USA


Cause e conseguenze dell’incremento di alcol nel vino americano – studio AARES conference

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Il documento da cui questo post e’ tratto e’ caricato qui.

Vi segnalo e vi allego questo rapporto sulla tendenza all’aumento del contenuto di alcol nei vini americani negli ultimi 30 anni. E’ un rapporto interessante perche’ dimostra un significativo incremento del contenuto di alcol nel vino e lo rapporta sia alla tendenza del mercato (che negli anni ha richiesto vini piu’ morbidi e maturi) ma anche all’aumento delle temperature dell’area californiana negli ultimi anni. Non si raggiungono considerazioni eclatanti ma si prova una tendenza molto consolidata e che probabilmente, nei prossimi 10-15 anni, potrebbe diventare una specie di handicap per il prodotto vino, a fronte di una tendenza “salutistica” che ovviamente classifica l’alcol tra le cose negative e da evitare. Con una considerazione molto interessante: viste le differenze nell’incremento di alcol tra vini premium (di piu’) e vini base (di meno) o tra vini bianchi (di piu’) e rossi (di meno), sembra di poter dire che il contenuto di alcol sia totalmente gestito dal produttore, che quindi potrebbe anche reagire e compensare il cambiamento climatico con tecniche produttive adeguate.



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Indagine Wine Market Council sui consumatori americani di vino

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Il Wine Market Council propone come ogni anno una slideshow sul consumatore americano. Quest’anno lo studio approfondisce due aspetti: il passaggio dal consumatore saltuario a quello abituale e l’utilizzo dei nuovi media (internet e sue applicazioni) nella fase di reperimento delle informazioni ma anche di acquisto. Quali sono le conclusioni del rapporto: (1) che il consumo di vino in USA continua a crescere per il passaggio di consumatori da una frequenza saltuaria al consumo abituale di vino; (2) che questa tendenza e’ visibile in tutte le fasce dei consumatori, anche se il progresso piu’ significativo e’ quello della fascia di eta’ tra i 30 e i 45 anni (Generation X); (3) che i giovani si stanno orientando su nuovi vitigni, come il Malbec e lo Syrah/Shiraz, mentre il gradimento di alcuni prodotti come il Pinot Grigio non sembra crescere tra i giovani rispetto agli anziani; (4) che i nuovi media hanno un’influenza crescente (ci avreste scommesso), anche se dobbiamo considerare la particolarita’ del mercato americano; (5) che i prodotti del nuovo mondo incontrano sempre di piu’ le preferenze dei consumatori, a differenza di quelli del vecchio mondo, soprattutto francesi, tedeschi e portoghesi.



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Constellation Brands – risultati terzo trimestre 2010/11

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I risultati del terzo trimestre di Constellation che vedete riassunti nei grafici del post sono stati buoni cosi’ come il mercato se li aspettava. L’azienda ha proceduto a rialzare le attese sull’utile per azione 2010 (febbraio 2011) da 1.63-1.78 a 1.80-1.85, anche grazie al fatto che l’ultimo trimestre dell’anno sara’ particolarmente buone contro il medesimo dell’anno precedente, che era invece stato influenzato dal giochetto del destocking (cioe’ l’azienda aveva venduto meno per ridurre i magazzini dei rivenditori).



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Mercato del vino USA: dimensione e quote di mercato per singolo stato

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Fonte: OEMV su dati Vinitrac e Impact Databank
Qualche giorno fa abbiamo analizzato le quote di mercato del vino italiano in USA in base alle fasce di prezzo. Oggi guardiamo alla geografia degli USA per capire un po’ quanto vino italiano si beve e dove (tutti i dati sono basati sui volumi). Quali sono le principali conclusioni? (1) in proporzione, il vino importato in USA si beve soprattutto sulla costa est e nel centro del paese; (2) le posizioni forti del vino italiano sono in 2-3 stati, ovvero New Jersey, New York e Michigan; (3) quando si incrociano i dati sulle importazioni con quelle sulle quote di mercato, i grandi mercati del vino italiano in USA sono senza dubbio New York, California e New Jersey; (4) in linea generale, gli americani che bevono vino in modo frequente, scelgono il vino italiano nel 10% dei casi (il 36% del vino importato moltiplicato per il 27% di penetrazione delle importazioni nel mercato); (5) l’Italia e’ il numero 1 tra i prodotti importati in tutti i maggiori stati salvo che nel Maryland, dove e’ sopravanzata dal vino australiano.




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La posizione del vino italiano in USA per fascia di prezzo – dati Vinitrac 2010

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Questa volta non sono gli americani ma gli spagnoli che fanno uno studio molto interessante sulla struttura del mercato USA delle vendite al dettaglio (offtrade), che secondo questi dati assomma nel 2010 a circa 147 milioni di casse di vino, di cui 41 milioni provenienti dall’estero e di cui circa 20 milioni di vino pregiato (oltre 10 dollari la bottiglia). Gli spagnoli lo fanno per capire il potenziale del loro prodotto. Quello che e’ interessante per noi e’ capire i punti di forza del vino italiano, che sono i seguenti: (1) una quota di mercato molto rilevante in ogni segmento del mercato, rappresentiamo quasi sempre il 30% o piu’ delle importazioni USA; (2) una forte presenza nella fascia media del mercato, dove si concentra il 70% del vino imbottigliato italiano (tra 5 e 10 dollari). I numeri sono molto interessanti e vale la pena andare a guardarli in dettaglio, anche perche’ e’ chiaro che il vero concorrente del vino italiano in USA al di fuori del vino locale non e’ la Francia ma bensi’ l’Australia, per quanto questa si posizioni in modo speculare rispetto a noi.



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