
Fonte: FEV
In Spagna, un paese dove la tradizione del vino e’ stata superata dalla birra, la FEV e’ particolarmente attiva nel fornire ai produttori una serie di indicazioni sul consumo di vino, sulle abitudini dei consumatori, sui mercati esteri per il vino spagnolo e via dicendo. Con una iscrizione gratuita al sito si puo’ accedere a una moltitudine di documenti e indagini. Cio’ basterebbe a riempire un mesetto di post su questo blog. Lungi da me iniettarvi una serie di post sul genoma del consumatore spagnolo (di cui a quanto pare si conosce quasi tutto), vorrei attirare la vostra attenzione su una interessante indagine condotta su consumatori, produttori, distributori e ristoratori che riguarda la percezione del prodotto vino, come viene consumato nel canale horeca, chi e perche’ legge l’etichetta e, molto interessante perche’ l’etichetta talvolta non viene letta. Soprattutto, molto divertente, la percezione che i ristoratori hanno dei consumatori, quella dei ristoratori da parte dei distributori: una filiera dove tutti hanno una bassa considerazione dei propri clienti…

Partiamo dal canale Horeca. Secondo questa indagine, il 27% dei consumatori di vino spagnolo bevono vino nel canale HORECA soltanto una volta l’anno. Quando bevono vino lo fanno principalmente al ristorante (65%) e soltanto il 14% delle “occasioni” e’ bevuto fuori dal pasto. Dall’altra parte, i ristoratori preparano carte dei vini ovvie (il 44% delle scelte segue la domanda dei clienti) oppure guidate dall’opportunita’ commerciale (il 18% e’ suggerito dai distributori). Poche scelte (14%) sono fatte secondo la conoscenza personale. Questo mostra un quadro dove appare chiaro che il consumo di vino nel canale HORECA ha spazi di miglioramento: attualmente il vino ha una “quota di mercato” del 26% contro il 35% della birra. Eppure ben il 46% dei ristoratori dichiara che il vino e’ un elemento importante (o molto importante) per il loro esercizio.

Questione percezione del vino. Su questo punto ci sono risposte interessanti dai consumatori. In una scala da 1 a 10, la questione della ampia gamma di prezzo (“si puo’ spendere quanto si vuole” in sostanza) ha un valore molto elevato, cosi’ come quella dell’associazione vino-celebrazione (questa talvolta non tanto apprezzata dai produttori). In Spagna va notato che il vino e’ anche considerato un prodotto sano e (6.8/10) bevibile giornalmente.

Come percepiscono i consumatori i ristoratori. I ristoratori considerano i consumatori mediamente ignoranti al riguardo delle DOC (i consumatori prendono un 5.8, “dal 5 al 6 ai miei tempi di ragioneria), poco curiosi di provare vini nuovi (5.5), incuranti di un miglior servizio del vino (5.5). Diciamo che tutti i punti dei ristoratori giudicano i consumatori vicini al 6 su 10 o poco piu’. Va detto che nemmeno i distributori hanno un’ottima opinione dei ristoratori: attenzione alla marca e alla moda (7/10) piuttosto che alla qualita’ intrinseca (5.8) o alle novita’ (5). Ignoranza su come conservare il vino (5.4). E i produttori? Purtroppo l’analisi e’ sui consumatori: pensano che i distributori siano molto sensibili alle DOC (7) e alle novita’/moda (6.8) ma che sono poco informati.

Infine il capitolo etichetta, e taglio corto: origine geografica, annata e uvaggio sono le informazioni chiave per gli spagnoli. Il 61% legge sempre l’etichetta. Il 39% no. Come mai? Molto interessante: il 30% dice che non la legge perche’ non capisce che cosa c’e’ scritto.


