Campari, divisione vino – risultati primo trimestre 2013

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Il gruppo Campari ha deciso di cambiare il sistema di reportistica, come vi avevo anticipato qualche mese fa. La divisione vino del gruppo subirà però un altra grande trasformazione, che consiste nell’aggiunta di alcuni prodotti “vinicoli” derivanti dalla recente acquisizione in Giamaica (Lascelles de Mercado), che sono tipicamente venduti in America e nel resto del mondo, per dirla in base alla reportistica di Campari. Ciò per introdurvi alla performance di vendite della divisione vino, che cresce nel primo trimestre del 27% a 41 milioni di euro. In realtà il numero racchiude andamenti diversi, quali un pessimo andamento in Italia anche per via del famoso articolo 62 che ha determinato una variazione delle politiche di vendita, spostate nei prossimi trimestri. Vediamo i numeri e i principali commenti in dettaglio.

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  • La crescita organica nel trimestre resta positiva, a 3.5%, molto meglio del gruppo che segna un -9%, dovuto al calo degli spirits in Italia ma anche a un rallentamento improvviso in Australia e alla persistente debolezza in Germania. Mi sembra interessante notare che se si “capitalizzano” i primi trimestri degli ultimi 5 anni, la divisione vino di Campari sta a “114”, dato 100 il 2008, mentre il gruppo sta a “113”. Il che indica che al netto di questo primo trimestre pazzerello, il vino in Campari in termini organici è cresciuto uguale al resto.
  • La crescita è molto disomogenea. In Italia si parla di un -24% organico con una piccola compensazione (1.6%) dai nuovi accordi di distribuzione, che in tutto sono ora il 6% delle vendite della divisione, che porta le vendite a meno di 5 milioni sui 41 totali. E’ interessnate il commento di Campari che dice che nel segmento ristorazione, il consumo di vino subisce una “contrazione superiore al calo delle presenze nei ristoranti stessi”.
  • In Europa il vino Campari funziona bene, con un incremento del 12% sia in termini omogenei che assoluti, da 18 a 20 milioni di euro. A giocare forte qui è il mercato russo con i brand della Cinzano e Mondoro, che beneficiano anche della base di comparazione particolarmente favorevole. Vanno male invece gli spumanti Cinzano in Germania e la controllata Odessa in Ucraina.
  • Nelle Americhe è dove il forte incremento derivante dalle acquisizioni (+25%) si verifica. Campari non ha comunicato di preciso di quali prodotti si tratta probabilmente di “Magnum Tonic Wine” da circa 400mila casse in termini di vendite.
  • Nel resto del mondo il calo organico è del 5%, dovuto principalmente al difficile andamento in Australia, dove il segmento vino benefica delle forti vendite del brand Riccadonna.
  • Se passiamo alle vendite per brand, la crescita organica nel primo trimestre è positiva per i Vermouth Cinzano, che crescono dell’8%, mentre gli spumanti sono in calo del 10%, con Sella e Mosca giù dell’8%. Gli spumanti “tutti insieme” ed escluso Cinzano fanno +50%, ma è un dato da prendere con le molle. In ottica di lungo termine, sommando i primi trimestri dal 2008 a oggi, la situazione è chiara e crudele: Cinzano vermouth 120, Cinzano Spumanti 111, Sella & Mosca 70…
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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