Dopo una valanga di post sulla riforma EU del settore vinicolo (per tutti il completissimo post di Mike Tommasi), ho pensato di mettermi anch’io all’opera, guardando le cose dal mio “angolo”: i numeri. Non mi dilungo sulle misure, da tutti gia’ spiegate, che saranno (?) implementate dal 2008 al 2013: estirpazione, ristrutturazione dei vigneti, promozione del vino europeo, niente piu’ distillazioni, politica della qualita’, etichettatura, ecc. E dal 2014: abolizione del diritto di impianto e via discorrendo. Quali conclusioni? Due:
– che la modulazione delle risorse e’ per lo piu’ demandata alle diverse nazioni (il che mi preoccupa un po’ visto il modo di gestire il denaro pubblico dei politici italiani);
– che se la riforma funziona, il surplus di vino nell’unione potrebbe effettivamente essere quasi cancellato, con un benefico impatto sui prezzi del vino (nel medio termine).
Si tratta di EUR1.3bn annui, suddivisi come segue.

After several posts in many blogs talking about the reform of the wine industry in Europe, I have decided to give my personal contribution by addressing the subject from the “angle” of my blog: the numbers. So I cut the long story short by avoiding to address the many measures to be implemented and I go to the two key conclusions:
– first that the financial resources will still be delivered to the nations which will then decide how to use them (given the way in which Italy manages money this is quite worrysome);
– second, if the reform works out properly, it could cancel the production surplus of wine in Europe, with a beneficial impact on prices (in the medium term, so in 4-5 years from now).
We are talking about EUR1.3bn on a yearly basis, to be used as shown before.
La Commissione stima che senza riforme, il surplus annuo produttivo europeo sia di 12.8m/hl (un’enormita’). Stima che la distillazione (dual purpose + crisis) porti via 6m/hl lasciando in giro circa 6.8m/hl di surplus. Secondo la commissione, questi 6.8m di ettolitri di troppo ogni anno darebbero luogo a una riduzione annua dei prezzi del 5% circa, soprattutto a carico dei vini da tavola.
The EU estimates that with no reform, the yearly production surplus will be 12.8m/hl (huge!). It estimates that distillation (dual purpose plus crisis) will absorb 6m/hl, leaving around 6.8m/hl of excess production. This surplus should prompt a market price reduction by roughly 5% on a yearly basis, to affect mainly table wines.

L’impatto atteso (annuo) delle diverse misure introdotte a regime e’ il seguente:
- Abolizione della distillazione di crisi: 4m hl di surplus addizionale nel breve termine
- Sostituzione dello zuccheraggio con aggiunta di mosti: 3.7m hl di mosti che arricchiscono altri vini
- Espianto di 200,000 ha di vigneto: riduzione di 7.5m/hl del surplus di vino.
- Nuovi fondi per lo sviluppo rurale (riqualificazione della produzione): riduzione del surplus di 1m/hl
- Supporto alla promozione dei vini europei all’estero, nuove etichette: maggiore export per 3m/hl all’anno
- Supporto alla potatura delle viti (green harvesting): 2-3m/hl

The expected yearly impact of the measures is the following:
- Cancellation of distillation: 4m hl additional surplus
- Replacement of sugar with musts: 3.7m hl of musts to be used to correct other wines
- Reduction of 200,000 ha of wineyards: reduction of 7.5m/hl of surplus
- Support to rural development and upgrade of production quality: 1m/hl benefit
- Promotion of European wines abroad and new labels: increase in exports by 3m/hl
- Green harvesting: 2-3m/hl
Secondo la commissione, cio’ dovrebbe consentire di ridurre il surplus di produzione graduamente: il primo anno della riforma a 6.3m/hl (cioe’ ancora uguale a quello attuale, ma senza la distillazione), il secondo anno a poco meno di 3m/hl, per arrivare a termine dopo il 2010 alla totale eliminazione del surplus. Cio’ dovrebbe cominciare ad avere un impatto benefico sui prezzi a partire dal secondo anno di introduzione della riforma (che noi chiamiamo anno 1).
Funzionera’? Speriamo…

According to the EU commission, this should allow a gradual but constant reduction of surplus of wine production: the first year (n. 0 in our tables) would look very similar to the assumption of no reform, with over 6m/hl of surplus. The second year (n.1 for us) would definitely look better with 3m/hl suprlus. Beyond 2010, if the reform is successful, the European wine industry should finally produce more or less what it will sell in the market. If this works, the impact of prices could be rather positive, starting from the second year after the implementation.
Will it work? Let’s hope so…
[TABLE=11]


Buongiorno, pochi anni fa è stata lanciata la nuova PAC, per Latte, Cereali, Zucchero, prevedendo di mettere a riposo molti ha, oggi in Europa vi è una carenza di tutti questi prodotti e i prezzi sono saliti.
Ora quanto è concreto il rischio che la stessa cosa si ripeta per il settore Vinicolo, inoltre mentre per i cereali, il latte etc cambiare le cose è relativamente semplice, la vite necessità anni, una volta reimpiantata per ricominciare a produrre uve di qualità.
Non si rischia di andare in una direzione, spendendo tanto denaro pubblico, mentre il mercato ed i consumi di vino vanno in un’altra direzione, lasciando l’Europa in una posizione di debolezza rispetto agli Usa il Sud America e l’Australia?
Buongiorno Aldo e grazie per il suo commento. Lei pone un problema molto reale. Queste misure vedono il settore del vino come un settore a se stante, cosi’ come le misure a cui lei faceva riferimento. La problematica attuale dei prodotti che lei cita e’ essenzialmente legata all’estensione dell’utilizzo dei cereali (che servono per la produzione del latte e della carne).
Il raddoppio del prezzo del grano degli ultimi 12 mesi e’ da riferirsi al crescente uso dei carburanti biologici in America Latina e, in prospettiva, nel mondo se il prezzo del petrolio continua a tenere.
Io non sono un tecnico, pero’ ad oggi non ho sentito o potuto immaginare che la vite potrebbe essere una coltura “conveniente” per produrre alcol a scopo di autotrazione piuttosto che di riscaldamento. Ipotizzo che ci sara’ un prezzo del petrolio al quale questo possa diventare ipotizzabile (cioe’ versare grappa nel serbatoio anziche’ benzina, con le appropriate modifiche al motore).
Dal lato dei consumi abbiamo questa globalizzazione, cioe’ chi beve di piu’ riduce e chi beve di meno aumenta. La realta e’ che il problema mondiale ammonta a circa 60m di ettolitri e che oggi l’Unione Europea non mi pare spenda molto di meno di quanto va a spendere nei prossimi anni. Soltanto, invece che comprare le eccedenze per equilibrare il mercato, cerca di ridurre la produzione.
Io non credo che il problema sia una debolezza del vino europeo contro gli USA o l’Australia. Il vino europeo sara’ sempre preponderante e centrale, soprattutto quando si parla di picchi di qualita’.
Pero’ non mi sento di darle torto: tra 10 anni potremmo esserci pentiti di aver adottato questa politica (sempre che riescano a implementarla, si intende!)
A presto
Marco Baccaglio
Buongiorno, concordo con quello che lei scrive, ed aggiungo che la crescità delle materie prime è dovuto anche al fatto che Cina (non + autosufficiente per la produzione agricola dal 2006) ed India stanno migliorando i loro stili di vita per cui consumano di più, quindi le previsioni (sempre smentibili poi dai fatti) danno come strutturale questo aumento di prezzo, per altro, ed i media non lo dicono, i prezzi delle materie prime avevano raggiunto il minimo storico, rendendo diseconomico produrre.
Meglio un agricoltura di mercato ed autosufficiente e non di sussistenza come è stata quella europea negli ultimi 30 anni.
Tornando al vino, le riflessioni restano due; una di ordine generale; la politica fino a che punto può e deve intervenire nel mercato, la pac e la politica sul vino mi ricordano i piani quinquennali di Sovietica memoria, peraltro tutti orientati ad una visione interna (mercato europeo) come se la mondializzazione non esistesse, e nei fatti tutti miseramente falliti.
Il secondo punto è il fatto che oggi si prendono decisioni, sottovalutando o non considerando alcune variabili; quelle sopraciate, ipotecando però oggi il futuro.
Ad oggi non siamo in grado di valutare l’impatto che India e Cina avranno sul mondo del Vino, e forse ancor di più l’impatto del consumo del vino negli Stati Uniti, quest’ultimo è un mercato ancora giovane per il vino ma con un grande potenziale di crescita e di spesa dei consumatori americani.
Io credo che sarebbe meglio aspettare, incentivando la riduzione della sovraproduzione, incentivando le produzioni più pregiate, o meglio ancora dare incentivi alla vendita di prodotti più pregiati.
saluti