Canada – consumo e mercato del vino, dati 2013

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Dopo aver analizzato le importazioni di vino in canada, guardiamo alle vendite di vino, su cui i dati sono un po’ vecchiotti (stiamo parlando di Marzo 2013) ma comunque significativi. Il mercato canadese sembra non fermarsi, le vendite di vino procedono al ritmo del 5% circa in valore e del 4% in volume. Il Canada è un mercato da 5 milioni di ettolitri di volume venduto, quindi piuttosto importante. Una annotazione e una avvertenza  vanno fatte: primo, la svalutazione del cambio è arrivata nel 2014 e ha prodotto un calo degli introiti in euro per gli esportatori, ma NON un calo delle importazioni espresse in valuta locale. Se analizzassimo quindi i dati a marzo 2014 che tra un po’ saranno pubblicati non avremmo evidenze molto diverse. Secondo, il mercato si sta un po’ spostanto sui vini bianchi e sugli spumanti, dove noi italiani siamo un po’ meno forti, ma dove (soprattutto per i bianchi) i canadesi sono più autosufficienti… vedremo cosa succede. Per ora analizziamo insieme i numeri più importanti.

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Il consumo di vino in Italia – dati per regione e classi di età

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Fonte: ISTAT, rapporto sull’uso e abuso di alcolici in Italia

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Torniamo sul tema dei consumi di vino con un’analisi, che sta diventando sempre più ricca, delle principali tendenze al consumo di vino. Nell’ambito di un generalizzato calo del consumo, esistono apparentemente delle isole felici (o meno infelici) come per esempio Bolzano, dove la penetrazione del consumo quasi quasi aumenta, e fasce di età come quella dei ventenni dove la compressione del consumo sembra essere meno spinta. Lo stesso può dirsi per le grandi città (meno afflitte dal fenomeno del calo di consumo) rispetto ai piccoli centri. Sono dati che “tagliando” la popolazione in modo così netto restano volatili, ma alcune tendenze di lungo termine possono essere colte. Due numeri prima di obbligarvi a cliccare per continuare a leggere. Le regioni del Nord viaggiano intorno al 53-55%  di bevitori sulla popolazione, contro il 44-47% delle regioni del sud. Quindi siamo intorno a 10 punti di penetrazione. Secondo, la curva di penetrazione del consumo per età si sta “schiacciando”: oggi sopra i 25 anni la penetrazione varia tra il 52% e il 60%, il minimo storico: fino al 2012 i dati mostravano un “gap” tra chi beveva meno di oltre 10 punti. Ma andiamo ai dati di dettaglio.

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Produzione DOC e DOCG per denominazione – dati 2013

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Ho terminato di rielaborare i dati Federdoc relativi alla produzione 2013 che vi presenterò per le principali regioni durante l’estate. Oggi, apriamo le danze con le classifiche delle maggiori DOC, che qui includono tutto quello che produce più di 50mila ettolitri (mi scuso per chi ha interesse delle DOC minori, ma la classifica sarebbe troppo lunga). La classifica è piuttosto completa, manca soltanto la produzione della DOC Castelli Romani, non pervenuta dalla Camera di Commercio di Roma (non mettetegli fretta, mi raccomando). Da quest’anno ho deciso dividere i numeri per 1000 per gli ettolitri, salvo la tabella delle superfici che apre il post qui sopra.

Dunque, difficile fare conclusioni qui. Comunque, le DOC con più di 50mila ettolitri prodotti sono 61 nel 2013 contro 60 nel 2012. Di queste 28 hanno avuto una produzione in crescita rispetto al 2012. La crescita media per queste DOC è stata del 4% circa, soprattutto trainata dalle DOC che chiamiamo “geografiche” e dagli spumanti. Il re tra le DOC Italiane resta il Prosecco, che è stato prodotto nel Trivento in 2.14 milioni di ettolitri, +19%. La seconda DOC Italiana è il Montepulciano d’Abruzzo, che è leggermente calato rispetto al 2012, mentre l’annata è stata migliore per il Chianti, che messo insieme al Chianti Classico cresce del 10%. Si riprende la produzione della DOC Trentino, mentre continua a crescere costantemente la produzione di Conegliano Valdobbiadene, la parte di qualità del Prosecco. Ma andiamo insieme a commentare le principali categorie.

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Canada – importazioni di vino 2014

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Le vicissitudini professionali di queste settimane mi hanno portato proprio ad aggiornare i dati relativi al vino canadese, ritrovandomi una buona base di dati da analizzare. Oggi guardiamo alle importazioni di vino del Canada per il 2014, come pubblicate da Industry Canada. I dati sono molto chiari: primo, il mercato canadese è restato un buon mercato per gli esportatori di vino, con una crescita in valuta locale del 3% nel 2014 raggiungendo 2.1 miliardi di dollari e del 5% sugli ultimi 5 anni, nonostante la nazione stia subendo l’impatto del ciclo discendente delle materie prime, la cui economia è particolarmente legata. Chiaramente, stiamo parlando di numeri in dollari canadesi, che contro l’euro ha perso mediamente il 7% per due anni di fila, il 2013 e il 2014. Quindi se dovessimo metterci nei panni di chi esporta in Canada +3% in valuta locale è -4% in euro. Dunque, chi vince e chi perde? Beh, l’Italia pareggia (ma vince nei vini spumanti), gli USA vincono (e lo avevamo visto qualche tempo fa con l’export americano di vino), la Francia perde. Tra i “comprimari”, sembra essersi fermata l’emorragia australiana, mentre stanno salendo forte (da valori molto contenuti) gli spagnoli e i neozelandesi. Andiamo a leggere i numeri insieme.

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Esportazioni di vino Italia – aggiornamento febbraio 2015

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Oggi aggiungo un’analisi che latita da qualche tempo, cioè il confronto tra le esportazioni di vino e le esportazioni totali dell’Italia. Diciamo che sono due cose molto diverse, però i primi due grafici del post vi dicono che non è più vero che le esportazioni di vino crescono più di quelle totali italiane. Il primo grafico confronta la crescita mensile, il secondo invece la differenza tra le due crescite. Molto semplicemente, in un contesto in cui le esportazioni si sono stabilizzate, le esportazioni di vino sono passate da una situazione di crescita “maggiore o uguale” a quella degli altri beni, a una situazione “minore (di poco) o uguale”. Ognuno può leggerci dentro quello che vuole: io ci leggo un problema strutturale a crescere il valore delle esportazioni quando i volumi non salgono (o non possono salire) a causa del ridotto potenziale produttivo. Vedremo.

Sulle esportazioni di febbraio, due righe: i numeri sono buoni, in crescita rispetto a febbraio 2014 del 3% circa. Due cose sottolineerei: da una parte, grande beneficio dai rapporti di cambio, dollaro in particolare, compensato dalla discesa delle esportazioni in Europa. Secondo, inizio anno molto molto volatile per l’Asti, che sta “nascondendo” una performance ancora ottima degli spumanti DOP. Passiamo ai numeri.

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