Stati Uniti d’America


Constellation Brands – risultati terzo trimestre 2008/09

nessun commento

Constellation Brands ha pubblicato I risultati del terzo trimestre, quello che finisce a novembre e quello piu’ importante di tutti. Le cose non sono andate bene: le vendite si indeboliscono (anche per colpa dell’andamento avverso dei cambi) e nonostante CB si sia concentrata sui margini (attraverso riduzione delle referenze e ottimizzazione della distribuzione), gli utili sono in netto calo rispetto allo scorso anno. L’azienda e’ gestita con lo scopo primario di generare cassa per tagliare il debito, che si e’ attestato a $4.6bn. Gestire l’azienda per cassa significa tagliare investimenti, non fare piu’ acquisizioni, mettere insomma davanti allo sviluppo dell’azienda la massimizzazione della cassa per ridurre i debiti. Gli utili in calo, che hanno fatto leggermente ridurre le attese di profitti a fine anno (Febbraio 2009) non hanno giovato al titolo che ha perso un paio di dollari, da quasi $17 dove era ritornato (dopo un minimo di $11) a $15, complice anche una iniziale dichiarazione del management circa la necessita’ di ricalibrare al ribasso gli obiettivi di vendita 2009.


cbrandsq308-1.jpg
Continua a leggere »

Produzioni di vino di alta qualita' in calo in California nei prossimi anni?

nessun commento

Ian Malone di Vineyard Investment & Finance ha recentemente scritto un paio di pagine molto interessanti relativamente alla produzione di vino di alta qualita’ in California. Secondo i suoi calcoli, la produzione di vino di alta qualita’ in California non riuscira’ a sopperire all’atteso incremento della domanda nel mercato. Come mai? Perche’ non si pianta piu’ nuova vigna (la vigna “in preparazione” e’ circa il 3% del piantato totale, nel segmento alta qualita’) e, considerando una vita media del vigneto di 50 anni, nei prossimi 3-4 anni diventeranno “obsoleti” (puo’ essere) una quantita’ di vigneti leggermente superiori a quelli che entrano in produzione. Se cosi’ sara’, l’offerta di vini ultrapremium californiani (oltre $25 di retail price) non crescera almeno fino al 2011-2012 aprendo il campo ai seguenti scenari: (1) un aumento delle importazioni di vino non americano di qualita’ in USA; (2) un aumento del prezzo delle uve californiane di alta qualita’ e, di conseguenza, del valore delle vigne californiane che forniscono questi prodotti. Dopodiche’ se i nuovi impianti riprendessero al vecchio ritmo, il vino californiano potrebbe tenere un 3-3.5% di aumento annuo della domanda… oltre questo (io ho forti dubbi che sia uno scenario realistico), il vino americano lascerebbe spazio ai concorrenti esteri…


malone1.jpg

Continua a leggere »

Sulla relazione tra domanda di vino, prezzi e andamento economico – studio USA 2008

6 commenti

Fonte: AAWE working paper
Il tema della domanda di vino e dell’impatto che puo’ avere un periodo di recessione, come sembra essere quello che ci apprestiamo a vivere, e’ stato affrontato da uno studio americano, pubblicato da AAWE. I dati analizzati si riferiscono alle vendite di vino nella grande distribuzione americana tra il 2002 e il 2005 e cercano di costruire una funzione della domanda di vino legandola a due variabili: il prezzo della bottiglia (un classico della teoria economica) e al livello di reddito disponibile pro-capite. I curatori dello studio, Steven Cuellar and Ryan Huffman, ci propongono quindi una serie di considerazioni relativamente a come reagisce la domanda di vini bianchi e rossi, di diverse categorie di prezzo e vitigno alle variazioni del prezzo e del reddito. Le conclusioni? Posto che il modello non sempre fornisce indicazioni statisticamente rilevanti. tra le conclusioni piu’ significative dello studio, vi segnalerei le seguenti: (1) l’elasticita’ della domanda di vino rispetto al prezzo e rispetto al reddito e’ superiore a 1, cioe’ significa che la domanda di vino e’ piuttosto elastica (cioe’ 1% meno reddito, oltre 1% meno domanda di vino); (2) i vini bianchi sono meno esposti dei rossi all’elasticita’ al prezzo, ma molto piu’ esposti al fattore reddito (cioe’ se l’economia va male gli americani smettono di bere vino bianco); (3) quando si spaccano i dati in base al prezzo delle bottiglie, l’elasticita’ al reddito e’ inferiore a 1 soltanto per i vini rossi che costavano meno di $10. Secondo lo studio, quindi, la teoria della premiumisation non funzionerebbe…; (4) guardando ai vitigni, i vitigni meno sensibili alla variazione del reddito sembrano Cabernet Sauvignon, Merlot e Zinfandel. Per gli altri, “si salvi chi puo’”…
elasticita-domanda-vino-1.jpg
Continua a leggere »

Sondaggio Gallup: torna di moda la birra a spese del vino?

3 commenti

Fonte: Gallup
Pubblichiamo oggi un post su un sondaggio piuttosto curioso che Gallup ha messo a punto (circa 1000 interviste telefoniche, di cui circa 650 dichiarano di bere alcolici) e che ormai traccia da diversi anni sulle abitudini dei bevitori americani. Le conclusioni sono due: (1) il vino e’ la bevanda prediletta degli ultra 50enni; (2) il vino e’ la bevanda prediletta delle donne. Dobbiamo derivare un quadro negativo per il mercato del vino americano? Io penso di no. Ci sono due cose in USA che trainano forte questo settore: le tendenze demografiche (cioe’ la popolazione cresce) e l’”upselling” cioe’ la tendenza di miglioramento del mix di prodotti.


galluppoll1.jpg
Continua a leggere »

L'effetto "Sideways" sulle vendite di Pinot Nero e Merlot – studio USA 2008

3 commenti

Fonte: American Association of Wine economists
Ebbene si, l’hanno fatto. Gli americani si sono messi al lavoro su circa 84,000 acquisti di bottiglie di vino da 750cl tra il 1999 e il 2008 per capire l’impatto del film Sideways (ricordate? Viva il Pinot Nero, abbasso il Merlot) sui volumi, sui prezzi e in generale sulla propensione all’acquisto di vino in USA. La riga del confine e’ l’inizio del 2005, quando Sideways e’ approdato nelle sale americane. Lo studio originale e’ redatto da Steven Cuellar e Dan Karnowsky ed e’ disponibile sul sito di AAWE. Vista la chiarezza dei grafici, vi propongo quelli originali, da cui si coglie benissimo quello che sembra essere capitato. E dunque? Tre conclusioni: (1) il film sembra aver avuto un leggero impatto negativo sulle vendite di Merlot; (2) il film ha avuto un impatto visibile sulle vendite di Pinot Nero, superiore a quello negativo sul Merlot; (3) l’impatto sui prezzi e’ simile a quello sui volumi, considerato che i prezzi del Merlot erano gia’ calanti; (4) l’impatto negativo sul Merlot si e’ verificato solo nelle fasce basse di prezzo, mentre quello sul Pinot Noir e’ visibile in tutte le fasce, con un picco nella fascia del mercato. Ma sara’ stato il film a spingere il Pinot Nero o la febbre da Pinot Nero a partorire il film?


sideways-1.jpg
Continua a leggere »