Le abitudini di consumo di vino in USA – fonte: Wine Council 2011

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Aggiorniamo le statistiche che il Wine Market Council ha pubblicato relativamente al 2011. Devo subito premettere che i dati confrontabili nel tempo non sono tanti quanti avrei desiderato, e che lo studio annuale “saltella” qua e là alla ricerca di nuovi spunti. Gli spunti della presentazione 2011 sono senz’altro quello di inquadrare un incremento del consumo abituale di vino nel paese, di indagare quali sono le ragioni alle base delle scelte d’acquisto dei consumatori (e qui si ripropone l’importanza del marchio e del fare bella figura) e come sta cambiando il ruolo delle guide nella percezione dei consumatori. In quest’ultimo caso la lettura dei dati si presta a una doppia valutazione: essendo i giovani più inclini alle guide dei consumatori più anziani, è questo frutto di un diverso atteggiamento oppure semplicemente del bisogno di colmare un divario informativo rispetto ai consumatori esperti? A me sembra di più la prima, ma mi piacerebbe confrontarmi con voi.

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  • Il dato generale sul consumo di vino mostra nel 2011 un ulteriore progresso. I consumatori abituali di vino passano dal 20% al 21.1% della popolazione, più del doppio di quanti fossero nel 2000. Crescono anche i consumatori sporadici, dal 14% al 15% della popolazione mentre secondo questo studio ci sarebbe un marginale calo dei consumatori di birra-liquori e degli astemi.
  • All’intero dei consumatori di vino si dividono i consumatori core, cioe’ quelli che bevono almeno una volta alla settimana, che sono il 57% dei consumatori di vino (ma soltanto l’11% beve tutti i giorni). Esiste poi un quota del 25% dei consumatori che beve con una frequenza mensile o inferiore al mese.
  • L’indagine sulle ragioni di acquisto ci porta a delle considerazioni interessanti, credo, rispetto anche al consumatore italiano. Primo, il rapporto qualità prezzo è in cima alla lista. Secondo, al terzo posto tra le ragioni menzionate c’è la notorietà del marchio e la necessità di mostrare agli ospiti un prodotto che possa essere rassicurante. Terzo, tra le raccomandazioni degli amici e delle guide non c’è questa grande differenza, come mi ricordo c’era nelle indagini simili fatte in Italia. Quarto, mi pare che il tema del vino organico sia in USA poco considerato.
  • Il pezzo forte dell’indagine mi sembra invece quello delle guide. E’ curioso che tra i consumatori core americani ci sia il 50% circa dei giovani che considera molto importante il giudizio delle guide e tra i consumatori di oltre 45 anni (baby boomers) questa percentuale possa scendere al 21% e ulteriormente al 18% sopra i 66 anni. Ora la domanda è: col passare del tempo i consumatori diventano esperti, fanno le loro scelte e si lasciano guidare meno dalle guide. Ma è possibile che il 50% di oggi sarà il 18% tra 40 anni. A me sembra difficile. Anche in questo caso, gli USA stanno andando in una direzione che sembra differente da quella del nostro paese, dove le guide sono state un pochino messe in discussione…

 

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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