I margini delle aziende vinicole californiane di alta qualita’ – aggiornamento 2013

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Questo è un post che ci apre un po’ gli occhi su quanti soldi fanno e su quale beneficio le aziende vinicole americane di qualità (californiane) hanno maturato operando in un mercato prospero come quello USA. Si tratta del rapporto della Silicon Valley Bank, che dopo aver enumerato le strategie di prodotto mette questa tabellina, che traccia la performance di 100 aziende vinicole americane di piccole-medie dimensioni. Oltre ad analizzare i dati, che ci portano a concludere che “i bei tempi” (alta crescita-alti margini) siano terminati con la crisi del 2009, ho fatto un altro passo confrontando i dati Mediobanca relativi alle aziende (quindi escluso cooperative) con questi, per capire il “gap” di crescita e il “gap” di margini che c’è tra fare vino in USA e fare vino in Italia. I campioni, ripeto, sono diversi, ma anche i contesti sono diversi e qualche interessante spunto lo possiamo ricavare. Andiamo nel dettaglio…

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  • Dunque, secondo il rapporto SV, dopo un quinquennio 2003-2007 in cui la crescita delle vendite ha superato il 20% annuo, le aziende di qualità del vino in California hanno subito la crisi nel 2008-2009, stoppando l’incremento. Quello che è interessante notare è che “la ripresa” dopo la crisi non è stata pari al periodo precedente. Dopo due anni sopra il 10% (2010 e 2011), la crescita si è assestata all’8% nel 2012 e al 6.3% nei 9 mesi 2013, con una previsione di chiudere l’anno probabimente più bassi di questo numero.
  • Le medesime previsioni sul 2014 non parlano di grandi miglioramenti, dato che il tasso di crescita delle vendite è previsto tra il 6% e il 10%.
  • I margini sono anch’essi deteriorati. Non tanto dal punto di vista industriale, dove potete notare come la percentuale si mantenga sopra il 50%, quanto dal punto di vista generale. Ossia, se il margine di “fare” vino si è mantenuto elevato, il costo di venderlo, delle infrastrutture e degli investimenti è cresciuto. Prima della crisi, il margine prima delle tasse era sopra il 10%, con un picco nel 2007 del 16%. Post crisi le aziende americane di qualità non riescono a superare il 7% delle vendite.
  • E qui veniamo alla parte forse più interessante, cioè il confronto con l’Italia, che come ho premesso è parziale, copre campioni diversi ma aiuta a capire il gap. Come vedete quello che ha separato i due campioni non è tanto l’andamento post crisi, più confrontabile, ma quello degli anni 2000, in cui le aziende americani hanno prosperato ben più delle nostre, che già ricordano quel periodo come “buono”.  Concentrandoci sugli anni più recenti, nel 2012 la crescita prevista delle aziende italiane è stata del 6% contro l’8% di quelle USA, l’anno precedente è stata del 9% contro il 12%. Addirittura, le aziende italiane hanno vissuto la crisi 2009 “meno pericolosamente” di quelle americane. Visto il clima terribile del mercato italiano, il risultato 2011 e 2012 sembra essere di tutto rispetto.
  • Dal punto di vista dei margini, il discorso è un po’ diverso perchè le aziende americane in questione presumibilmente hanno un prodotto di qualità superiore al nostro campione. Detto questo, il discorso si ripropone: la differenza di margini sembra essersi assottigliata, non perchè noi facciamo molti più soldi, ma perchè loro ne fanno meno… vi lascio ai grafici.
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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