Santa Margherita – risultati e dati di bilancio 2021

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Con Santa Margherita apriamo all’analisi delle aziende vinicole non quotate e osserviamo degli andamenti che saranno comuni a diverse aziende posizionate, diciamo così, nel segmento premium del vino. Osservando questi dati e i grafici che li accompagnano, il 2021 sembra la continuazione naturale di un percorso che dura da qualche anno e che ha visto nel 2020 una specie di inciampo. Lo stesso vale, per allargare il discorso, per diverse aziende coinvolte in settori adiacenti come gli spiriti oppure le aziende del lusso. In alcuni casi, anzi, la pandemia sembra avere in qualche modo aiutato alcune categorie di prodotti, “portando in casa” uno stile di consumo che in precedenza era prettamente riservato al “fuori casa”, come per esempio l’abitudine degli aperitivi che in qualche modo potrebbe aiutare anche il segmento degli spumanti.

Fatta questa lunga premessa, i dati 2021 di Santa Margherita, confrontati con il 2019 (dimentichiamoci il 2020…), mostrano un incremento del 16% del fatturato a 221 milioni di euro, con una dinamica più marcata per le esportazioni (che stimiamo essere in crescita di poco più del 20% sul 2019) che per il mercato domestico (+7% stimato). Per quanto riguarda le principali entità legali (trovate grafico in fondo al post), nel 2021 Santa Margherita ha fatturato 117 milioni contro 106 del 2019, Ca del Bosco ha toccato quota 47 da 42 del 2019. Per i due principali marchi, la quota delle esportazioni rappresenta l’84% e il 20% rispettivamente delle vendite.

 

A fronte di questi ottimi risultati commerciali ci sono risultati reddituali particolarmente positivi, nonostante diverse complicazioni contabili, che partono dall’ammortamento dei marchi rivalutati lo scorso anno (un noioso impatto di circa 8 milioni annui) fino alle discontinuniutà fiscali introdotte dal regime di patent box. In questo senso, il margine operativo lordo forse rappresenta la misura più corretta per definire l’andamento del 2021. Tolte le rettifiche sui crediti, Santa Margherita ha raggiunto quota 79 milioni, +44% sul 2019. Si tratta del livello più elevato di sempre sia in termini assoluti che in termini relative (36% delle vendite contro il 29% del 2019 e il precedente picco del 2016 del 34%). L’utile netto di 41 miloni raddoppia rispetto al 2019 ma non è molto distante dal 2020, anche se come dicevo sopra meglio non prenderlo a confronto.

Dal punto di vista finanziario, le questioni contabili perdono di peso e i dati si riconciliano. Il 2020 era stato un anno di indebitamento netto in leggera crescita (153 milioni, +7), dopo il pagamento di circa 20 milioni di dividendi. Il 2021 invece segna un calo del debito a 126 milioni (-27 milioni), dopo il pagamento di 24 milioni di dividendi e dopo l’acquisizione per circa 6 milioni della tenuta americana Roco Winery LLC con sede a Newberg, Oregon (Usa) (fatta attraverso la controllata americana, di cui detiene il 90% del controllo, che presumbilmente sarà consolidata dal prossimo anno). Il tutto implica una generazione di cassa per gli azionisti leggermente di circa 57 milioni di euro. I rapporti di indebitamento dunque scendono a circa 1.6 volte  (debito su margine operativo lordo), dopo il temporaneo incremento degli ultimi anni a seguito delle acquisizioni, che peraltro sono ricominciate a fine 2021.

In conclusione un ottimo anno per Santa Margherita, con un’apertura di 2022 ancora positiva. L’esposizione alle zone del conflitto è marginale (1.6% del fatturato) e quindi non dovrebbe creare particolari problemi. Più difficile, a opinione di chi scrive, sarà gestire i margini a venire, viste le pressioni inflazionistiche in atto e la base di confronto particolarmente sfidante.

 

 

 

 


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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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