Le vendite di vino via internet in Italia – dati Tannico e IWB

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Con la pubblicazione di oggi penso di coprire un buco di questo blog, che è l’assoluta mancanza di informazioni relativamente alle vendite online di vino. Lo faccio con l’aiuto di due fonti: Tannico.it, che ha pubblicato una ricerca relativa alle vendite online e Italian Wine Brands, che nel suo prospetto informativo ha pubblicato una classifica delle vendite online di vino in Italia, mettendo Giordano (uno dei due pezzi di IWB) in cima alla lista. Devo immaginare, viste le recenti dichiarazioni trionfali di Tannico.it (e la stabilità del fatturato totale di Giordano) che la classifica 2014 sia cambiata, e non di poco, e che nel 2015 cambi ancora di più. Intanto questo abbiamo e approfitto per invitare i diversi siti (se hanno piacere) a mandarmi i loro dati di fatturato 2014 per fare una migliore classifica!

Una considerazione va infine fatta relativamente al mercato online. L’Italia è un mercato di telefonini e smartphone piuttosto che di banda larga. Quindi, la penetrazione dell’ecommerce di vinoi sarà tanto più effettiva quanto più veloce e efficace sarà lo sbarco di questi operatori nel mondo dei telefonini.

Passiamo ad analizzare i dati.



 

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  • Come specifica la ricerca di Tannico, le vendite di vino online in Italia sono irrisorie, pari allo 0.2% delle vendite totali di vino quasi 10 volte di meno della media mondiale dell’1.8% e certamente meno di quanto si registra in altri paesi europei come la Germania al 2.3%, Francia al 5.8% o il Regno Unito al 6.8%.
  • In realtà la ricerca include anche un incredibile 27% di vendite online in Cina sul totale. Riporto il dato così com’è, anche se qualche dubbio sulla sua veridicità resta.
  • Chi vende e quanto? Secondo IWB nel suo prospetto in Borsa nel 2013 Giordano ha venduto per quasi 1.5 milioni di euro (stiamo parlando di fatturato, quindi esclusa IVA 22% e al netto dei resi) contro circa 0.8 milioni di euro di Xtrawine.com e 0.6 milioni di euro di Tannico.it.
  • Le cose sembrano però essere radicalmente cambiate nel 2014. Da un lato Giordano ha avuto vendite stabili (non sappiamo come sono andate quelle online), mentre anche considerando i resi, sia Tannico che Xtrawine dovrebbero avere superato la barriera dei 2 milioni di euro di fatturato.
  • Infine, un punto sui prezzi medi di vendita, che sono tra 12 euro e 20 euro per bottiglia. Sono livelli molto elevati considerando la media del prezzo di vendita della grande distribuzione italiana, dove abbiamo visto i prezzi medi non superano nel migliore dei casi i 10 euro per al litro. Il canale internet in questa fase iniziale si configura dunque come specializzato in prodotti di gamma medio-alta.
Se siete arrivati fin qui…
…ho un piccolo favore da chiedervi. Sempre più persone leggono “I Numeri del Vino”, che pubblica da oltre dieci anni tre analisi ogni settimana sul mondo del vino senza limitazioni o abbonamenti. La pubblicità e le sponsorizzazioni servono per aiutare una missione laica in Perù. Per fare in modo che questo lavoro continui e resti integralmente accessibile, ti chiedo un piccolo aiuto, semplicemente prestando da dovuta attenzione con una visita alle inserzioni e alle sponsorizzazioni presenti nella testata e nella sezione laterale del blog. Grazie. Marco Baccaglio
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

34 Commenti su “Le vendite di vino via internet in Italia – dati Tannico e IWB”

  • bacca

    Ciao Alessandro,
    ho voluto chiaramente inserire che si tratta della stima di IWB, che hanno pubblicato nel loro prospetto di quotazione. Probabilmente, non avendo dati ufficiali a cui accedere (e magari non avendo avuto voglia di accedere al vostro bilancio presso la camera di commercio), hanno preso quello che hanno trovato…
    Proprio per quello “aspettavo” un segnale dei diretti interessati. Quindi se capisco bene i tuoi numeri gli 80mila euro segnati li sono del 2012, invece sono stati 160mila nel 2013 e 320mila nel 2014. Ci intendiamo che sono “fatturato” (quindi senza IVA), guisto?

    grazie

    Marco

  • Alessandro Morichetti

    Mi piacerebbe fossero stati + 100% ma per ora siamo solo al +50% ;-). Pubblicare stime (loro, non voi) quando i dati sono accessibili – parliamo di dettagli – non mi sembra un metodo così eccezionale, ad ogni modo.

  • bacca

    Ciao Alessandro, quindi se dovessi tirare una riga sul tuo 80 dovrei mettere un 120, corretto? Come ho scritto nel post, questo era quello che passava il convento con ampi spazi di miglioramento. Se mi confermi che questo e’ largo circa il numero lo faccio molto volentieri!

    Marco

    PS quando parli di voi… sono io… 🙂

  • raffaele

    In effetti su un campo cosi dinamico, presentare i dati 2013 mi sembra abbastanza fuorviante…
    Curiosità: bene le percentuali vendita ecommerce su vendita totale per paese, ma non si potrebbe anche indicare i valori assoluti?
    Per esempio, qual’è il volume globale della Germania ? Perchè va bene che percentualmente i tedeschi comprano 10 volte piu degli italiani, ma in valore assoluto questo come si traduce?

  • bacca

    Ciao Raffaele,
    ti posso assicurare che se fosse stato possibile fare qualche moltiplicazione per trasformare le % in valori assoluti le avrei fatte.
    Purtroppo di dati coerenti transnazionali non ce ne sono soprattutto quando passi dai volumi ai valori. Ognuno parla la sua lingua.
    Gli stessi dati aziendali possono essere confusi tra al netto dei resi o al lordo dei resi, con o senza IVA e via dicendo.
    Quindi, per non correre il rischio di scrivere numeri quasi certamente SBAGLIATI fonte inumeridelvino.it, preferisco non lanciarmi in questi voli pindarici.
    Siccome queste % sono fatte da Tannico.it, probabilmente loro sono in grado di dirti che cosa hanno messo al numeratore e al denominatore della frazione…

    Come mai 2013 e non 2014? Beh, a questo e’ piu’ facile rispondere, dato che Italian Wine Brands ha preparato il bilancio a cavallo del fine anno non aveva sicuramente a disposizione i dati del 2014.

    Ciao!

    Marco

  • bacca

    Ciao Stefano, grazie per le informazioni… se gli altri ti seguono riusciamo a fare una classifica 2014 che certamente metto in linea!

    Marco

  • luca

    ma il fatturato di Giordano è esclusivamente quello dell’online??
    xche mi sembra strano che nel 2013 solo con l’online abbia fatturato + del doppio rispetto a e-commerce come extrawine e altri……..
    poi mi sembra molto strano non vedere il classifica Wineverse, Negoziodelvino e Svinando, o ve li siete dimenticati o nel 2013 ancora nn erano nati.

  • bacca

    Ciao Luca,
    io non mi sono dimenticato niente perche’ (purtroppo!) quella classifica non l’ho fatta io ma IWB (leggi Giordano), come chiaramente citato nella fonte.
    Purtroppo i miei mezzi non mi consentono di fare un lavoro di questo tipo.
    Detto questo, i siti che tu mi menzioni io non li conosco, quindi non mi sono nemmeno posto il dubbio.

    Per quanto riguarda Giordano, di nuovo, quel fatturato e’ quello che Giordano ha dichiarato nel suo prospetto di quotazione, sotto sua responsabilita’. Non e’ un dato verificato perche’ ne’ CONSOB ne’ Borsa Italiana si prendono la briga di controllare i prospetti delle societa’ che vanno in quotazione sul segmento AIM della Borsa Italiana.

    Se hai dei dati da condividere con noi per costruire una migliore classifica, come hanno fatto Stefano e Alessandro nei commenti precedenti, sono piu’ che benvenuti.

    Grazie!

    Marco Baccaglio

  • luca

    io tempo qualche mese fa ho fatto una piccola analisi sulla visibilità dei siti web che trattano “settore alimentare” x quello ti citavo quei siti xche erano nelle prime 10 posizioni a livello di visualizzazioni web.
    detto questo credo che:
    – Wineverse o meglio http://www.wineverse.it/ dovrebbe esserci nella classica dei fatturati 2013
    – Negoziodelvino o meglio http://www.negoziodelvino.it/ dovrebbe aver aperto nel 2014 quindi se è così, è corretto che non ci sia in classifica.
    – Svinando o meglio wwww.svinando.com dovrebbe esser attiva da parecchi anni e mi sa anche lei dovrebbe esser in classifica.

    concludo dicendo che a mio parere e-commerce italiano rispetto ad altri stati è veramente molto indietro, quindi i dati andranno in forte incremento, come ci ha confermato stefano x extrawine.
    e sarà molto bello vedere i dati del 2013 confrontati tra i dati dei prossimi anni.
    di sicuro nei prossimi anni vedremo dei bei segni + nei fatturati, che in questo momento dove l’economia generale risulta “pessima” fanno sicuramente piacere

    saluti
    Luca Spera

  • luca

    concordo, ma essendo già difficile capire i reali fatturati direi che è impossibile capire i margini….
    detto questo e-commerce settore vino è molto impegnativo e difficile, anche x questo circa 2 mesi fa ho sconsigliato a un mio cliente di fare il suo sito.
    x aver successo nel vender vino online credo che ci voglia molto tempo e anche grandi capitali, sarebbe interessante sapere da quanti anni sono attivi i siti citati in classifica, cosi si potrebbe verder il reale incremento avuto da ognuno e far una media.
    Credo che tutti i fatturati indicati nella tabella siano riferiti all’anno di lavoro 2012, anche xche come è giusto che sia il bilancio di una società di un determinato anno prende sempre in considerazione l’anno precedente (lo stesso vale anche x le persone fisiche) quindi è la normalità.
    bisognerebbe cambiare il titolo del grafico dei fatturati, scrivendo fatturato annuo esercizio 2012.

  • bacca

    Ciao Luca e Alessandro,
    due considerazioni in merito ai vostri commenti:

    – il titolo del grafico è assolutamente corretto, perchè è fedele a quanto fornito dalla fonte dei dati. Io non “cambio” i dati che prendo da una fonte ma le sono fedele. Anzi, per essere ancora più fedele, aggiungo nel post il grafico esatto fornito da IWB nel prospetto.
    QUindi il titolo del grafico dei fatturati è quello perchè chi lo ha costruito così ha definito i dati. Se i dati sono sbagliati, sono sbagliati alla fonte. Come ho proposto nel post, se mi mandate i vostri bilanci 2013 o (meglio) 2014, io sono felicissimo di recensirli e fare una classifica dei siti internet di vendite di vino online in Italia.

    – relativamente al commento sul margine operativo… io sono convinto che in una fase così embrionale del business sia importante guardare alla quota di mercato e a cercare di espanderla il più possibile cercando di non perdere soldi, piuttosto che cercando di arricchirsi. Poi con il crescere delle dimensioni, il margine “viene” più per la scala, perchè da quanto vedo dalla mia esperienza di analista finanziario, quello online è una attività con delle barriere all’entrata così basse che i margini % sul fatturato resteranno bassi, su fatturati sperabilmente molto alti. Amazon da questo punto di vista insegno.

    Vi metto immediatamente in linea il grafico, che potete voi stessi consultare sul blog tra qualche minuto!

    un caro saluto. A questo punto mi piacerebbe conoscervi di persona! Io spesso bazzico a Barbaresco, tu Alessandro sei da quelle parti, corretto?

    Marco

  • Fabrizio

    Ho letto con interesse e curiosità l’articolo, dato che sto analizzando un business plan di e-commerce di prodotti enogastronomici destinati al mercato inglese e tedesco.

    Il dato sulla scarsa penetrazione delle vendite online in Italia con 0.2% a fronte di un 6.8% in UK lo trovo abbastanza ovvio se pensiamo che il nostro è un paese produttore di vino e quindi dispone di una distribuzione locale e regionale, mentre in UK si tratta di un prodotto di importazione e quindi l’acquisto online permette di abbattere i costi di intermediazione. Resta anomalo il dato francese, dove la percentuale di acquisti online è insolitamente alta per un passe che è un forte produttore nonché forte consumatore e dispone di una distribuzione alimentare molto avanzata.

  • Marco Tondi

    Buongiorno,
    Credo che il 2014 sia stato l’anno 0 per la crescita se pur ancora modesta e senza particolari strategie dell’e-commerce nel settore vino.
    La maggior parte delle Aziende produttrici, anche di medio/grandi dimensioni non considera ancora il canale on-Line come un vero canale distributivo come l’HO.RE.CA , il canale Tradizionale delle Enoteche e negozi e il canale GDO.
    Alcuni operatori Web usano una tipologia di marketing legata al prezzo aggressivo su vini di grande notorietà , tipico sistema della GDO, il classico prezzo civetta per far entrare gente nei supermercati , che nel Web equivale alla crescita degli accessi al sito e alla notorietà’/ reputazione del portale.
    Questo frena i produttori, che vogliono difendere il valore del proprio Brand e la filiera distributiva faticosamente creata, nel creare rapporti costruttivi con i gestori dei Siti
    Dobbiamo anche considerare la grandissima capillarità della distribuzione del vino in Italia, la più alta in assoluto nel mondo, nettamente superiore anche al nostro competitor di produzione che e’la Francia.
    L’unica strada di crescita a mio avviso rimane quella della qualità globale del servizio che può dare il sito , sia in termini di informazione e guida alla scelta del giusto prodotto per ogni tipologia di cliente che cui si rivolge ma
    anche di servizi Post -Vendita che potrebbero anche passare nell’ambito non più propriamente solo virtuale.
    Non mi è mai capitato che il management di un sito che vende vino mi abbia chiesto di organizzare una visita in azienda per i suoi migliori clienti, una degustazione particolare con l’Enologo o ad esempio preparare una speciale selezione di vini di certe annate da proporre ai clienti più esigenti, ecc.ecc.ecc.

    Marco Tondi

  • bacca

    Grazie Marco del tuo commento, molto utile per capire la prospettiva del produttore che non vuole concorrere soltanto sulla leva del prezzo.
    In effetti, anche nel caso mio personale io compero vino su internet “che conosco” quando il prezzo e’ conveniente.
    Detto questo, credo che il canale maturera’ e che alla fine non sara’ altro che un nuovo punto di contatto con i clienti. Per esempio, io credo abbia un forte potenziale l’idea del “wine club” dove chi conosce il brand puo’ fare acquisti ripetitivi senza doversi recare fisicamente sul posto tutte le volte.

    Marco

  • gianluca

    Ciao a tutti. Non sono un operatore del settore ma solo un amante del vino e mi piace promuovere i prodotti tipici del territorio. Non mi addentro nei numeri perchè non è mia competenza, ma limito solo ad osservare che i numeri di “domanda consapevole” on line, son sicuramente molto interessanti e trovo strano che il “fenomeno ecommerce” non sia preso in esame seriamente. Mi vien da pensare che il vino si venda tranquillamente bene (e tutto) attraverso altri canali, per cui non sia necessario sviluppare un nuovo canale di vendita.
    Questi altri canali hanno il vantaggio del contatto “umano” almeno in parte. Ovvio che nel caso dell’ecommerce non si più certo pensare di “mettere su” una sola e mera vendita, ma anche qui serve creare un rapporto più profondo con l’utente che ci sceglie. Quindi un impegno maggiore che, forse, non interessa più di tanto. Grazie

  • Filippo

    La stima é sicuramente inferiore ai numeri reali, anche se da un’indicazione precisa dello sviluppo nel prossimo futuro.
    Sarebbe da aggiungere una parentesi su formati come il vino sfuso in bag in box .

  • Francesco

    Analisi sicuramente interessante, sarebbe interessante avere un aggiornamento visto la velocità di crescita di questo settore. Al di là dei numeri il timore è che i “nostri” e-commerce come http://www.tannico.it o https://www.callmewine.com/ vadano a puntare più alle vendite che alla qualità, punto in cui vincevano rispetto a quelli esteri. C’è da dire che ne stanno nascendo o sono nati alcuni come https://www.wineilvino.it ma anche altri che invece hanno una selezione meno improntata sulla vendita ma più sulla qualità. Speriamo in bene, è un’occasione per l’Italia!

  • Alberto

    Secondo il mio modesto parere di piccolo imprenditore vinicolo, vi dico che l’ecommerce funziona solo se ben strutturato da azioni di marketing mirato. Io, penso che la qualità dei vini di Italia e del Made in Italy in generale, vada difesa e poi sponsorizzata. Quando sono andato in Cina, all’incirca 5 anni fa, i vini italiani non dico che erano sconosciuti, ma quasi. Io mi sono affidato a makeitalyselection.com per esportare in Cina e devo dire che i risultati si stanno vedendo. Tra poco approderò sulle piattaforme ecommerce cinesi. Vi dirò come proseguiranno le vendite.

  • Startup per il Wine&Food | Web in Vigna

    […] Non si tratta solo di vendite online, anche se sicuramente questo è un settore in espansione in cui in Italia siamo ancora indietro, con un misero 0.2% di vendite online sulla media mondiale dell’ 1.8%; il Regno Unito è al 6.8% e la Francia al 5.8%. Nel post di Mauro Baccaglio su I Numeri del Vino potete leggere una analisi accurata. […]

  • bacca

    Cari Lettori,

    questo commento necessita di un chiarimento.

    Il blog devolve ogni introito in beneficenza dalla sua fondazione, nel 2006. La missione Divina Provvidenza in Peru ha ricevuto in questi anni quasi 32mila euro in sponsorizzazioni, corrispettivi di contributi editoriali, interventi e pubblicità. Nel frattempo, tutti i costi vivi sono stati a carico del sottoscritto, di Antonio Tombolini (silenzioso benefattore) e, indirettamente, di Workup che ci ospita.

    Da settembre 2006, questo blog non ha pagato alcun compenso per ottenere i contenuti. Nessun bilancio è stato acquistato, talvolta alcuni bilanci sono stati forniti da conoscenti con accesso alle banche dati.

    Non sono un pescatore, non vado al bar e non sono un chiacchierone.

    La mia proposta a questi nuovi operatori del settore era di ricevere i loro bilanci per poterli analizzare e pubblicare un’analisi. Contenuto gratis, il mio lavoro altrettanto. Non solo nessuno mi ha mandato il bilancio ma oggi mi ritrovo a leggere il commento di Stefano Pezzi di Xtrawine.com, che mi invita a comperarlo per 2.5 euro presso questo sito internet.

    Come mia moglie a cena mi ha fatto notare, 2.5 euro sono il costo di un pasto per un bambino in Peru.

    Credo che i lettori del blog abbiano capito. Tanto basta.

    Marco Baccaglio

  • Stefano

    Cari lettori, credo che parlare per sentito dire non sia il modo migliore di fare informazione. Si citano attori e si forniscono informazioni non corrette. E’ dovere di chi pubblica verificarne la veridicità.
    Non vedo il nesso fra chi vuole comprare un bilancio e i bambini dell’Africa. Se c’è un nesso invito a non comprare più il sapone per devolvere questi importi a chi muore di fame. E cosi via…
    In ogni caso, dal momento che si parla di dati di pubblico dominio senza particolari riserve alla divulgazione, sono disponibile a rendere disponibile i nostri bilanci e, A NOSTRE SPESE, quello dei nostri principali concorrenti che sono società di capitali.
    Per cortesia non facciamo demagogia o depistaggio. Siamo tutti molto impegnati sulle cause umanitarie.
    Un cordiale saluto
    Stefano Pezzi

  • bacca

    Caro Stefano,

    sentirsi dire che il bilancio e’ disponibile a 2.5 euro presso un sito internet quando lei stesso puo’ inviarmelo, converra’ che e’ perlomeno buffo, quasi sfidante. E di fronte a certi stimoli e’ difficile non reagire.

    Passando oltre, sarei molto felice di ricevere il suo bilancio e, vista la sua gentile offerta, quello dei concorrenti rilevanti nel suo settore (che lei certamente conosce meglio di me). Come e’ sempre capitato su questo blog, chi ha contribuito e’ stato pubblicamente ringraziato.
    Una volta ricevuti i dati mi riprometto di elaborarli e pubblicare a inizio settembre (potrei fare prima, ma i lettori sono in vacanza…)
    Sara’ l’occasione per mettere ordine a questa diatriba!

    Come diceva un grande: “dal letame nascono i fiori”.

    Attendo fiducioso e ricambio il saluto.

    Marco Baccaglio

  • Stefano

    Inviato il nostro bilancio 2015. Ho chiesto per scrupolo al nostro avvocato se ci sono problemi a diffondere i bilanci di terzi. Se ho il via libera, come credo, antro pochi giorni condividerò queste informazioni.
    Saluti a tutti
    Stefano Pezzi

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