La produzione di vino in Italia nel 2017 – stima ISMEA/UIV

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Fonte: ISMEA/UIV
Anche se normalmente non pubblico le stime di produzione fino a che non sono molto stabili, penso che la vendemmia 2017 sia talmente particolare da richiedere una maggiore visibilità. UIV e ISMEA hanno stilato la loro stima ufficiale con una produzione di vino e mosti attesa a solamente 40 milioni di ettolitri. Voltandoci indietro, ci troveremmo di fronte alla produzione più bassa di sempre. Le implicazioni sono ovvie: con un consumo interno stimato leggermente sopra il 20 milioni di ettolitri e un livello di esportazione all’incirca simile, la bilancia del vino è in deficit, considerando anche che una parte dei 40 milioni di ettolitri diventa mosto (probabilmente il 5%, e non necessariamente vino). Dire oggi cosa succederà è difficile però è chiaro che: 1) i prezzi del vino saliranno in modo significativo, mettendo pressione ai margini degli imbottigliatori; 2) non vince nessuno perché se i prezzi sono più alti c’è meno vino, quindi anche chi è molto integrato nella fase agricola avrà problemi a mantenere le vendite; 3) sarà una vendemmia e una produzione più costosa e nonostante questo è difficile che la qualità del vino sia paragonabile alle annate normali; 4) le esportazioni in volume caleranno, probabilmente parzialmente compensate dall’aumento dei prezzi, dato che l’annata è pessima anche in Spagna, Francia e, a leggere i dati di Concha y Toro, anche in Sudamerica. Quindi meno vino, più caro.

All’interno della vendemmia 2017, che ISMEA/Assoenologi ha battezzato con delle fasce di calo tra il 10-15% (estremo NordEst e Campania) e oltre il 30% (centro Italia e isole), vanno fatte alcune considerazioni relative al confronto storico. Ovvero, stiamo confrontando l’annata peggiore di sempre con l’annata migliore degli ultimi 10 anni. Quindi è chiaro che dire “vendemmia in calo del 26% rispetto al 2015” faccia un bel titolo del giornale che spinge il lettore a soffermarsi sull’articolo. Con un occhio un po’ più bilanciato, potremmo dire che si tratta di una pessima vendemmia, del 13% al di sotto della media storica 2006-2016 che è stata di 45.8 milioni di ettolitri. E all’interno di questa analisi più di lungo termine, il Nord Italia è soltanto l’8% sotto media grazie al Nord Est, mentre possiamo dire che la situazione è veramente difficile in centro Italia dove la produzione è del 30% inferiore alla media storica. Passiamo a un’analisi più dettagliata nel resto del post.

  • Con una produzione attesa di 40.0 milioni di ettolitri (inclusi mosti che mediamente negli ultimi anni sono stati 2-2.5 milioni di ettolitri), l’Italia si avvia alla vendemmia più scarsa degli ultimi anni, in buona compagnia di altri paesi come la Francia. Parliamo di un calo del 26% rispetto all’annata (record opposto) del 2016 e del 13% circa sotto la media storica 2006-2016 di 45.8 milioni di ettolitri.
  • La situazione è molto variegata tra le regioni, anche perché il 2016 era andato molto male in alcune regioni (Campania per esempio) e quindi le variazioni sono da leggere in modo differente.
  • Se ci atteniamo al confronto storico, le situazioni più difficili sono in centro Italia, dove la produzione di 4.2 milioni di ettolitri viaggia ben sotto gli standard vicini a 6 milioni. La Toscana sarà il 24% sotto media se le stime si avvereranno, il Lazio il 32% sotto, l’Umbria addirittura il 40% sotto.
  • Va molto male anche nel sud e isole, con una produzione attesa di 18.2 milioni di ettolitri, il 13% sotto la media. In particolare, la Sicilia con una previsione sotto 4 milioni di ettolitri sarebbe il 30% sotto la media storica, mentre la Puglia, nonostante il forte calo atteso era arrivata nel 2015-16 a produzione estremamente alte, per cui nel 2017 i 6.7 milioni di ettolitri attesi sono in realtà allineati alla media storica. Calabria (+16%) e Abruzzo sono in situazione simile alla Puglia.
  • Insieme alla Puglia, le cose non andranno poi così tanto male al Nord, salvo eccezioni. Veneto e Friuli Venezia Giulia sono rispettivamente allineate alla media e a +24%. Il che porta il Nord a limitare il danno a un -8% rispetto alla storia. Se il Nord Est non piange, nel Nord Ovest invece la situazione è molto peggiore. Il Piemonte sarebbe del 30% sotto la media storica, la Lombardia del 16% e Liguria e Valle d’Aosta si pongono in una via di mezzo.
  • Non resta che aspettare, per adesso guardiamo queste funeste tabelle.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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