
Analizziamo oggi le esportazioni di vino dagli USA, come riportate dal Wine Institute su dati della dogana americana. Notate che c’è una riclassificazione rispetto al passato che non rende i dati pienamente confrontabili con quelli degli scorsi anni; in particolare, viene riclassificato il dato di esportazione per togliere il vino che è stato a sua volta riesportato in altri mercati. Questo determina una rettifica al ribasso dei numeri, che è particolarmente evidente in alcuni mercati a forte caratterizzazione di ri-export (Hong Kong, per esempio, piuttosto che il Messico nel caso degli USA). Per questo motivo, ci focalizziamo soprattutto sul confronto 2012-2013, perché confronti di lungo termine non sono più possibili. Passiamo ai dati.

- Le esportazioni sono cresciute del 16% in dollari e dell’8% in volume, rispettivamente a 1.55 miliardi di dollari e 4.35 milioni di ettolitri. Ne risulta un prezzo medio di esportazione di circa 3.6 dollari al litro che significa 2.64 euro (cambio 1.35), molto molto simile a quello italiano di 2.69 euro al litri.
- I mercati a maggiore crescita sono stati l’Unione Europea, dove il valore dell’export cresce del 31% a 617 milioni di dollari, con un incremento del volume a 2.45 milioni di ettolitri. Trattasi rispettivamente del 40% del valore e del 56% del volume di vino esportato dagli americani. Di questo, circa la metà finisce nel Regno Unito.
- Il Canada è cresciuto a doppia-cifra, +12% per il valore a 454 milioni di dollari e +11% per il volume di 0.7 milioni di ettolitri. Questo è il mercato chiave per gli americani, dato che il valore al litro dell’export è quasi doppio della media (6.2 dollari al litro) e rappresenta il 30% del valore totale dell’esportato.
- Sotto i due mercati chiave, che dunque rappresentano il 70% del valore delle esportazioni. Succede un po’ di tutto. Calano pesantemente alcuni mercati asiatici come il Giappone, in parte a causa del cambio, e Hong Kong, a -7% e -12% rispettivamente. La Cina si mantiene il quinto mercato con 77 milioni di dollari export e una crescita un po’ pallida del 6%. Diciamo che dopo questi 5 mercati che rappresentano l’85% dell’export, la volatilità dei valori cresce ancora di più.
- Ottimi risultati sono ottenuti in Messico, +21%, e Svizzera, +45%, esplodono la Russia che raddoppia (ma soltanto a 11 milioni di dollari) e la Nigeria (8 milioni di dollari), altri mercati non sono invece più riportati perché escono dal “radar screen” del rapporto, come Colombia, Macao e Australia (dove comunque si esportava molto poco).
- Nel panorama mondiale delle esportazioni, il cui mosaico stiamo completando (manca Italia, Argentina e Sud Africa per completare) gli USA “tradotti in euro” sono chiaramente uno dei grandi vincitori, e non soltanto per l’indebolimento del dollaro (da 1.29 a 1.33). Tra i grandi paesi esportatori promettono di essere l’unico con una crescita superiore al 10%…




