CAVIT – la cooperativa a vocazione internazionale – bilancio 2005

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La seconda cooperativa a cui diamo un’occhiata e’ CAVIT. Anche in questo caso ci troviamo davanti a un "campione" in termini di informativa, dato che il penultimo bilancio approvato (2004-05) e’ presente sul sito. Tra qualche settimana mi faro’ avanti per avere l’ultimo bilancio, che dovrebbe essere approvato in queste settimane (dato che l’anno civilistico finisce il 31 maggio).

 

Dpo aver appena guardato i numeri di CAVIRO, viene voglia di mettersi subito a confrontare le due cooperative. Indiscutibilmente questi sono trai i leader del mercato, ma sono profondamente diversi, e le loro differenze saranno oggetto di un post specifico nei prossimi giorni.

CAVIT e’ una cooperativa che ha fatto segnare una crescita molto rilevante negli ultimi anni, con una stabilizzazione tra il 2004 e il 2005 nell’intorno dei 160-170m di euro. La cooperativa ha 12 cantine associate (5400 viticoltori), con una superficie vitata di 7000 ettari (cioe’ circa il 70% del vitigno trentino) e produce annualmente 645 mila ettolitri di vino.

Nel 2005, il fatturato e’ calato del 6% a 164m di euro, ma la cooperativa a mantenuto un margine lordo stabile nell’ordine dei 6 milioni di euro grazie a una riduzione piuttosto forte dei costi di acquisto delle materie prime (per l’85% contribuite dai soci). La cooperativa viaggia su risultati in pareggio, con ammortamenti di 5m di euro l’anno e una propensione piuttosto rilevante all’investimento.
L’indebitamento raggiunge i 52m di euro, contro i 30m di euro di patrimonio netto e i 6m di margine lordo… un livello che, visto anche con l’occhio di chi ha gia’ letto CAVIRO…e’ elevato ma ben sostenibile.

Il capitale circolante rappresenta una porzione molto rilevante del fatturato, circa il 39%, dovuto al fatto che Cavit e’ molto puntuale nel pagare i fornitori (circa 45 giorni di dilazione), mentre incassa dai clienti a poco meno di 90 giorni. La gestione del circolante e’ peggiorata negli 2005 in modo lieve rispetto all’anno precedente.

Il bilancio ci consente di andare indietro qualche anno e di scoprire che in 4 anni CAVIT ha aumentato la sua produzione del 54% ed il suo fatturato dell’83%, una crescita particolarmente rilevante che, a vedere dai numeri, si e’ tradotta in un’altrettanto sostanzioso assorbimento di capitale. Nel pieno rispetto del suo carattere mutualistico, CAVIT ha un ritorno sul capitale irrilevante (0-1%).

Infine, qualche numero su come si divide il business della societa’: fa soltanto vino (mentre CAVIRO fa sia vino che distillati), di cui la maggiorparte sono vini fermi (6m dei 164m sono derivanti da spumanti). Molto interessante invece il suo fatturato, che per il 77% e’ realizzato al di fuori dell’Italia, con gli Stati Uniti e la Germania come mercati molto importanti (da controllare). Un vero e proprio esportatore.

Il prezzo medio di vendita al litro di CAVIT e’ salito da 2 euro a 2.6 euro negli ultimi anni, rispetto a un livello di circa 1 euro per CAVIRO.

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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

4 Commenti su “CAVIT – la cooperativa a vocazione internazionale – bilancio 2005”

  • Martino

    Complimenti per le analisi puntuali e sempre molto interessanti. Ero giusto sabato scorso alla Coop davanti a delle bottiglie Cavit e mi chiedevo da quanto esiste questo produttore. C’è sempre stato e non c’ho mai riflettuto? C’è solo da qualche anno? Ma soprattutto: lo bevo o non lo bevo? Alla fine non ho acquistato, o meglio ho acquistato dell’altro.
    Complimenti: ti seguirò con attenzione.

    Una modesta richiesta a voi alcolici (non alcolisti, badate bene): una discussione o un blog sulla birra, a quando? Io non me ne intendo molto e non saprei quindi dirne granché, ma mi piace provarne di italiane e devo ammettere che non sono affatto male. L’esterofilia la si può combattere (in maniera sana) anche bevendoci sopra una bionda!

  • bacca

    Anno di nascita CAVIT: 1950

    Birra: it.hobby.birra
    Leggi quello che scrive uno che si chiama Schigi.

    ciao

    bacca

  • Vinopigro

    “La prudenza della cooperazione vitivinicola, che ha sempre saggiamente operato perché i prezzi al consumo fossero equi, ha contribuito ad evitare al Trentino la crisi profonda in cui versano altre regioni. Le cantine sociali hanno permesso al Tren…

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