Guido Berlucchi – risultati 2015

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Guido Berlucchi ha messo a segno nel 2015 un ulteriore leggero incremento delle vendite, mentre gli utili sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. Il dato veramente positivo, come anche negli scorsi esercizi, è relativo alla generazione di cassa, che continua a essere copiosa (7 milioni di euro nel 2015) e che porta la posizione finanziaria del gruppo in territorio ancora più positivo (15 milioni) dello scorso anno, a quasi 2 volte il margine operativo lordo, grazie alla concomitanza di un ulteriore calo del capitale circolante e a un livello di investimenti molto contenuto. I dettagli contenuti nel bilancio sono molto scarsi. L’azienda redige anche un prospetto secondo criteri gestionali, che mostra un MOL di 9 milioni di euro rispetto a 8.1 che viene esposto nella nostra tabella, “tirando fuori” circa 600mila euro di perdite di una fantomatica area accessoria e circa 0.3 milioni di euro di svalutazione del capitale circolante. Andiamo brevemente a leggere i numeri 2015.

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Il valore della produzione di vino nel mondo – stima INDV 2015

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Per molti versi il 2015 è stato un anno record per il settore del vino. Lo testimoniano i dati delle nostre elaborazioni che incrociano il prezzo medio di export e i volumi prodotti per dare un’idea del valore (all’ingrosso) del mercato del vino. Perché record? Perché da un lato il 2015 è stata una buona annata in termini di volume, soprattutto per i paesi con i vini più pregiati; dall’altro lato, il rafforzamento del dollaro americano non ha fatto altro che gonfiare il prezzi del vino, sia dei paesi che lavorano in dollari, sia delle esportazioni dei paesi europei nel mondo. Il calcolo lo vedete nelle tabelle; nel 2015, se il prezzo di export è “testimone” del valore di tutta la produzione, il settore ha espresso un valore della produzione (2015) di circa 77 miliardi di euro, in crescita del 13% rispetto al 2014. In questo contesto, i vincitori sono chiaramente i paesi dell’emisfero americano (per via del discorso sul dollaro), ma anche l’Italia, con la sua produzione record e un prezzo all’export comunque migliorato, aumenta la sua “quota di mercato” a circa il 17% del mercato mondiale, sempre guidato saldamente dai francesi. Andiamo a leggere qualche numero insieme.

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Sud Africa – esportazioni di vino 2015

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Chiudiamo questa settimana di luglio con le esportazioni di vino del Sud Africa, che nel 2015 si sono fermate a 600 milioni di euro, soltanto l’1% in più del 2014 e, guardando alla serie storica da ormai il 2010 a questa parte stabilizzata su questi valori. E’ una stabilità che però nasconde dei forti disequilibri. Prima di tutto il cambio, che negli anni scorsi si è svalutato del 6-7% all’anno mediamente (non è successo invece tra il 2014 e il 2015): quindi in valuta locale i sudafricani hanno visto il loro export passare da 6.1 miliardi di Rand nel 2010 a 8.5 miliardi nel 2015. Secondo, il mix di export, peggiorato con la quota di vini sfusi passata dal 25% del totale a quasi il 33%. Terzo, il mix geografico, che ha visto il SudAfrica perdere importanti posizioni nel Regno Unito e nei paesi nordici, compensato dal successo ottenuto in Germania e in Cina. Se dunque è vero che i sudafricani restano un importante operatore nel mercato dei vini sfusi e, in generale, in termini di volume (4.8 miloni di ettolitri esportati), di certo la loro “storia commerciale” ci dice che il loro prodotto non è riuscito a crearsi una posizione stabile e a mostrare un andamento di crescita duraturo in nessun mercato importante. Nel 2016 c’è più di un elemento di discontinuità rispetto al passato:  il cambio ha ripreso la china discendente, passando da 14 rand per un euro a 17. Facile prevedere una crescita in valuta locale ben superiore al 10% e dati in euro di nuovo non eccezionali; inoltre, se Brexit si tradurrà in realtà nei prossimi mesi, i prodotti extraeuropei potrebbero essere avvantaggiati dalle barriere che si creeeranno al vino europeo nel Regno Unito, che resta il principale mercato per il paese africano. Passiamo ai numeri.

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Majestic Wine – risultati 2015/16

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Majestic Wine ha superato il primo anno dopo l’acquisizione di Naked Wines, il cambio di management e il conseguente piano di rilancio. I numeri che analizziamo oggi, chiusura annuale Marzo 2016, danno ragione alle azioni messe in piedi per rilanciare commercialmente l’azienda: la crescita a parità di negozi (che adesso calano) è del 5% circa, crescono anche i vecchi negozi (+2.3% quelli con più di 10 anni), gli indicatori di fedeltà della clientela migliorano, Naked Wines è consolidata per la prima volta ma con il suo +27% porterebbe il gruppo Majestic Wine a un +11% sullo scorso anno. Va tutto bene? Non proprio. Il rilancio commerciale viene anche con un sacrificio sui margini, non solo per il consolidamento di Naked Wine (1% margine operativo su circa un quarto delle vendite) ma anche perchè lo sforzo di migliorare il servizio al cliente costa: ne risulta un margine operativo sceso dal 7.6% al 4.1%, con una perdita significativa di profittabilità anche per la divisione al dettaglio fisica “Majestic Retail”, passata dall’8.3% al 5.7% (la nuova division “commercial” si occupa solo di servizio all’Ho.Re.Ca. e viene da quest’anno riportata separatamente). L’obiettivo di Majestic è di continuare a crescere nell’intorno del 10% almeno nel 2017, e di raggiungere i 500 milioni di sterline per Marzo 2019, quindi in 3 anni, dai 400 circa del 2016. Questo obiettivo sembra facilmente raggiungibile con Naked Wines che viaggia veloce, il problema sarà di vedere con quanti utili arrivano… passiamo ad analizzare i dati.

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Esportazioni di vino Italiano – aggiornamento aprile 2016

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Leggere in modo corretto i dati di export appena pubblicati da ISTAT su Aprile non è semplice: i numeri sono negativi, guidati da un calo piuttosto netto dell’export di vino imbottigliato. Bisogna però stare attenti a giudicare i dati mensili, perchè lo scorso anno è stato un mese molto “incostante” e i mesi di Marzo, Aprile, Giugno, Agosto, Novembre e Dicembre furono molto positivi, compensati da dati talvolta negativi negli altri mesi. Proprio questo cerco di evidenziare nel primo grafico, dove potete apprezzare come il calo del 2% di questo Aprile si confronta con un +13% dello scorso anno, proprio come il dato leggermente negativo di Marzo. E’ certamente un ulteriore segnale di debolezza del nostro vino imbottigliato, che accumula da inizio anno un calo del 2%, concentrato nei quattro principali mercati, per ora più che compensato dalla crescita del 20% del vino spumante. Andiamo a leggere i dati insieme.

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