2009


Constellation Brands – risultati terzo trimestre 2009/10

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Il terzo trimestre di Constellation Brands ha evidenziato un andamento in miglioramento delle vendite ma un ulterior deterioramento dei margini, causato dal graduale spostamento verso prodotti a minor prezzo e a un effetto “molla” tra il secondo e il terzo trimestre in USA (causa nuova strategia distributiva). La strategia di Constellation resta incentrata sul taglio del debito attraverso la riduzione degli investimenti e la vendita di marchi di segmento inferiore. Questa strategia nei primi nove mesi fiscali ha condotto a un calo del debito di poco piu’ di 330milioni di dollari (a poco piu’ di 4 miliardi) che si sostanzia in questo modo: 270 milioni vengono dalla vendita di partecipazioni, 250 milioni dall’attivita’ operativa, mentre l’azienda ha assorbito 80 milioni di capitale circolante, 90 milioni per investimenti (che per il secondo anno consecutivo sono al di sotto degli ammortamenti), mentre 10 milioni di dollari sono stati spesi per le stock options per il management. Con questi risultati, che rappresentano il picco stagionale di attivita’, Constellation ha migliorato un pochino le sue attese in termini di generazione di cassa su fine anno e sostanzialmente mantenuto invariate le stime di utili.


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Brand awareness delle regioni vinicole mondiali in USA e UK

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Alla London International Wine Fair dello scorso Maggio e’ stato presentato uno studio/indagine sui consumatori americani e inglesi con lo scopo di comprendere la forza delle denominazioni nel mondo del vino, le motivazioni che spingono i consumatori a scegliere determinati prodotti e l’affinita’ culturale degli inglesi e degli americani verso determinate nazionalita’. Che cosa si conclude da questo studio: (1) che il vino e’ un prodotto molto particolare, dove il marketing e il marchio non sono i principali driver all’acquisto (e questo e’ piu’ vero in Inghilterra che in USA); (2) che in questi mercati il fattore culturale favorisce gli australiani, anche se subito dopo di loro viene l’Italia (gli stiamo simpatici molto piu’ che i francesi, pare); (3) che nonostante il molto rumore che si fa intorno al prosecco, il prodotto e’ ancora molto poco conosciuto nei mercati anglosassoni, il che indica da un certo punto di vista un forte potenziale di miglioramento.


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Cantina di Castelnuovo del Garda – risultati 2008/09

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La cantina di Castelnuovo del Garda mi ha inviato il bilancio 2008/09 che recensisco molto volentieri. Lo scorso anno avevamo parlato di una cooperativa con volumi in crescita, con un incremento del prezzo delle uve accordato ai soci e di un graduale spostamento dall’Italia verso l’estero e dai vini sfusi a quelli imbottigliati. Quest’anno molte di queste considerazioni restano valide, anche se l’andamento avverso dell’economia che ha impattato i prezzi dei vini venduti e una vendemmia con volumi in calo hanno determinato un leggero calo delle vendite. L’equilibrio economico e’ stato mantenuto grazie a una riduzione del prezzo (e in parte dei volumi) delle uve acquistate. Non e’ stato pero’ mantenuto l’equilibrio finanziario: il debito e’ cresciuto in modo piuttosto significativo. Mentre lo scorso anno l’aumento dei debiti era sostanzialmente legato agli investimenti, quest’anno gli investimenti sono stati piu’ bassi ma i debiti verso soci sono calati di quasi un milione. La cooperativa ha dunque dovuto prenderli a prestito dalle banche.


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Indagine qualitativa sui consumatori e sulla filiera del vino – FEV 2009

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Fonte: FEV
In Spagna, un paese dove la tradizione del vino e’ stata superata dalla birra, la FEV e’ particolarmente attiva nel fornire ai produttori una serie di indicazioni sul consumo di vino, sulle abitudini dei consumatori, sui mercati esteri per il vino spagnolo e via dicendo. Con una iscrizione gratuita al sito si puo’ accedere a una moltitudine di documenti e indagini. Cio’ basterebbe a riempire un mesetto di post su questo blog. Lungi da me iniettarvi una serie di post sul genoma del consumatore spagnolo (di cui a quanto pare si conosce quasi tutto), vorrei attirare la vostra attenzione su una interessante indagine condotta su consumatori, produttori, distributori e ristoratori che riguarda la percezione del prodotto vino, come viene consumato nel canale horeca, chi e perche’ legge l’etichetta e, molto interessante perche’ l’etichetta talvolta non viene letta. Soprattutto, molto divertente, la percezione che i ristoratori hanno dei consumatori, quella dei ristoratori da parte dei distributori: una filiera dove tutti hanno una bassa considerazione dei propri clienti…


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CAVIT – risultati e analisi di bilancio 2008-09

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CAVIT ha appena pubblicato il bilancio annuale al 31 maggio 2009. I numeri mettono in luce in modo molto evidente il crollo del fatturato derivato dalla fine dell’accordo con Gallo per i vini americani. CAVIT ha deciso di non fare piu’ il bilancio consolidato, ma cio’ non inficia il confronto con l’anno scorso, dato che la ragione e’ che “l’inclusione dello stesso è irrilevante ai fini della corretta rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica della società”. Procediamo quindi a confrontare i dati individuali di CAVIT 2009 con il consolidato 2008, ritenendolo il modo piu’ sensato di confrontare i due esercizi. Fatta questa importante premessa, passiamo al commento: i numeri sono in calo molto significativo, ma CAVIT se la cava attraverso una riduzione significativa dei prezzi pagati ai soci per le uve (-10%), e ritirando il 5% di volumi in meno e tagliando ulteriormente gli acquisti di uve dall’esterno. Cio’ consente alla cooperativa di rimanere in equilibrio economico (per quanto con numeri in forte calo). Prosegue l’espansione nei mercati europei (+28%), anche se l’azienda commenta che “non sempre viene riconosciuto un premio alla qualità, rispondendo principalmente a logichedi prezzo”: in altre parole, i margini sono minori che in Italia e in USA. Cosa dicono del 2009/10? Nulla, parlano dello scenario macroeconomico senza nessuna menzione all’azienda.


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