I risultati delle aziende e cooperative vinicole italiane 2013 – Rapporto Mediobanca

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Il rapporto di Mediobanca, pubblicato in corrispondenza del Vinitaly, evidenzia gli ottimi risultati ottenuti nel 2013 dalle maggiori cantine italiane, come abbiamo anche noi testimoniato azienda per azienda negli ultimi mesi. Il fatturato è stato spinto dalle esportazioni da un lato (ricordiamo che queste 122 aziende rappresentano il 60% delle esportazioni italiane di vino) e dai prezzi in crescita in Italia, causa l’incremento dei prezzi del vino sfuso. I numeri del 2013 si possono così riassumere: fatturato in crescita del 6%, margine operativo lordo +11%, utile operativo +19%. L’utile netto, meno rappresentativo scende a causa delle componenti non operative. Migliora anche la struttura finanziaria, con un debito in calo in valore assoluto (aiutato anche da una annata magra in termini di investimenti), ma ancora di più in confronto alla generazione di cassa. Il rapporto con il MOL scende a 4.5 volte, il valore più contenuto dal 2006 a questa parte. In conclusione, il 2013 è stata una buona annata per il vino italiano. Il 2014 promette ancora bene, anche se le prime indicazioni sul fatturato di queste aziende sono di una crescita inferiore al 2%: il calo dei costi delle materie prime dovrebbe aver consentito un ulteriore miglioramento dei margini. Andiamo nel dettaglio dei numeri.

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I margini delle aziende vinicole californiane di alta qualita’ – aggiornamento 2014

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Il consueto studio della Silicon Valley Bank sullo stato di salute delle aziende californiane produttori di vino mette sul tavolo uno scenario ottimistico. Al di là dei numeri, che poi commentiamo e che in due parole ci hanno visto nel 2014 un anno in accelerazione (+8% per il fatturato) con margini in miglioramento, per il 2015 secondo la banca sarà un anno molto interessante. In particolare, in uno scenario per l’economia americana particolarmente favorevole, loro prevedono: 1) una terza vendemmia di seguito con ottimi volumi e qualità per la California; 2) un trend molto forte di “premiumisation”, particolarmente per i vini sopra i 20$ per bottiglia, già partito nel 2014, cui si contrappone un andamento atteso negativo per i vini sotto i 9% per bottiglia; 3) un anno record per le aziende californiane che producono vini di qualità, con una crescita delle vendite che dal livello di cui abbiamo detto dovrebbe “spaccare” su un livello tra il 14% e il 18%. Se questo fosse vero, il “gap” di cui parlavamo lo scorso anno con le aziende italiane, che post-crisi 2009 non era così largo, potrebbe effettivamente aumentare.

Detto dello studio, dico la mia. Il rapporto non tiene in alcuna considerazione il cambio. Il dollaro forte sarà un fattore particolarmente critico per l’export americano (naturalmente nella loro valuta, in euro sembrerà più elevato). Quindi, anche alla luce di quello che è successo dopo che il rapporto si è terminato (e cioè un dollaro a meno di 1.10 rispetto all’euro, quando scrivo – 8 marzo 2015), le conclusioni sono probabilmente valide per le aziende che faranno “america su america”, che è probabilmente il caso del campione della Silicon Valley Bank.

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Le importazioni di vino in Italia – aggiornamento 2014

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L’Italia ha importato nel 2014 i “soliti” 2.5 milioni di ettolitri di vino ma grazie al calo delle quotazioni di vino sfuso abbiamo speso un po’ meno dello scorso anno. Infatti, il calo del 6% del valore delle importazioni a 290 milioni di euro viene tutto dalla riduzione a 0.50 euro al litro del prezzo del vino importato. Chi ne ha fatto le spese? Naturalmente la Spagna, che è il nostro serbatoio di vino “base” e che ha realizzato come ricordate una vendemmia 2013 particolarmente ricca nei volumi. Per quanto riguarda il vino imbottigliato, le esportazioni sono cresciute del 2%, mentre nel segmento degli spumanti la crescita è stata del 6%, anche se entrambi i dati visti in prospettiva storica vanno letti come un leggero recupero dopo anni di calo (soprattutto per gli spumanti). Nel 2015 è possibile che si spenda di più, dato che i 45 milioni di import di vino dagli USA aumenterebbero di 6-7 milioni per via del cambio, a meno di non sostituirlo con qualcos’altro, mentre la vendemmia molto scarsa del 2014 potrebbe richiedere l’afflusso di vino dall’estero. Vedremo. Certamente l’Italia resta uno dei paesi con il minor livello di importazioni rispetto all’export tra i grandi paesi produttori di vino…
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Vendite di vino per denominazione nella GDO Italiana – aggiornamento 2014

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Non è con poco stupore che leggo il titolo del comunicato stampa di Vinitaly sull’argomento che trattiamo oggi, e che dice: “VENDITE DI VINO NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE IN LEGGERA RIPRESA NEL 2014 – SEGNALI INCORAGGIANTI PER IL 2015”. Se guardate il grafico qui sopra vi potete subito rendere conto che, in realtà, il 2014 è stato il primo anno da 10 a questa parte  che le vendite non crescono ma calano (-0.7%). Perchè è successo? Perchè il forte calo dei listini all’ingrosso si è ribattuto sui prezzi di vendita, e quindi di fronte a un mercato comunque calante in volume (-2.4%) i prezzi non sono riusciti a compensare. Il 2014 in realtà non è andato così male, perchè sarebbe giusto dire che il 2012 e il 2013 erano stati anni peggiori, che però sono stati “salvati” dai forti incrementi di prezzo (non necessariamente di utilli per chi ha prodotto vino!). Ma la sfida vera sarà il 2015, perchè l’inerzia dei prezzi in rallentamento (non solo del vino, ma di tutto), combinata con il calo strutturale dei volumi è molto probabile che si traduca in anno con un calo forse più pronunciato del 2014… vedremo.

Fatta questa premessa, direi  che i dati mostrano i trend classici di miglioramento del mix di vendita, del forte calo dei formati che non sono le bottiglie da 0.75 e il bag-in-box (che in Italia a dire il vero non sembra riscuotere questo grande successo…) e la crescita di alcune varietà di vino bianco molto specifiche, come il Vermentino, ormai il numero 3 in Italia e decisamente il vino bianco più venduto, e il Prosecco che continua a mostrare molto dinamismo. Infine, vale la pena di notare che crescono le varietà aromatiche, come il Muller Thurgau (che sembra rivivere una seconda giovinezza) e il Traminer. Andiamo a leggere qualche numero in dettaglio.

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Cantina di Castelnuovo del Garda – risultati 2013/14

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Il bilancio 2013/14 della Cantina di Castelnuovo del Garda merita di essere attentamente analizzato. La cooperativa deve far fronte a un pesante calo dei volumi trattati, dovuto da un lato alla scarsità della vendemmia 2012 e dall’altro alle decisioni di alcuni soci di interrompere la relazione con la cooperativa e affittare i vigneti a terzi. Il calo dei volumi apportati dai soci è materiale, -15%. Questo, insieme al generalo calo delle quotazioni delle uve ha determinato una significativa contrazione del prezzo che la cooperativa ha potuto garantire, 30 euro per quintale, quindi il 30% in meno dell’anno scorso. La sfida vera sembra però essere quella del 2014-15, quando oltre alla scarsa vendemmia, il management della cooperativa dovrà affrontare un vero e proprio crollo delle uve conferite, passate da 130mila quintali a 77mila quintali dalla vendemmia 2013 alla vendemmia 2014, anche a causa dell’impatto negativo di ben quattro grandinate. Certamente, la focalizzazione sui vini in bottiglia e sull’estero, entrambe in crescita, potrà essere mantenuta, ma l’equilibrio economico della cooperativa, che deve comunque ammortizzare e sostenere strutture atte a vinificare volumi ben superiori potrebbe impattare ulteriormente sulla capacità di remunerare i soci conferitori. Il rischio è di alimentare un circolo vizioso di minori volumi e minore remunerazione… ma questo lo vedremo il prossimo anno, quando la Cantina anticipa una ripresa parziale dei volumi che dovrebbero tornare a 110-120mila quintali. Per ora parliamo dei dati di questo bilancio, dove potete apprezzare tra i vari grafici la crescente quota di vini in bottiglia, che raggiungono il 47% delle vendite, e dell’estero, anch’esso al suo massimo storico, il 23% del fattturato.

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