
Dobbiamo concludere il cammino nelle regioni sui dati ISTAT prima di fine anno. Ci occupiamo oggi del Friuli Venezia Giulia, del quale purtroppo non possiamo utilizzare i dati sulle denominazioni, in quanto sono troppo incompleti. I dati ISTAT 2011 invece ci mostrano tre tendenze molto interessanti di questa regione, che se corrispondono a realtà, caratterizzano particolarmente la regione nel panorama italiano: (1) la produzione cresce invece che calare; (2) la produzione si sta decisamente specializzando sui vini bianchi che prendono il sopravvento; (3) la produzione si orienta pesantemente sulla qualità. I vini da tavola non sono nemmeno rilevati da ISTAT. Entriamo quindi nei numeri in particolare.

- La produzione di vino 2011 è stata di 1.26 milioni di ettolitri, in calo del 5% rispetto al 2011, quando ha toccato il record storico di 1.33 milioni. La produzione è in crescita del 2% annuo nel decennio. A guidare l’incremento produttivo è la provincia di Pordenone, dove nel 2011 si sono prodotti 600mila ettolitri di vino, con una crescita annua del 3% su 10 anni.
- La produzione dicevamo si sta orientando sulla qualità. Secondo ISTAT, la regione produce soltanto vini DOC/DOCG e IGT, rispettivamente per 546mila e 722mila ettolitri nel 2011. Entrambe le categorie mostrano un calo del 5% circa sul 2010, mentre potete apprezzare dalla tabella e dal grafico come la produzione di IGT sia passata da 200mila ettolitri a oltre 700mila nel giro di 4 anni, prendendo volumi dai vini DOC (-100mila ettolitri), dai vini da tavola (che erano 160mila nel 2008) e “mangiandosi” tutto l’incremento produttivo.
- L’altra grande tendenza è quella verso i vini bianchi, che sono ormai arrivati alla soglia di 900mila ettolitri l’anno, il 50% in più del 2008. Sembra invece in calo la produzione di vini rossi, che è scesa a 375mila ettolitri rispetto a un livello che sembrava normale di circa 400mila ettolitri.
- Infine, dal punto di vista “economico”, la produzione di vino ai prezzi di origine vale secondo ISTAT 85 milioni di euro. Su questo aspetto i numeri sembrano essere meno lusinghieri, per quanto non negativi: si tratta dello stesso valore rilevato nel 2000 e lascia intravedere un calo del 15% rispetto al valore del 2008. Di certo si tratta di una tendenza non differente da quella che colpisce il resto della produzione italiana.






