Stati Uniti d’America


Esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento 2010

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Nel tourbillon di tutti questi annunci sul commercio globale di vino, facciamo un post di riassunto, dove proviamo a fornire un quadro di quello che e’ successo nel 2010, mettendo fianco a fianco i dati delle diverse nazioni e traducendo i valori in Euro. Quali sono le principali conclusioni? (1) che nel post crisi la reazione piu’ forte in termini di volumi si e’ avuta nei paesi storici della produzione vinicola, cioe’ quelli europei; (2) che tra i paesi del nuovo mondo soltanto l’Australia sembra continuare a perseguire una strategia sui volumi, guidata dai problemi di sovrapproduzione; (3) che altri produttori come il Cile o l’Argentina stanno focalizzando la loro attenzione sul migliorare il mix dell’export, che e’ nel breve termine una opportunita’ per il nostro vino sfuso ma nel medio termine una minaccia per il nostro vino di qualita’, che e’ la vera spina dorsale delle nostre esportazioni; (4) in linea generale il volume del commercio mondiale del vino e’ in ripresa (e ci mancherebbe altro, direbbe qualcuno), segnale positivo per l’industria.



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Concha y Toro – risultati 2010

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Come per Cottin Freres, non fraintendiamo. Il post titola “risultati 2010”, l’argomento chiave e’ un altro. Concha y Toro ha comperato per 238m di dollari le attivita’ americane vinicole di Brown Forman. 3.1 milioni di casse di vino prodotto nel 2010 per 156 milioni di dollari di vendite. Ma non solo, una bella cantina da 36m di litri in California e un impianto di imbottigliamento di 6 milioni di litri di capacita’ a Paso Robles, con i suoi 240 dipendenti. Un marchio, Fetzer, da 2.2 milioni di casse (e Bonterra, 0.3m di casse). Errore? Pagato troppo caro? Puo’ darsi. Con questo deal, Concha y Toro punta al torero invece che al drappo rosso. Entra di forza nel mercato americano sfruttando la flessibilita’ finanziaria del uso bilancio (1.3 debito/MOL a fine 2010). Ha la forza per farlo, con un valore di mercato di 1.8 miliardi di dollari. Ha il dovere di farlo per acquisire una posizione di operatore locale nel mercato USA e acquisire un passaporto e una forte base locale. Si candida a uno dei top 5 mondiale del mondo del vino aggiungendo ai suoi 800m di dollari di vendite altri 238 dell’acquisizione: oltre 1 miliardo di dollari. Al cambio di 1.4 euro per dollari, 750 milioni di euro, oltre il 50% in piu’ della piu’ grande azienda italiana, che e’ una cooperativa. Noi italiani se vogliamo combinare qualcosa dobbiamo muoverci.



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Esportazioni di vino americano – aggiornamento 2010

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Il Wine Institute ha messo online i dati delle esportazioni americane di vino 2010, che vedono il vino a stelle e strisce toccare un nuovo record: gli introiti dei produttori di vino dalle vendite estere hanno raggiunto USD1.1 miliardi, con un incremento del 25% rispetto all’anno di crisi, il 2009. L’incremento e’ tutto da legare al miglioramento del prezzo mix, dato che in termini di volume l’export e’ rimasto all’incirca stabile a 4.25 milioni di ettolitri (+2%). Da cio’ ne deriva un prezzo-mix in forte miglioramento, da circa 2.18 dollari al litro a 2.69, un livello mai raggiunto prima dal prodotto americano.



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Cause e conseguenze dell’incremento di alcol nel vino americano – studio AARES conference

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Il documento da cui questo post e’ tratto e’ caricato qui.

Vi segnalo e vi allego questo rapporto sulla tendenza all’aumento del contenuto di alcol nei vini americani negli ultimi 30 anni. E’ un rapporto interessante perche’ dimostra un significativo incremento del contenuto di alcol nel vino e lo rapporta sia alla tendenza del mercato (che negli anni ha richiesto vini piu’ morbidi e maturi) ma anche all’aumento delle temperature dell’area californiana negli ultimi anni. Non si raggiungono considerazioni eclatanti ma si prova una tendenza molto consolidata e che probabilmente, nei prossimi 10-15 anni, potrebbe diventare una specie di handicap per il prodotto vino, a fronte di una tendenza “salutistica” che ovviamente classifica l’alcol tra le cose negative e da evitare. Con una considerazione molto interessante: viste le differenze nell’incremento di alcol tra vini premium (di piu’) e vini base (di meno) o tra vini bianchi (di piu’) e rossi (di meno), sembra di poter dire che il contenuto di alcol sia totalmente gestito dal produttore, che quindi potrebbe anche reagire e compensare il cambiamento climatico con tecniche produttive adeguate.



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Indagine Wine Market Council sui consumatori americani di vino

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Il Wine Market Council propone come ogni anno una slideshow sul consumatore americano. Quest’anno lo studio approfondisce due aspetti: il passaggio dal consumatore saltuario a quello abituale e l’utilizzo dei nuovi media (internet e sue applicazioni) nella fase di reperimento delle informazioni ma anche di acquisto. Quali sono le conclusioni del rapporto: (1) che il consumo di vino in USA continua a crescere per il passaggio di consumatori da una frequenza saltuaria al consumo abituale di vino; (2) che questa tendenza e’ visibile in tutte le fasce dei consumatori, anche se il progresso piu’ significativo e’ quello della fascia di eta’ tra i 30 e i 45 anni (Generation X); (3) che i giovani si stanno orientando su nuovi vitigni, come il Malbec e lo Syrah/Shiraz, mentre il gradimento di alcuni prodotti come il Pinot Grigio non sembra crescere tra i giovani rispetto agli anziani; (4) che i nuovi media hanno un’influenza crescente (ci avreste scommesso), anche se dobbiamo considerare la particolarita’ del mercato americano; (5) che i prodotti del nuovo mondo incontrano sempre di piu’ le preferenze dei consumatori, a differenza di quelli del vecchio mondo, soprattutto francesi, tedeschi e portoghesi.



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