Dunque, il post di oggi e’ molto specifico ma anche molto interessante per capire la direzione in cui secondo me le DOC italiane dovrebbero cercare di andare. Si tratta di dati che l’associazione dei vignaioli dell’Alto Adige mi ha fornito (spontaneamente, grazie Christian!) sulla produzione di vini DOC (e IGT) nella provincia di Bolzano. Ricordandovi che in passato abbiamo parlato di questo pezzo del vigneto italiano, e prima di addentrarci nei numeri, mi pare importante fare una considerazione: la provincia focalizza il suo sforzo su un marchio: Alto Adige. Qui si concentrano 265mila dei 315mila ettolitri di vino DOC. E qui sta la forza del marchio: 4 volte la produzione di Brunello di Montalcino. Sotto questo cappello si sviluppano 3 sottozone (che coprono circa il 10% della produzione) e un mare di vitigni differenti (io ne conto circa 25), a voler fare un commento anche troppi. Pero’ questa DOC fa 26.5 milioni di litri di vino, moltiplicato un carico per il marketing di 50centesimi al litro fa 13 milioni di euro all’anno per sponsorizzare la DOC. Sono molti soldi e sono i soldi che la maggioranza delle altre DOC Italiane non si possono permettere. E ora guardiamo qualche numero.

Non vi stanchero’ troppo, lasciandovi a questa tabella. Dei 265mila ettolitri totali, circa 242mila ricadono sotto la DOC Alto Adige “base”, che poi si dipana sui vitigni. Una classifica mette AA Pinot Grigio come prima sotto-DOC, seguita dalla DOC Lago di Caldaro, entrambi poco sotto 40k/hl. Poi viene AA Chardonnay con 32k/hl e AA Pinot Bianco con 26k/hl. Anche qui ci sarebbero cose da correggere: 29 delle 52 DOC/sottodenominazioni hanno una produzione inferiore a 1000hl, ma va detto che la maggior parte ha come marchio Alto Adige.

Non possiamo nemmeno dire che le rese sono basse. Come vedete soltanto i vini passiti hanno rese sotto i 50q/ha, mentre la media della regione e’ 98q/ha, molto simile alla media italiana della produzione di vino (non di DOC!), quindi con rese mediamente superiori a quelle italiane.

Passiamo quindi alle torte che vanno un po’ in profondita’ sulla DOC Alto Adige. Nella DOC base, che rappresenta l’89% della produzione 2008, dominano il Pinot Grigio (39k/hl), lo Chardonnay (32k), il Traminer (23k), la Schiava e il Lagrein (23k ciascuno). La sottozona Terlano e’ focalizzata sul Pinot Bianco (3.4k) e sul Sauvignon (2.7k), mentre la Valle Isarco ha come vitigno chiave il Muller Thurgau (4.5k) e il Sylvaner (3.7k).

Guardando invece ai vitigni della denominazione, il Pinot Grigio e’ il principale ma copre soltanto il 15% della produzione totale, con Chardonnay e Pinot Bianco al 12% e 11% rispettivamente. I primi 7 vitigni sono al 72% della produzione, gli altri (20 circa) coprono il 28%.


Prego, Marco 😉 I dati mi sono stati forniti dalla Camera di commercio di Bolzano – Agricoltura. I 0,50 Euro per litro per il marketing mi sembrano un po’ troppi. Il marketing del vino Alto Adige insieme ai programmi di sostenimento e contributi delle aziende per attività di fiere nel 2009 dovrebbe generare ca. 2,7 milioni di Euro. Non credo che le aziende attualmente spendono più di 10 milioni di Euro per attività di marketing in proprio. Riguardo ai vitigni il marketing comune del vino Alto Adige ha deciso di concentrarsi su Pinot Bianco, Sauvignon, Traminer a., Schiava (incl. Caldaro, S. Maddalena, etc.), Pinot Nero e Lagrein.
Grazie della precisazione. Ho sbagliato il verbo, volevo fare un’ipotesi per dare l’idea di quali numeri possono essere spesi con un impatto (relativamente) limitato sul valore al litro del vino.
Mi raccomando tienimi aggiornato su altre statistiche dell’Alto Adige!
Marco