nel mondo, lo Chardonnay è quello coltivato in più paesi; 3) l’unico vitigno italiano che compare nella lista di OIV è il Trebbiano Toscano (o Ugni Blanc in Francia); 4) dall’analisi allegata che ho costruito sui dati, emerge con forza la varietà ampelografica dell’Italia che ha meno del 40% della sua superficie vitata nei primi 10 vitigni, contro il 70% o più di Francia, Spagna e della maggior parte dei nostri “concorrenti”, forse ad esclusione di USA e Portogallo.

Detto questo, passiamo ai dati, con l’avvertenza che alla fine trovate una lunga lista di tabelle con tutti i dati per nazione.

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