Il gruppo Frescobaldi chiude il 2025 con ricavi a 159 milioni di euro, in calo del 3% sul 2024 e con un EBITDA di 56 milioni (35% sul fatturato e -13%), mentre l’utile netto di gruppo si ferma a 28 milioni (-23%). Nonostante l’annata difficile, caratterizzata da una leggera correzione del fatturato ma soprattutto da un margine lordo inferiore agli ultimi 2-3 anni, Frescobaldi ha continuato a investire pesantemente, dedicando oltre 26 milioni agli investimenti e 11 a un’acquisizione strategica sull’Etna, impiegando in questo modo (e al netto dei dividendi) quasi tutta la generazione di cassa dell’anno.
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Dopo aver dedicato qualche giorno fa il consueto commento alle aziende di capitali del vino nel loro insieme, torniamo sul rapporto dell’Area Studi Mediobanca isolando il sotto-campione delle aziende a vocazione spumantistica, ossia 59 aziende (una in più dell’anno scorso). Le conclusioni sono piuttosto chiare: a fronte di una dinamica del fatturato 2024 migliore di quella del campione totale (e di quello delle sole aziende), non destinata a proseguire nel 2025, i margini restano su livelli più contenuti e, soprattutto, mostrano una dinamica meno favorevole, il che può sembrare paradossale rispetto alla percezione di “superiorità” del segmento degli spumanti nel contesto del settore del vino italiano.
Grafici, tabella con i dati e commento dettagliato nel resto del post.
I dati del 2025 del gruppo Herita Marzotto Wine Estates mostrano un fatturato praticamente stabile, nonostante le difficoltà legate all’indebolimento dei consumi e all’introduzione dei dazi nel mercato americano, ma margini di profitto in calo rispetto ai livelli molto elevati mostrati in passato dal gruppo.
Sebbene non sia disponibile la suddivisione delle vendite consolidate, sappiamo che per la capogruppo Santa Margherita ben 72 milioni dei 138 milioni di fatturato sono generati negli Stati Uniti e che l’importatore Herita USA ha realizzato vendite per 126 milioni di euro, rispetto a un dato consolidato di 247 milioni. Un secondo aspetto che ha pesato sui risultati è il calo delle vendite di Ca’ del Bosco (-4.6%), che però si lega alla tempistica anticipata di alcune consegne nel 2024, che hanno determinato una base di comparazione non coerente.
Tornando ai numeri, le vendite di 247 milioni di euro sono in flessione dello 0.6%. A pesare di più, però, è la riduzione dei margini che, insieme a una svalutazione straordinaria di 4 milioni e a una rilevante perdita su cambi (indebolimento del dollaro), porta l’utile netto a 22 milioni, dopo 4 anni post-pandemici al di sopra della soglia dei 40 milioni. Il debito sale a 164 milioni, ma riflette anche il continuo investimento nell’attività (nel 2025 l’acquisizione delle minoranze di Cantina Mesa), oltre alla politica stabile dei dividendi (25 milioni).
Passiamo a un commento più dettagliato dei numeri.
Il 2025 di Callmewine è stato un anno ricco di eventi, in un contesto di andamento economico-finanziario ancora ampiamente negativo. In primo luogo, è stata effettuata un’operazione di fusione inversa della controllante dentro Callmewine, con cui si è generato un avanzo di fusione di 7.6 milioni di euro, inserito nel patrimonio netto. L’operazione dal punto di vista finanziario è neutra (il debito è cresciuto da 1.2 a 2.4 milioni di euro) ma ha “iniettato” patrimonio netto. In secondo luogo, l’azienda ha chiuso la controllata inglese, tagliando il personale per concentrare tutte le spedizioni in Italia da una sede unica. Italmobiliare (che controlla il 100%) ha fornito 1 milione di euro a titolo di prestito soci (che diventano due milioni quindi, dopo quello dell’anno scorso) e si è impegnata in un aumento di capitale da 1 milione di euro nel 2026.
Venendo ai numeri, il fatturato cala del 10% circa, il margine lordo migliora al 29% e compensa le minori vendite, ma la perdita netta sale a 3 milioni, la più alta di sempre, anche a causa di alcune svalutazioni, e nonostante una gestione dei costi molto attenta.
Torniamo sul Report Vino di Area Studi Mediobanca. Le sole aziende vinicole (escluse le cooperative) chiudono il 2024 con fatturato a 6.470 milioni (+2.0%), meglio del campione totale, trainate dall’export che ormai pesa oltre il 55%. L’utile netto cala però a 324 milioni (-2.1%), eroso da oneri finanziari e fiscali. La struttura finanziaria si rafforza (Debiti/MOL a 2.1) ma soprattutto grazie al taglio degli investimenti (-21%). Il 2025 non promette bene, con una previsione di calo delle vendite dell’1.5%.
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