bevande alcoliche


Il consumo di bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2012

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BEVANDE ALCOLICHE 2012 0

Nell’ambito del generale cambiamento del modello di consumo di bevande alcoliche, i dati rilasciati da ISTAT mostrano chiaramente l’impatto della crisi. Se è vero che il consumo meno abituale e meno legato all’evento del “pasto” favorisce una diversificazione nel ventaglio delle bevande (dal vino verso altre categorie), nel 2012 si osserva un deciso calo nel numero di consumatori di vino, con un ulteriore travaso da quelli abituali a quelli sporadici. Sta di fatto che nel 2012 chi beve vino almeno una volta all’anno in Italia è sceso dal 52% della popolazione (sopra gli 11 anni), ossia 28.1 milioni di persone. Di questi, 11.6 milioni sono consumatori abituali, i restanti 16.5 milioni sporadici. Penso di non dire un’ovvietà nel sottolineare che il vino resta la bevanda alcolica per eccellenza in Italia, però se vedete i grafici allegati vi accorgerete che il vantaggio si sta assottigliando. Se 15 anni fa la penetrazione del vino era 10 punti percentuali superiore a quella della birra e 17 punti sopra quella delle altre bevande alcoliche, nel 2012 il vantaggio è sceso a 6 e 12 punti percentuali rispettivamente. Infine, uomini e donne calano in maniera paragonabile nel consumo di vino, mentre non è vera la stessa cosa nel consumo di birra e degli altri alcolici… Analizziamo i dati in dettaglio.

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Settore vino contro settore bevande – dati Mediobanca 2000-2011

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Già un paio di volte (qui e qui) ci siamo trovati a discutere nello specifico il confronto tra le bevande (alcoliche e analcoliche) e il sub-settore del vino, tramite il confronto con i dati Medioabanca. Ci ritorniamo sopra oggi per analizzare i dati aggiornati (2011 per le bevande e 2010 per il vino), aggiungendo un nuovo parametro al confronto (le aziende vinicole escluse le cooperative). La storia la conoscete già: il vino tende a crescere di più grazie al maggior peso delle esportazioni ma hanno un ritorno sul capitale (e dei margini) inferiori. Ciò e vero anche analizzando gli ultimi dati, che però ci suggeriscono alcune cose piuttosto interessanti: (1) primo, che i margini sulle vendite sono paragonabili, quando si restringe il confronto con le aziende vinicole ed escludendo quindi le cooperative; (2) secondo, che con lo stesso accorgimento, il forte indebitamento apparente del “mondo vino” diventa molto meno evidente; (3) terzo, che da quando possiamo confrontare questi dati “fare bevande” rende più che “fare vino”, e questo è stato vero dal 2003 al 2010 eccetto il periodo 2005-07 in cui le aziende vinicole hanno fatto un pochino meglio; (4) quarto, per quanto non abbiamo ancora i dati 2011 cumulati di Mediobanca (per questi appuntamento ad aprile 2013), possiamo dire con abbastanza certezza che l’uscita dalla crisi del settore bevande e del settore vino è stata paragonabile e l’apparente divaricazione è essenzialmente da legare alla cattiva performance delle cooperative.

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Il consumo di bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2011

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La pubblicazione annuale dell’ISTAT sull’uso (e abuso) di alcol è quest’anno meno preoccupante di quello che avrei potuto immaginare e lascia spazio ad approfondimenti (che faremo) al riguardo degli stili di consumo del vino. Ma per oggi guardiamo i dati generali: (1) ISTAT dice che il 53.3% della popolazione italiana beve a qualche titolo vino. Lo stesso numero dell’anno scorso. (2) ISTAT ci dice poi che tra questi consumatori, i consumatori abituali di vino stanno leggermente calando a favore di un consumo più sporadico. (3) allargando il quadro alle bevande alcoliche in generale e al lungo termine, diminuisce il consumo di alcolici tra i giovani (meno di 24 anni), con una riduzione della penetrazione di 8-10 punti percentuali (buona notizia!), mentre si riduce soltanto marginalmente quello delle altre fasce di età. (4) si riduce la quota dei consumatori “non moderati”, quindi di quelli che bevono troppo, dall’8.3% della popolazione al 7.5%. Altra buona notizia.

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Vino contro bevande: piu' vendite ma meno utili – PDF dal Corriere Vinicolo

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Il Corriere Vinicolo ha appena pubblicato un report che confronta il settore delle bevande (alcoliche e analcoliche) e quello del vino… come vedete dal titolo, le prospettive commerciali del segmento vino sono state e continuano a essere interessanti, ma quello che manca e’ la capacita’ di generare profitti…

Ecco il link all’articolo:
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Link al sito del Corriere Vinicolo.

Il consumo di bevande alcoliche in Italia – aggiornamento 2010

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ISTAT ha pubblicato i dati sul consumo di alcol in Italia, da cui traiamo un quadro relativo all’andamento e all’intensita’ del consumo di vino. Come sempre, mettiamo in fila i numeri degli ultimi anni. Che cosa ne deriva: (1) a livello generale la penetrazione di consumo di vino sta diminuendo in Italia e nel 2010 e’ scesa al 53.3% della popolazione, punto piu’ basso mai registrato da questo studio; (2) a differenza di quanto capitava negli ultimi anni, lo stesso non capita alla birra (stabile al 45.9%) e ai superalcolici (in crescita al 40%); (3) i consumatori “giornalieri” sono il 24% della popolazione e il 45% dei bevitori, con una tendenza costantemente calante (curiosamente piu’ tra gli uomini che tra le donne): non solo ci sono meno bevitori ma il loro modello di consumo sta cambiando verso dei cali di volume; (4) dal punto di vista geografico i consumi di vino in Italia sono decisamente trainati dal Nord Ovest (Piemonte e Lombardia), che nel 2010 ha superato il Nord Est come % di bevitori di vino; (5) i bevitori sono in calo nel Centro Italia e nel Sud Italia principalmente. Da ultimo sottolineerei un aspetto a favore del vino: il consumo abituale di alcolici in Italia e’ ancora oggi il vino: il 24% della popolazione beve vino tutti i giorni, soltanto il 4% beve birra e l’1% beve altri alcolici.



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