Le esportazioni di vino italiano – aggiornamento gennaio 2015

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Le esportazioni di vino di gennaio, mese notoriamente poco importante, sono state in calo del 6%. L’anno è dunque partito male. Gli spumanti continuano a crescere del 10% circa, ma i vini fermi (-7%) e i vini sfusi (-20%) hanno avuto un mese particolarmente negativo, probabilmente anche legato a un inizio di impatto della scarsa vendemmia (volumi totalli -7.2%). Dal punto di vista geografico, si vedono i primi impatti del mutato scenario valutario, con un incremento in America ma anche in Cina, che però è bilanciato da un significativo indebolimento in Germania e negli altri mercati europei, compreso il Regno Unito. Diciamo che è un mese interlocutorio e che il test vero si vedrà a Marzo, ma certamente non è un buon segnale.

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Concha y Toro – risultati 2014

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Concha y Toro ha raggiunto ottimi risultati nel 2014, continuando i progressi già visti nei risultati dei primi 6 mesi. Il forte indebolimento del peso cileno contro il dollaro, pari al 15% circa nel 2014, è tra l’altro continuato nel 2015: nel primo trimestre il peso cileno ha toccato il livello di 624 (per 1 dollaro), contro 551 del medesimo trimestre dello scorso anno e una media di 570 sull’anno. Per Concha y Toro questo significa un forte incremento del fatturato all’export in valuta locale (ma le esportazioni sono comunque cresciute di oltre il 10% in dollari americani) e, dopo anni di deterioramento, un deciso miglioramento dei margini. Diciamo che siamo a metà strada tra i tempi d’oro e i tempi bui, anche se oggi Concha y Toro oggi è molto diversa dal quella di 10 anni fa: possiede un’attività locale in USA (Fetzer), ha sviluppato un business di distribuzione di liquori in Cile e ha diversificato in nuovi mercati, appesantendo così le strutture commerciali. Oggi Concha y Toro ha raggiunto 1 miliardo di dollari di vendite, 390 milioni di dollari di margine industriale, 150 milioni di dollari di margine operativo lordo, 110 milioni di euro di utile operativo e 75 milioni di dollari di utile netto. La sua capitalizzazione di borsa il 5 aprile era 1.55 miliardi di dollari. Questo significa un multiplo sugli utili 2014 di 20 volte. Andiamo a leggere i dati insieme.

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Russia – importazioni di vino 2014

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Fonte: Dogane Russe/Corriere Vinicolo

Le esportazioni di vino in Russia nel 2014 sono state fortemente influenzate dalla variazione del Rublo, che ha perso (in media annua) il 21% del suo valore: nel 2014 ci sono voluti 38.5 Rubli per comprare un dollaro contro 31.8 del 2013 e 31.1 del 2012. Quindi la prima considerazione è che dal nostro punto di vista le esportazioni sono calate del 6% (il dollaro contro l’euro è stato stabile nel 2014, in media), ma dal loro punto di vista il -6% diventa un +15%, così come nel 2013 il +16% in valuta locale era un +18%. Dunque, si può dire che le importazioni di vino in Russia viste dalla Russia non sono così in crisi come si legge dalla tabella. In questo contesto, l’Italia è il leader incontrastato (quasi il 30%). La sua posizione non sembra minacciata, anche se nella classifica si nota la crescita dei paesi che non sono stati influenzati dall’andamento dei cambi, come la Georgia che rappresenta il 10% del mercato. Per quanto riguarda il nostro paese, come vedremo nel post, tengono le esportazioni di vino imbottigliato mentre scendono leggermente quelle di vino spumante. Le cose saranno radicalmente diverse nel 2015, quando la svalutazione del cambio sarà ancora piuù forte: nel primo trimestre il Rublo si è in media svalutato del 77% contro il dollari da 35 a 62 rubli necessari per comperare un dollaro. Sarà il peggior trimestre, ma comunque impatterà pesantemente tutto l’anno.

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Produzione di vino in Italia – aggiornamento 2014 ISTAT

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Anche se mancano tutti i dettagli per colore e tipologia, ISTAT ha rilasciato i dati di produzione di vino 2014 in Italia, che penso sia utile pubblicare. La tabella sembra anche piuttosto definitiva, in quanto tutte le righe riportano il codicillo “r”, che sta per rilevato, e nessuna “s” che sta per stimato. Quindi, il dato 2014 di produzione di vino è 41 milioni di ettolitri, in calo del 9% rispetto al 2013 e del 3% più basso della media dei 5 anni precedenti. Le principali conclusioni che si possono trarre sono le seguenti: 1) la macro regione più colpita in questa cattiva annata sembra essere stato il centro Italia, anche se i dati sono soltanto leggermente meno cattivi per il Nord e il Mezzogiorno; 2) salvo la Lombardia, la Liguria, il Friuli Venezia Giulia e la Puglia, tutte le regioni mostrano un andamento calante della produzione; 3) i cali di produzione più pronunciati si sono verificati in Sicilia, Trentino Alto Adige, Marche e Campania.

Prima di addentrarci ulteriormente nei dati, una nota a margine: questi dati sono relativi alla produzione di vino escluso i mosti, che vengono riportati separatamente nelle tabelle ancora non pubblicate che contengono anche produzione IGT/DOC e per colore. Per questo pubblicherò un nuovo post.

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Italian Wine Brands – risultati 2014

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I risultati di IWB relativi al 2014 sono in realtà un pro-forma, cioè una sorta di simulazione di un bilancio di una società che in realtà non è esistita. Detto questo, il comunicato stampa è eccezionalmente povero di particolari e di dettagli relativi all’andamento delle due aziende, che hanno avuto un anno stabile in termini di vendite, con un miglioramento significativo dell’utile operativo annuo (ma non del margine operativo lordo, come vedremo) .

IWB 2014 FIN 1

Chi fa analisi finanziaria però legge dei numeri diversi. E cioè, come vedete nella tabella, fa la differenza tra i risultati dei primi 9 mesi, che sono stati usati per “piazzare” le azioni in borsa e quelli di fine anno. Beh, facendo questo calcolo si scopre che l’ultimo trimestre dell’anno mostra un quadro decisamente diverso: le vendite sono cresciute del 2% (mentre erano stabili nei primi 9 mesi), mentre il margine operativo lordo è calato del 13%, da 6.9 a 6 milioni di euro, quando invece i dati dei primi 9 mesi mostravano un progresso del 19%, da 6.1 a 7.3 milioni. Come potete evincere da questi numeri, l’azienda ha una stagionalità molto spiccata, dato che sembra generare oltre il 40% del margine lordo nell’ultimo trimestre dell’anno. Purtroppo nel periodo più importante dell’anno i margini sono calati in modo sostanziale.

Gli investitori che hanno comperato le azioni durante il 2015 erano a conoscenza di questo improvviso cambio di direzione? Io me lo auguro per gli investitori perchè nel prospetto informativo di quotazione, a pagina 1 si legge: “Consob e Borsa Italiana non hanno esaminato nè approvato il contenuto di questo documento”.

Invece di aiutare a capire che cosa sia successo (può anche darsi che fosse il quarto trimestre del 2013 a essere farlocco), il comunicato stampa invece dedica molto spazio alle dichiarazioni del management, quali: “I risultati di bilancio di Giordano Vini e Provinco Italia per l’esercizio 2014 sono di soddisfazione, perfettamente allineati alle aspettative e centrano gli obiettivi che ci attendevamo” – afferma Simone Strocchi, Vice Presidente di IWB. “Il proforma consolidato di gruppo conferma che IWB, prima società vinicola italiana trattata su mercato borsistico e contendibile, è una società patrimonialmente ed economicamente solida, pronta ad affrontare il 2015 e gli anni a venire come leader di settore”. Oppure: “Siamo in attività per perseguire con determinazione lo sviluppo di sinergie, l’efficientamento e lo sviluppo del business sia per linee interne che esterne – conferma il presidente dott. Mario Resca – in contesto di segnali incoraggianti dei mercati presidiati sia nei canali B2B che B2C, con particolare riferimento al mercato centro nord europeo”.

Totalmente inutile.

Mi sentirei di suggerire a chi si occupa delle relazioni con gli investitori di IWB che la comunicazione finanziaria di un’azienda quotata in Borsa è piuttosto diversa da quella fatta ai fini delle pubbliche relazioni. Gli investitori hanno bisogno di strumenti per capire l’evoluzione dei risultati e delle prospettive. E di questo non c’è traccia nel comunicato. Intanto, il prezzo delle azioni è stabile intorno a EUR10-10.5 per azione, con volumi scambiati molto bassi: al di là della comunicazione è molto difficile che IWB possa diventare un titolo interessante per gli investitori istituzionali con una liquidità così contenuta.

Andiamo brevemente a leggere i numeri, che come vi dicevo mostrano un fatturato annuo stabile per entrambe le aziende (proforma 140 milioni) e un MOL in crescita del 5% per Giordano a 9.1 milioni di euro e in calo del 2.5% per Provinco a 4.2 milioni, per un totale di 10.4 milioni. Sull’ultimo trimestre, invece le vendite sono a +2%, 45 milioni di euro, con un MOL di 6 milioni, in calo da 6.9 milioni dello scorso anno. Il calo è concentrato in Giordano, che ha subito una riduzione del 17% da 5.4 a 4.5 milioni di euro.

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Infine, un occhio alla situazione finanziaria. Il debito resta stabile a 33 milioni di euro circa, che corrisponde a un rapporto di 2.5 volte rispetto al MOL consolidato. Non essendo fornito un rendiconto finanziario, non possiamo comprendere appieno le dinamiche sottostanti.

 

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