mercato del vino


Sud Africa – superfici, mercato e produzione di vino – agg. 2009/10

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Eccoci a un nuovo appuntamento con i dati di SAWIS sulla produzione e sul mercato sudafricano del vino. Si tratta dei dati 2009 (il commento 2008 lo trovate qui). Che cosa sta succedendo in Sud Africa. Direi che la principale conclusione e’ che la produzione di vino e’ continuata a salire, mentre la domanda nel 2009 di vino ha fatto cilecca sia sul mercato interno che per quanto riguarda le esportazioni. A fronte di un incremento del 5% degli ettolitri prodotti, le vendite sono diminuite del 5% circa (un po’ meno le esportazioni, -4%). Ne consegue che il processo di consolidamento del settore continua, con una superficie vitata stabile ma un numero di produttori in calo (-5% nel 2009 rispetto al 2008). Cio’ ha consentito di mantenere, almeno nel 2009, un’industria vinicola fiorente, con un fatturato in crescita e dei margini stabili. A questo ha contribuito anche la debolezza relativa del cambio, che invece nel 2010 si e’ fortemente apprezzato. Le conseguenze sulle esportazioni nel 2010 saranno evidenti. Le scorte di vino restano stabili intorno ai 3.6 milioni di ettolitri.



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Nuova Zelanda – produzione, superfici e settore vino – aggiornamento 2009

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L’analisi dei dati 2009 sul settore del vino in Nuova Zelanda offre spunti interessanti. Da una parte, la produzione e le superfici in produzione continuano a crescere anche piu’ velocemente delle attese (+9% a 32mila ettari nel 2009) e continueranno a salire anche nel 2010 per la deriva degli investimenti passati. Dall’altra parte i produttori di uva hanno, come in altre parti del mondo, incassato molto meno dalla vendita delle uve: nel 2009 il prezzo e’ sceso del 25% a 163 dollari neozelandesi per quintale, un livello che riporta l’orologio di questo indicatore indietro di ben 7 anni al 2002. Il livello picco di 216 dollari del 2008 e’ un lontano ricordo. I neozelandesi non si sono pero’ lasciati scoraggiare e lo spettro dell’eccesso di produzione e’ stato affrontato con una mossa autartica: hanno fortemente incrementato i consumi di vino locale rispetto a quelli importati e si sono messi a esportare molto di piu’ (nonostante la forza della valuta, probabilmente “svaccando” sui prezzi nei mercati locali): cosi’ dei 2 milioni di ettolitri prodotti nel 2009 si puo’ stimare che circa 1.7 milioni siano stati “consumati”. Resta un eccesso di produzione di 300mila ettolitri, che pero’ appare poca cosa rispetto a quello che capita in altri mercati.



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Importazioni di vino in USA – dati primo semestre 2010

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Fonte: OEMV
Guardiamo oggi ai dati pubblicati da OEMV (Spagna) sulle importazioni di vino in USA nei primi 6 mesi dell’anno. L’Italia esce vincitrice da questa analisi, avendo incrementato ulteriormente la sua quota di mercato nei primi 6 mesi del 2010, fino a sfiorare il 30%, con dati in dollari. Se l’Italia ride, la Francia in questo caso piange. Dopo aver perduto la prima posizione nel mercato nel 2009 a favore dell’Italia, la sua quota di mercato continua a scendere e, al 22% del primo semestre, e’ ormai piu’ vicina al n.3 nel mercato, l’Australia, che non all’Italia. Tra le altre nazioni va chiaramente sottolineata la forte crescita dell’Argentina, che ha superato il Cile, diventando il quarto esportatore di vino a valore in USA, con il 7% del mercato. Un risultato eccezionale, se consideriamo che gli argentini erano quasi inesistenti soltanto 5 anni fa. Quando guardate questi dati, considerate i cambi: il dollaro americano si e’ rivalutato, quindi i nostri prodotti sono diventati piu’ competitivi nel mercato.



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Importazioni di vino in Germania – dati primo semestre 2010

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Fonte: OEMV
Analizziamo oggi I dati sull’import di vino in Germania nei primi 6 mesi del 2010, come forniti da OEMV secondo le serie export. Vi dico subito che c’e’ qualche incongruenza con i dati pubblicati in Italia da ISTAT, anche se non si tratta di questioni particolarmente critiche. La Germania e’ un grande mercato come sapete: nei 12 mesi terminati a giugno 2010 ha importato vino per 2 miliardi di euro, corrispondenti a 14m di ettolitri. Come potete apprezzare dai dati, i tedeschi bevono la stessa quantita’ di vino estero dei 12 mesi a giugno del 2009 o del 2008, ma spendono di meno, circa l’8% in meno del 2009. Diciamo che sono tornati a spendere quello che spendevano nel 2008, annullando i guadagni del 2009.



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Crisi astigiana. Di Angelo Gaja

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di Angelo Gaja

E’ trascorso ormai un anno dall’entrata in vigore del’OCM vino e il Piemonte fatica ad adeguarsi ai nuovi provvedimenti introdotti:
– eliminazione dei contributi per la distillazione delle eccedenze dei vini a Denominazione di Origine Controllata.
– contenimento della sovrapproduzione attraverso premi all’estirpazione dei vigneti e premi per la distruzione dell’uva verde sulla vite (diradamento).

La cantine cooperative dell’astigiano invocano invece il contributo alla distillazione per oltre 200.000 ettolitri di Barbera d’Asti, Dolcetto e Brachetto.
Avevano sdegnosamente rifiutato 6,5 milioni di euro che erano stati assegnati al Piemonte per il diradamento delle uve 2010. Certamente un errore. E’ benemerito chi si adopererà per cercare di recuperarli e procurare alle cantine qualche sollievo. Racimolare finanziamenti altrove non sarà facile.

Restano però delle contraddizioni da dissipare.
Di fronte alla richiesta di contributi per eliminare le eccedenze le cantine sociali dell’astigiano hanno fortemente voluto ed ottenuto una modifica del disciplinare di produzione che autorizza, a partire dalla vendemmia 2010, ad un consistente aumento dei massimali di produzione per i vini destinati alla DOC Piemonte. Quando il vino già esce loro dalle orecchie sarà possibile da quest’anno, dagli stessi identici vigneti, produrne ancora di più.

Tra il 2007 ed il 2009 le cantine cooperative piemontesi avevano ricevuto finanziamenti per oltre 8 milioni di euro.
Nel corso degli ultimi trent’anni i contributi assegnati alle cantine cooperative piemontesi hanno raggiunto un’impressionante imponenza. Una parte delle sovvenzioni pubbliche è stata spesa con oculatezza ed ha prodotto risultati utili per il comparto. Non meno del 50% di esse sono invece state spese senza portare benefici, troppe cantine sociali continuano a vendere il vino sotto-costo o a prezzi stracciati; i soci vengono tenuti in ostaggio con la minaccia di essere perseguiti se non conferiscono la totalità delle uve e vengono convinti a scendere in piazza a protestare, quando il male è nel manico, in consigli di amministrazione incapaci di operare dei cambiamenti, che confidano perennemente nel sostegno pubblico per ripianare debiti e sprechi.

A chi giova, dopo trent’anni, continuare a sostenere questo 50% di cantine sociali sempre sull’orlo del fallimento?
Di quale utilità sono state per i loro soci viticoltori? Perchè i figli dei soci viticoltori non possono mettersi in proprio cessando di conferire le uve alle cantine sociali che nonostante il sostegno pubblico restano irrimediabilmente decotte?
Non è che la cattiva immagine di queste cantine oscuri il restante 50% di cantine cooperative efficienti che hanno invece contribuito a fare brillare il Piemonte?
Come fare capire che il denaro pubblico non può continuativamente essere destinato a sostenere una causa persa?
Perchè le cantine cooperative virtuose sono andate al traino della richiesta insensata di produrre dal 2010 maggiore quantità quando il mercato era già largamente inflazionato dalle eccedenze?
Quali sono i passi da fare per avviare un cambiamento e voltare finalmente pagina?
In effetti le domande sono retoriche, perchè le risposte si conoscono da tempo. Lo spreco del denaro pubblico suscita fiammate di scandali ben presto sopite, senza che si avviino provvedimenti consequenziali. I succhiatori di denaro pubblico si sono organizzati e costituiscono una armata affamata e difficile da contrastare. L’esubero di produzione ha fatto comodo a molti, anche agli imbottigliatori che possono continuare ad acquistare all’ingrosso a prezzi stracciati. Le responsabilità politiche sono elevate. I viticoltori sono vittime di un meccanismo perverso. La DOC Piemonte non è mai stata così svilita.
Non è consolante pensare che tutto continui a restare come prima.

Angelo Gaja
31 agosto 2010

l’articolo e’ gia’ stato pubblicato su
– LA STAMPA di mecoledi’ 1° Settembre, pagine delle province di Alessandria-Asti-Cuneo
– WineNews