dati ISMEA


Cina – importazioni di vino 2017

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Siccome i dati di UN Comtrade ancora latitano (ma mi assicurano che sono in fase di elaborazione), sono un po’ in ritardo con gli aggiornamenti 2017 sulle importazioni di vino nei principali mercati. Mi aiuta però ISMEA e Tiziana Sarnari che ha prodotto un aggiornamento con i dati sulle importazioni di vino in Cina per il 2017, che oggi pubblichiamo. Sebbene non siano pubblicati i dettagli per categoria, poco importa, dato che il mercato cinese ha una penetrazione molto scarsa negli spumanti.

La Cina resta un mercato in forte crescita anche nel 2017, con importazioni cresciute del 15% in euro a 2.5 miliardi e del 19% in valuta locale (che si è svalutata del 4% – e che continua a farlo anche in questa prima parte del 2018, -6% sinora rispetto al primo trimestre 2017). I volumi sono saliti del 18% a 7.5 milioni di ettolitri. L’Italia resta in una posizione di rincalzo, con un peso del 6% circa e un ritmo solo marginalmente superiore alla media. Rallenta la Francia e avanzano i cileni e, soprattutto gli australiani. Passiamo a commentare qualche dato insieme allora!

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I prezzi all’origine dei vini DOC – aggiornamento 2017 su dati ISMEA

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Grazie al lavoro di Tiziana Sarnari e del team di ISMEA proponiamo “con anticipo” rispetto al solito (giugno) un’analisi dell’andamento dei prezzi dei vini nelle borse merci. L’anticipo è anche legato alle forti tensioni derivanti dalle attese di produzione 2017 molto scarse, che stanno spingendo al rialzo i prezzi dei vini a partire da quanto è diventato più chiaro l’andamento della vendemmia. Per inquadrare il problema diciamo che l’indice dei prezzi sale del 35% a fine 2017 su fine 2016, tutto concentrato nella seconda parte dell’anno. Non trovate queste variazioni nei dati medi, che ancora incorporano 7 mesi (fino a luglio) di prezzi pressoché stabili. Questa situazione avrà delle ripercussioni sui prezzi al dettaglio dei vini da tavola e IGT presumibilmente già nel 2018. Avevamo commentato situazioni simili in passato, sappiamo anche che sarà probabilmente un impatto passeggero, ma di certo ci saranno delle ripercussioni sui margini delle aziende durante il 2018-19 quando questi prodotti saranno messi in commercio. Approfittiamo poi per fare il punto sulle quotazioni dei principali vini DOC, dove emerge la forza del Brunello (oltre 1000 euro in media 2017 per ettolitro, +13%), forse ancora non riflessa pienamente nel valore delle vigne, ma anche dei vini della DOC Etna (+12% lungo un percorso di costante crescita) e del Barbaresco. Un po’ a sorpresa (e con sollievo dei produttori/imbottigliatori) hanno mollato un pochino i prezzi del Prosecco. Passiamo all’analisi dei dati.

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La produzione di vino in Italia nel 2017 – stima ISMEA/UIV

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Fonte: ISMEA/UIV
Anche se normalmente non pubblico le stime di produzione fino a che non sono molto stabili, penso che la vendemmia 2017 sia talmente particolare da richiedere una maggiore visibilità. UIV e ISMEA hanno stilato la loro stima ufficiale con una produzione di vino e mosti attesa a solamente 40 milioni di ettolitri. Voltandoci indietro, ci troveremmo di fronte alla produzione più bassa di sempre. Le implicazioni sono ovvie: con un consumo interno stimato leggermente sopra il 20 milioni di ettolitri e un livello di esportazione all’incirca simile, la bilancia del vino è in deficit, considerando anche che una parte dei 40 milioni di ettolitri diventa mosto (probabilmente il 5%, e non necessariamente vino). Dire oggi cosa succederà è difficile però è chiaro che: 1) i prezzi del vino saliranno in modo significativo, mettendo pressione ai margini degli imbottigliatori; 2) non vince nessuno perché se i prezzi sono più alti c’è meno vino, quindi anche chi è molto integrato nella fase agricola avrà problemi a mantenere le vendite; 3) sarà una vendemmia e una produzione più costosa e nonostante questo è difficile che la qualità del vino sia paragonabile alle annate normali; 4) le esportazioni in volume caleranno, probabilmente parzialmente compensate dall’aumento dei prezzi, dato che l’annata è pessima anche in Spagna, Francia e, a leggere i dati di Concha y Toro, anche in Sudamerica. Quindi meno vino, più caro.

All’interno della vendemmia 2017, che ISMEA/Assoenologi ha battezzato con delle fasce di calo tra il 10-15% (estremo NordEst e Campania) e oltre il 30% (centro Italia e isole), vanno fatte alcune considerazioni relative al confronto storico. Ovvero, stiamo confrontando l’annata peggiore di sempre con l’annata migliore degli ultimi 10 anni. Quindi è chiaro che dire “vendemmia in calo del 26% rispetto al 2015” faccia un bel titolo del giornale che spinge il lettore a soffermarsi sull’articolo. Con un occhio un po’ più bilanciato, potremmo dire che si tratta di una pessima vendemmia, del 13% al di sotto della media storica 2006-2016 che è stata di 45.8 milioni di ettolitri. E all’interno di questa analisi più di lungo termine, il Nord Italia è soltanto l’8% sotto media grazie al Nord Est, mentre possiamo dire che la situazione è veramente difficile in centro Italia dove la produzione è del 30% inferiore alla media storica. Passiamo a un’analisi più dettagliata nel resto del post.

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Il valore delle DOC/DOCG – stima I Numeri del Vino 2016

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Dopo esserci occupati di volumi prodotti nel 2015 e di prezzi medi nel 2016 è il giorno in cui mettiamo insieme i due dati e facciamo la moltiplicazione per calcolare il valore presunto alla produzione delle DOC Italiane. Come avete letto diverse volte è un calcolo difficile e approssimativo ma che fornisce un quadro di dove sta il valore. Vi ricordo che i dati di produzione sono quelli della vendemmia (e non della commercializzazione, che varia a seconda dei disciplinari e delle scelte dei produttori), per cui per esempio trovate un dato 2015 del Barolo che sarà il volume potenzialmente messo in commercio a partire dal 2019 o un valore del Prosecco che si basa su volumi prodotti e non commercializzati.

Fatta la dovuta premessa, che cosa ci dicono questi dati? Lo stesso che le esportazioni e i volumi. La concentrazione del valore delle DOC è negli spumanti. In quel segmento ci sono volumi elevati e prezzi buoni. Il Prosecco, con l’esplosione dei volumi prodotti nel 2016 e un prezzo (ancora per quest’anno) cresciuto del 16% diventa il punto di riferimento italiano con un valore di 750 milioni di euro, quasi il doppio dello scorso anno, ma anche il fratello maggiore, Conegliano Valdobbiadene cresce del 26% a 170 milioni di euro, con un rialzo simile dei prezzi (ma molto meno in termini di volumi). A questi  fa da contraltare il calo dell’Asti, che resta pur sempre la terza DOC italiana per valore. Il quadro insomma è positivo: la crescita media delle prime 10 DOC per valore è del 14%, che resta l’11% per le prime 20. Passiamo ai dati.

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I prezzi all’origine dei vini DOC – aggiornamento 2016 su dati ISMEA

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Grazie a ISMEA e al lavoro di Tiziana Sarnari possiamo anche quest’anno fornire un quadro dettagliato dei prezzi medi annui delle DOC italiane. Come dal 2010 a questa parte, anche nel 2016 i prezzi delle DOC sono cresciuti, a un ritmo dell’8% circa che è molto simile al progresso fatto registrare nel quinquennio. La particolarità dei dati 2016 è però che “in media” questo incremento dei prezzi è soprattutto legato ai vini bianchi, che secondo ISMEA sono passati da una media di 140 euro per ettolitro a 163 euro, mentre nel caso dei vini rossi i prezzi sono rimasti stabili intorno a 145 euro a ettolitro. Naturalmente all’interno delle categorie la situazione è molto più variegata: i grandi vini rossi crescono comunque, soprattutto quelli delle Langhe (e il Barbaresco in particolare), mentre nei vini bianchi non a sorpresa tra i vini che crescono di più ci sono il Prosecco e le basi spumanti, tutti al loro massimo storico. Passiamo dunque a guardare i dati insieme.

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