Che fine fara' l'azienda Mionetto?

4 commenti

Ricevo questo commento che ripubblico per dargli adeguata visibilita’.

Cosa ne penso? Ho gia’ espresso diverse volte il mio scetticismo rispetto alle cooperative che si comportano da aziende private. Le cooperative, con il loro grande ruolo di accentratori del frammentato mondo del vino italiano, portano anche con se diversi aspetti negativi a partire dai privilegi di cui godono, fino alla remunerazione degli azionisti-fornitori che non le consente un adeguato autofinanziamento.
Detto questo, spero che CAVIT, che sembra essere destinata a concludere questa operazione, valorizzi al meglio il marchio e l’eredita’ industriale di questa azienda veneta.

Segue commento:

“La responsabilità sociale e gli imprenditori del Nord Est.

Sono un’azienda del Nord Est, da 120 anni lavoro ed imbottiglio vino spumante e frizzante, la presenza del mio brand è oramai diffusa in molti paesi del mondo. Dopo 120 anni dalla prima bottiglia sono attualmente alla merce di una decisione importante che deve prendere il mio unico azionista ed imprenditore. Mi trovo di fronte ad un bivio in cui la decisione non può essere rimandata, ciò che mi si prospetta sono le seguenti scelte.
La prima: essere ceduta, ad un investitore industriale di oltre alpe (a nord) il cui piano per il futuro è quello di farmi crescere, oltre ad acquistarmi intende aumentare il capitale sociale per darmi nuova linfa vitale ed ulteriori opportunità di crescita, portando sicurezza di continuità ad operai ed impiegati (circa 100), che in questo piano a medio termine possono solo aumentare.
La seconda: scelta è quella di cedermi ad una società cooperativa Italiana con sede a Ravina in una regione a statuto autonomo, dalle richieste che hanno fatto per valutarmi si evince che non esiste nessun interesse nel farmi vivere a lungo. Nella logica economica il ritorno di questo investimento verrà perseguito realizzando un immediato ritorno dalla vendita dei miei assets, ad eccezione del brand che verrà mantenuto, ma perderà del suo valore intangibile attraverso una politica commerciale (da loro pianificata). Distruggere il valore del brand è distruggere il lavoro che è stato compiuto in tutti questi miei anni, ed inoltre vendere tutto quello che di me è più tangibile significa mettere in mobilità operai ed impiegati, come già la società acquirente ha fatto nel passato nelle precedenti operazioni di M&A.
La decisone è imminente e purtroppo sembra essere la seconda, la valutazione sicuramente è dettata dal vantaggio economico, ma solo per l’imprenditore.
Dov’è la responsabilità sociale dell’imprenditore che si comporta più da commerciante che non da imprenditore, distruggendo valore economico e sociale che Io impresa rappresento? In un prossimo futuro il vantaggio economico del privato dovrà essere sostenuto dagli ammortizzatori sociali, che bilanceranno il ritorno dell’investimento dell’acquirente, “aiutato” in parte dalla regione autonoma e da una quasi totale esenzione fiscale (dovuta alla forma societaria “cooperativa”).
Faccio appello alle autorità politiche del Veneto ed alle autorità politiche della regione autonoma che supportano una organizzazione che a breve ne trae profitti, ma a medio termine distrugge valore del paese Italia. Faccio appello ai referenti commerciali dei miei più importanti clienti, che facendo sentire la loro voce potrebbero in qualche modo risvegliare il sentimento della responsabilità sociale che intrinsecamente quasi tutti gli imprenditori Veneti (e non solo) possiedono.

Firmato
Mionetto Valdobbiadene”

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

4 Commenti su “Che fine fara' l'azienda Mionetto?”

  • aldo

    Lasciatemi essere cinico, ma io non valuto chi compra in base alla nazionalità ma a come gestisce le aziende, guardate quello che ha fatto Nestlè con Perugina, Buitoni e San pellegrino / Panna.
    Siamo sicuri che se fossero rimaste italiane sarebbero state gestire meglio, probabilmente da Ferrero si.

    Per lavoro sono in giro per il mondo e assieme a poche altre aziende (meno delle dita delle due mani) mi ricordano l’Italia, se la pizza in America e Cina è Pizza HUT, temo che nel medio termine vedremo le stesse cose nel vino.
    Vi ricordo che 20 aziende non fanno il fatturato di CB, ma soprattutto non ne hanno la forza commerciale, di marketing e finanziaria.

  • unappassionatovero

    lo so, caro mionetto. io c’ero quando da imprenditore-padrone-simpaticone si organizzavano feste ,convention, gavettoni , il mondo del vino non regalava altro che successo , soldi ,potere ed allegria.Poi si raggiunsero presto 30 miliardi di fatturato . E tutto cambio’ .Anche il tuo prosecco, anche il prosecco , anche il mondo del vino ,anche noi tutti. Le scelte imprenditoriali sono state fatte allora. Oggi lo subisci e basta.
    Un appassionato vero

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