Guido Berlucchi – risultati 2014

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Oggi riprendo in mano i numeri di una famosa azienda spumantistica italiana, Guido Berlucchi. Ci riesco grazie a un buon samaritano che mi ha procurato i bilanci, che invece non ho ricevuto dall’azienda. Siccome sono diversi anni che non la guardiamo, vale la pena una “re-introduzione con commento”. Azienda di dimensioni molto significative della Franciacorta (oltre 40 milioni di fatturato contro 28 milioni di Ca del Bosco, per intenderci), piccola esposizioni ai vini fermi (soprattutto toscani), margini elevati (circa il 20%, una volta, molto elevati, oltre il 30%), fatturato in leggero recupero di recente ma chiaramente impattato dalla crisi italiana (-17% tra il 2010 e il 2012), cui l’azienda è esposta per la quasi totalità del business (o almeno lo immagino, non essendoci una suddivisione del fatturato). Negli ultimi anni la strategia si è focalizzata sulla dismissione di attività non caratteristiche (ospitalità), e sul contentimento del capitale circolante, che hanno prodotto un prodigioso milgioramento della struttura finanziaria. Con 8 milioni di euro in cassa a fine 2014 è solidissima, ma la crisi italiana gli ha tarpato le ali dello sviluppo del business… sarebbe ora di mettere tutta questa potenza di fuoco al lavoro…

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Santa Margherita – risultati 2014

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Nel 2014 Santa Margherita ha raggiunto la soglia di 110 milioni di fatturato (+8%), ha aumentato gli investimenti (in particolare nella controllata Ca del Bosco, posseduta al 60%) e di oltre il 15% la distribuzione di dividendo agli azionisti. Un anno soddisfacente, che mette nelle condizioni il management di promuovere un nuovo ambizioso piano, anche considerando possibili acquisizioni per arricchire il portafoglio . Intanto, restiamo sui numeri 2014, che beneficiano della ripresa nel mercato italiano, forse il miglior anno degli ultimi dieci, mentre all’estero il gruppo mantiene un ritmo di crescita vicino alla doppia cifra. Andiamo insieme ad analizzare i numeri più importanti.

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Lanson BCC – risultati 2014

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Per trovare qualcosa di buono nei numeri di Lanson del secondo semestre (e quindi del 2014) bisogna grattare il fondo del barile. Il forte rallentamento delle vendite nel secondo semestre in Francia, cui il gruppo è molto esposto, ha evidenziato un tema importante: l’azienda fa decisamente più soldi in Francia che all’estero, visto che dalle altre parti, in Europa in particolare. Il quadro è decisamente negativo: i margini di profitto strutturalmente scendono, il debito sale ed è uguale al valore delle bottiglie in cantina. Cosa c’e’ in fondo al barile? Come scrivono nella presentazione, sbattendosene bellamente di spiegare in dettaglio la discesa dei margini, l’azienda possiede ben 122 ettari di vigna nella Champagne. Che valgono in effetti molto (e sempre di più). Quindi la strategia è di creare valore nel lungo termine, anche perchè nel breve si fanno sempre meno soldi… andiamo ai numeri.

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I canali di vendita del vino nel mondo – report Wine Intelligence

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Qualche mese fa Wine Intelligence ha presentato a ProWein una carrellata dei canali di vendita del vino nei principali mercati mondiali. Il post di oggi cerca di riassumere la presentazione, con un contributo numerico relativo alla suddivisione a valore più recente nei 6 maggiori mercati, esclusa l’Italia che analizziamo già in modo molto dettagliato e per la quale i dati non sono così a valore aggiunto. Il quadro è variegato. Le enoteche e il canale online dominano e guadagnano nei mercati anglosassoni, mentre in Europa continentale è la grande distribuzione a farla da padrona, in Germania soprattutto il canale hard discount (che la dice tutta sull’approccio qualità/prezzo del consumatore tedesco… e vi posso dire che diverse aziende italiane lo hanno dolorosamente toccato con mano). Il primo grafico cerca di fare il punto della situazione “cross country”. Sorprendentemente la grande distribuzione non ha una forza così rilevante in USA e Giappone…

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Esportazioni di spumante italiano – aggiornamento marzo 2015

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Mentre molti si chiedono che cosa succederà nel 2015 ai volumi esportati, data la vendemmia particolarmente scarsa, i dati del primo trimestre sugli spumanti continuano a stupire. Se da un lato è vero che i cambi stanno aiutando il nostro prodotto (Stati Uniti e Regno Unito in particolare), leggere un +54% nei volumi di marzo è abbastanza stupefacente. Va detto che la tempistica dalla Pasqua è molto importante per lo spumante e che la Pasqua 2015 è stata più “alta” del 2014. Comunque, anche a gennaio e febbraio i volumi crescevano dell’8-9%. I dati che leggiamo oggi indicano un incremento del valore dell’export nel trimestre del 23%, fatto di un calo del 26% per l’Asti (stabile in Marzo) e di un incremento del 30/35% degli altri prodotti. Conclusione: se è vero che il primo trimestre conta poco (circa il 20% dell’anno, di solito), i numeri otticamente eccellenti. Un problema è però dietro l’angolo. Se togliamo l’impatto cambi dalle esportazioni dei nostri spumanti DOP, ci accorgiamo che il prezzo medio di vendita espresso in valuta locale scende di oltre il 20% rispetto al -7% riportato nei dati ufficiali. Il che apre a una domanda: che cosa stiamo esportando? Siamo nella situazioni in cui quando i volumi non cresceranno più (per quello che dicevamo prima) le esportazioni torneranno indietro? Il rischio è più tangibile di quello che si possa immaginare. Andiamo a leggerne qualcuno insieme.
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