Cosa pensano i consumatori dei metodi produttivi del vino – studio: Viniflhor

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Fonte: Viniflhor
La seconda parte dello studio di Viniflhor si occupa della percezione dei consumatori francesi delle pratiche colturali e produttive del vino e della loro opinione sul vino del futuro, in termini di regolamentazione, produzione artigianale rispetto a industriale e via dicendo. Beh, trovate due blocchi di risposte: nel primo si chiede quanto sono importanti certi fattori, come il terroir (che sembra meno critico di 10 anni fa), il rispetto della tradizione produttiva (anche in questo caso meno importante) oppure la valenza culturale del prodotto (di gran lunga il fattore piu’ importante. Dall’altro lato si chiede ai consumatori che cosa pensano del vino del futuro: e in questo caso si accentuano gli “estremismi” di 10 anni fa. I consumatori sono sempre meno inclini a un prodotto industriale, credono sempre di meno alla possibilita’ di assemblaggi di zone diverse, sono molto meno disponibili ad accettare additivi nel prodotto e tendono a proteggere la legislazione francese rispetto a quella nazionale. Sono dati interessanti, che sarebbe bello poter avere anche in Italia.


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The second part of Viniflhor study deals with the perception of French consumers of cultivation and production of wine and their opinion of the future of wine, in terms of regulation and production compared to 10 years before. Well, I found two blocks of answers: the first asks how important certain factors, such as terroir (which seems less critical than 10 years ago), the tradition of production (in this case less important) or the cultural value of the product (by far the most important factor). On the other hand, consumers are asked what they think of wine of the future: in this case I would emphasize a sort of “extremism” compared to 10 years ago. Consumers are increasingly less keen to get an industrial product, they believe less in the possibility of assembling wines of different areas, they are much less willing to accept additives in the product and tend to protect the French legislation with respect to the European one. This is very interesting data, which it would be nice to have in Italy.

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Prima domanda: il vino e’ un prodotto… E qui ne vediamo delle belle. Il dato piu’ strano e’ l’aumento molto sensibile di chi pensa che il vino sia un prodotto inquinante. Mi fermo qui. Come vedete dai risultati, la concezione tecnologica, cosi’ come quella del “totalmente naturale” o quella del vino industriale non sono considerate veritiere da almeno il 30% degli intervistati. Invece, risulta molto forte (e non in chiara diminuzione) la concezione culturale del vino. E’ invece in calo, ma sempre su livelli molto alti l’aspetto del terroir, che e’ il secondo fattore piu’ importante nel definire un prodotto, secondo i consumatori francesi, dopo la questione culturale. Fortunatamente direi, aumenta leggermente il legame tra il prodotto e chi lo produce (7.7 nella scala da 1 a 10), mentre crolla la convinzione che il prodotto sia legato a regole stringenti. Lascerei alle due tabelle, piu’ che alle mie parole, la valutazione di tutti questi aspetti.
First question: wine is a product …and here we see very interesting answers. The most ‘strange’ answer is about the increase of those who think that wine is a polluting. I stop here. As you can see from the results, technology or the concept of “totally natural” or the “industrial” wine are not considered true by at least 30% of respondents. Instead, it is very strong (with no decline) the concept of culture of wine. It is instead declining, but still very high level the importance of the terroir, which is the second most important issue in defining a product, according French consumers, after the cultural one. Thankfully, I would say, there is a slight increase in the tie between the product and who produces it (7.7 on a scale from 1 to 10), while the belief that the product is guaranteed by stringent rules collapeses.


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Seconda domanda. Che cosa pensate del vino del futuro. Alle varie frasi sono associate 4 risposte, due negative e due positive. Vi attacco tutti i grafici per le 5 domande che sono state poste. Come dicevo poco sopra il quadro si sta muovendo verso la logica dell’agricoltore, del vino il piu’ possibile puro rispetto all’aggiunta di ingredienti dall’esterno o ad assemblaggi di varia provenienza. Esiste anche un’aspetto di protezione delle regole nazionali (anche se dall’altra parte si evince una minor fiducia nella regolamentazione come caratterizzazione del prodotto). Resta una specie di plebiscito la richiesta di avere etichette complete, che includano tutti gli “ingredienti” che fanno parte del prodotto. E qui apriremmo un nuovo capitolo polemico rispetto a che cosa mettere in etichetta. Vi lascio tutti questi bei grafici in pasto.
Second question. What do you think of the wine of the future? The various phrases are associated to 4 responses, two negative and two positive. I enclose all the graphs for the 5 questions that were asked. As I said just above the picture is moving towards the logic of the farmer, of a wine as pure as possible with respect to the addition of ingredients or to blends of various origins. There is also an expectation of protection of national rules (even if the other side we saw a decrease in confidence in the regulation). There is then a kind of plebiscite about the request to have complete labels, including all the “ingredients” that are part of the product. This re-open a new chapter of the controversy about what to put on the label. I let all these beautiful graphs with you, so.

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  • Anche questa ricerca è molto interessante. I francesi sono più evoluti di noi come consumatori di vino, ricordo che una volta a Digione alcuni bambini mi dissero che a casa loro si comprava il vino giovane perchè costa di meno e si beve quello vecchio perchè è più buono. Gli ultimi 2 quadri dimostrano la sfiducia nei confronti della UE, dove è palese che la governance agricola faccia acqua da tutte le parti.
    E’ strano invece che da noi, dove si fecero memorabili campagne negli anni ’70 contro i coloranti ed i conservanti nei cibi, gli addittivi, la lotta per l’abolizione del DDT e dopo lo scandalo del metanolo, il consumatore medio resti tiepido nei confronti del vino e si preoccupi di più della salsa di pomodoro. Penso che dipenda dalla qualità dell’informazione data su media.

  • Ottimi spunti di riflessione, Bacca. Poichè da sempre seguo molto da vicino gli aspetti produttivi-enologici, noto una leggera contraddizione: da un lato i consumatori di oggi sostengono che il vino è un prodotto al quale la tecnologia ha dato molto, dall’altro sono però anche convinti (lo scarto è piccolissimo) che sia totalmente naturale. Il fatto che dicano che necessita anche di tecnologie molto sofisticate, invece, è contraddittorio solo in apparenza: in realtà infatti per avere un vino veramente “naturale” (o bio) una azienda deve poter disporre di tecnologie avanzatissime.

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