Analisi di bilancio


Advini – risultati 2013

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L’obiettivo di 300 milioni di fatturato per il 2015 è scomparso nell’ultima presentazione di Advini, relativa al bilancio 2013. E’ stato sostituito da un nuovo progetto, di aumentare il fatturato B2C (business to consumer) e di incrementare le vendite dei marchi chiave. Già perchè con i ritmi attuali sarà difficile raggiungere i 250 milioni nel giro di due anni: le vendite crescono del 2%, nel primo trimestre sono scese. Dov’è il problema di Advini? Sono le vendite fuori dalla Francia, che nel 2013 sono scese del 6%, perdendo il ritmo che avevano preso negli ultimi anni. Advini resta un’azienda principalmente legata alla Francia che non è certamente l’economia più propizia nei prossimi anni. La sfida internazionale non è ancora vinta, soprattutto alla luce della sovra esposizione al mercato cinese. Le acquisizioni vanno avanti, non solo sul lato produzione (Sud Africa e Languedoc) ma anche su quello distributivo (Club Francais du vin). Guardiamo i numeri insieme.

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Constellation Brands – risultati primo trimestre 2014/15

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Constellation Brands ha completato con il primo trimestre il “giro di boa” dell’acquisizione delle attività nel segmento della birra. Proprio queste, da qualche trimestre, stanno spingendo gli utili aziendali, anche oltre le aspettative del management (che infatti ha rivisto al rialzo gli obiettivi 2015). Invece, in un trimestre che comunque tipicamente conta poco, il business vino langue, con volumi in calo soprattutto nel mercato americano. Le vendite sono calate del 4% in volume in USA: la metà di questo calo è dovuto al “destocking” (cioè quando gli anelli intermedi della catena distributiva decidono di ridurre le scorte), ma l’altra metà è dovuta a un calo delle vendite finali, pari a circa il 2%. Per la prima volta da quando Cbrands “separa” i brand importanti dagli altri, anche i primi segnano un andamento di volumi negativo. Detto questo, la partita del 2015 si gioca sui prossimi trimestre e sopratutto sulla birra, che sta dando un forte contributo al calo del debito. Nel trimestre terminato a maggio, il debito netto di Constellation Brands è sceso a 6.4 miliardi di dollari, rispetto a 7 miliardi di fine febbraio e al picco di 7.2 miliardi toccato subito dopo l’acquisizione delle attività americane di Corona.
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Sartori – risultati 2013

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Il 2013 è stato un anno inaspettatamente difficile per Sartori. La forte esposizione ad alcuni mercati difficili, come il Regno Unito, ha determinato un calo del fatturato estero, che non è stato del tutto compensato dall’andamento in forte crescita (ma presumibilmente partendo da valori molto limitati) in nuovi mercati. Il risultato è un calo delle vendite del 6% dopo 3 anni consecutivi di crescita ma soprattutto un deterioramento dei margini (presumibilmente anche legato allo spostamento del mix di vendite in Italia, dove immagino si facciano meno soldi…) che tornano al livello minimo toccato nel 2009, l’anno della crisi globale. Il modello di business di Sartori, fatto di un capitale investito molto leggero, quindi senza proprietà di vigneti e pesanti attività di trasformazione, sembra non essere così performante in uno scenario di incremento della competizione sui prezzi. Il 2014, a fronte delle riduzioni dei prezzi delle materie prime che si sono materializzate negli ultimi mesi potrebbe essere migliore, a quanto dice la relazione degli amministratori, ma i mercati di sbocco dell’azienda restano piuttosto difficili. Andiamo ad analizzare i numeri insieme.

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Frescobaldi – risultati 2013

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Il 2013 per il bilancio di Frescobaldi è certamente un’annata gloriosa. Nonostante le vendite non siano cresciute rispetto al 2012, l’effetto combinato del miglioramento del mix di prodotti (verso l’alto di gamma) e del contenimento dei costi ha generato un sostanziale miglioramento dei margini. I numeri parlano da soli: il MOL supera per la prima volta il 30% delle vendite, l’utile netto sfonda quota 10 milioni di euro, l’indebitamento di Frescobaldi scende a meno di 1 volta rispetto al margine operativo lordo. E il 2014 dovrebbe essere di nuovo un buon anno, visto il giudizio positivo espresso relativamente all’andamento dei primi 4 mesi. Passiamo ai numeri.

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Baron de Ley – risultati 2013

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Ritorniamo dopo un paio di anni su Baron de Ley, una delle aziende leader del vino in Spagna focalizzata sulla più grande e rinomata zona vinicola, la Rioja. Leggere il bilancio di Baron de Ley è piuttosto difficile, in primo luogo perchè i termini finanziari in spagnolo sono difficili, e in secondo luogo perchè l’azienda ha una logica talvolta un po’ speciale. Dal riacquisto delle azioni degli anni scorsi (continuato anche nel 2013 per 10 milioni di euro), al forte profilo di generazione di cassa che si combina con risultati non così eclatanti. Il 2013 è stato di nuovo un anno difficile, come molti di quelli recenti a causa della crisi del mercato interno. Le vendite non sono più scese come in passato mentre i margini sono scesi al livello più basso degli ultimi anni, complici un mix di fatturato meno positivo e, presumibilmente, lo spostamento di fatturato verso aree meno profittevoli. Il mercato per Baron de Ley sta un po’ cambiando, soprattutto in Spagna, dove la domanda si sta spostando verso i vini bianchi: per questo l’azienda ha piantato 48 ettari di vigneti a Chardonnay, Verdejo e Sauvignon Blanc, portando il totale a 887 ettari. Leggiamo insieme i dati del bilancio dunque.

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