Foster's – risultati a dicembre 2007

nessun commento

Commentiamo oggi i risultati del colosso Foster’s, limitandoci all’analisi della divisione vino per il periodo tra giugno e dicembre. Bene, dall’analisi che segue sono piuttosto evidenti i seguenti trend per Foster’s: (1) la societa’ si sta focalizzando sull’alto di gamma, con uno sforzo evidente nel suo mercato domestico; (2) il territorio di conquista e’ chiaramente l’Europa, che sta gradualmente aumentando il peso sul fatturato dell’azienda, anche se cio’ avviene soprattutto grazie alla forza dell’Euro nel mercato valutario; (3) l’azienda continua ad avere una profittabilita’ su fatturato molto elevata (quasi il 20%).
We comment today Foster’s H1-08 results for wine business. Our conclusions are: (1) the company is focusing on the improvement of mix in the domestic market; (2) their next objective is to expand in Europe, although in these figures the growth of their sales is mainly explained by currencies; (3) the company continues to have an extremely good profitability (around 20%).

fosterdec071.jpg

Nei 6 mesi a dicembre 2007 le vendite sono in scese del 6% a AUS1129m rispetto ai 6 mesi corrispondenti del 2006, interamente a causa dell’effetto cambio, che ha pesantemente influito sul business americanto (non compensato dal benefico effetto della rivalutazione dell’Euro sui mercati europei). In realta’ il business di Fosters ha sofferto della stagnazione dei volumi, che si sono fermati a 21.2m di casse, contro i 21.1m di casse dell’anno passato.
In H1-08 (Jun-Dec07) sales were down 6% to AUS1129m, entirely due to the weak USD which was not offset by the beneficial impact of the strong Euro. More in details, we might say that Foster’s business was suffering for the flat volumes (21.2m caes vs. 21.1m of last year).

fosterdec072.jpg

Passando ai margini, la performance e’ stata senza dubbio piu’ positiva, soprattutto perche’ l’impatto valutario sui margini sarebbe stato molto piu’ significativo. In realta’ come potete vedere, Foster’s si e’ mantenuta sul piede del 19.5% di margine. Se confrontassimo il 2006 a cambi costanti, il decremento del 6% diventerebbe +11% e il margine sarebbe in miglioramento di quasi 2 punti (con i cambi del semestre 2007 il margine dell’anno precedente sarebbe stato del 17.7%).
Moving to margins, the performance has been clearly more satisfactory, mainly because the impact of currencies was much more evident. As you can see, EBIT margin was flat. However if we compare H1-07 with H1-08 exchange rates, the 6% decline would turn into a 11% growth and margin would have improved by 180bps (with H1-08 currencies H1-07 margin would have been 17.7%).

foster073.jpg

L’analisi dell’andamento geografico e’ sicuramente la piu’ interessante e vi rende conto del graduale processo di internazionalizzazione del gruppo. Non soltanto Foster’s aumenta le esportazioni, ma aumenta anche i prodotti fuori dall’Australia, che crescono del 10% in volume nei 6 mesi e hanno ormai raggiunto un terzo della totale produzione di Foster’s. Oltre ai vini californiani e italiani, Foster’s sta cominciando a inserire nella sua gamma i vini sudamericani, che sono previsti rappresentare 1m di casse da vendere in USA ed Europa.
The geographical breakdown offers further interesting hints. The most interesting one is the gradual internationalisation process of the group. Foster’s is increasing exports but also incraesing production of foreign wines, which grew by 10% and are now one third of total production. In addition to Italian and US wines, Foster’s is starting to source products from Latam, with a potential 1m cases to sell in USA and Europe.

fosterdec074.jpg

Come vedete dai grafici, i volumi in Australia stanno diminuendo del 10-11% annuo, compensati da un 3% circa di crescita annua in America ma soprattutto da un forte aumento delle vendite in Europa (e Africa/Medio Oriente). Le 0.8m di casse perse nel mercato locale sono state compensate da 0.3m di casse in USA e da 0.5m di casse in EMEA. Nel secondo grafico a toni arancio vedete il prezzo medio: nel mercato locale la strategia e’ chiaramente orientata a migliorare il mix (migliorato del 10% nel 2006 e dell’8% nel 2007). In USA il grafico inganna: il calo del 14% che vedete e’ sostanzialmente spiegato da un effetto cambi negativo per l’11%. D’altro canto, l’espansione in Europa sta avvenendo con un piccolo sacrificio del mix: se riaggiungiamo al calo del mix del 5% l’effetto cambi positivo del 6%, arriviamo a una diluizione dell’11% circa.
As you can see from the orange graphs, volumes in Australia are down 10-11% on a yearly basis, offset by 3% incraese in America but most of all by a strong increase in EMEA. The 0.8m cases lost in Europe were offset by 0.3m more cases in USA and 0.5m cases in EMEA. The second graph shows you the average price: in the local market the strategy is to have a better mix (+10% in 2006 and +8% in 2007). In USA the graph is affected by forex, as the 14% decline in the mix is for 11% due to weak USD. On the other hand, the expansion in Europe is coming with a sacrifice on the mix: the 5% deterioaration would become 11% if you consider the 6% benefit from currencies.

foster075.jpg

Il risultato finale e’ quello che vedete: gradualmente l’Europa diventa piu’ importante per Foster’s. E questo e’ un ulteriore segnale per i produttori locali di un potenziale aumento della competizione da queste grandi aziende: il loro prossimo obiettivo di crescita sono i nostri mercati. E troveranno il modo per farci piacere i loro vini (cioe’ si compreranno le nostre vigne…).
The final result is what you see in the blue graph: Europe is becoming more and more important for Foster’s. And this is a clear signal for local producers about a possible increase in the competition from these large companies: their next target are our markets and they will for sure find a way to have Europeans liking their wines (in other words, they will buy our vineyards!).

La Versa – analisi del bilancio 2006

nessun commento

La Versa e’ una cooperativa operante in Lombardia (zona Oltrepo’ Pavese), che pubblica un bilancio esemplare, con spiegazioni puntuali, chiare e semplici di quello che succede: oggi commentiamo quello relativo ai 12 mesi terminati il 30.6.2007. Oltre a questo, fa anche un punto piuttosto interessante sullo status delle cooperative nel contesto attuale di mercato e rende pubblico un obiettivo di medio-lungo termine basato su un piano di investimenti aggressivo.
La Versa operates in Lombardy and publishes a very clear and detailed company report (updated on 30.6.2007). In addition, it makes an interesting point on the profitability of cooperatives and on their outlook, based on strong investments.

laversa1.jpg

Il fatturato e’ cresciuto del 3.6% nel 2007 a 18.3m, dopo aver segnato un 9% nel 2006 e un calo del 15% nel 2005. La Versa tiene a sottolineare che sono state rimandate consegne per circa 1.4m a Luglio (con un impatto negativo sul capitale circolante e sul fatturato). Senza questo il fatturato sarebbe cresciuto di circa il 12%. Come potete vedere, il fatturato e’ prevalentemente rappresentato dalle vendite di spumanti metodo Charmat (39%), seguite dai vini sfusi (29%) e dai vini in bottiglia (21%). Gli spumanti metodo classico, che recentemente hanno ottenuto il riconoscimento DOCG, rappresentano l’8% del fatturato. Queste categorie di prodotti hanno anche avuto un andamento piuttosto difforme nel 2007: i metodo Charmat sono cresciuti del 3%, il metodo classico e’ calato del 7% e i vini in bottiglia sono addirittura arretrati del 15%. In questo contesto il fatturato e’ stato sostenuto dalle vendite di vini sfusi, che sono salite del 46%, passando come detto dal 20% al 29% del fatturato totale.
Sales were up 3.6% in 2007 to 18.3m, after a +9% in 2006 and a -15% in 2005. La versa undelined that 1.4m of sales were booked in July vs. June, implying that sales would have grown by 12% (and debt would have been lower). As you can see, sales are mainly in sparkling wines (39% Charmat, 8% classical method), bottled wines (21%) and unbottled wines (29%). These categories also had a quite strange trend in 2007, with a strong performance by unbottled wines at +46%, offsetting the decline of bottled wines at -15%, classical sparkling wines at -7% and the just 3% increase of Charmat sparkling wines.

laversa2.jpg

La cantina, per quanto resti una cooperativa, ha perseguito negli anni una politica di graduale miglioramento dei margini. Come potete apprezzare, negli ultimi 4 anni il margine lordo e’ cresciuto costantemente, sia in valore assoluto (da 1.5m a 1.8m nel corso di 4 anni) che in % al fatturato, dall’8% al 10%. Il miglioramento e’ tanto piu’ evidente nel 2006 e nel 2007, in cui si registra un tasso di crescita annuo superiore al 10%. Come per le altre cooperative, l’utile netto e’ pari sostanzialmente a zero. E su questo punto si muove il commento sullo status delle cooperative: la redditivita’ non puo’ essere massimizzata perche’ la cooperativa e’ costretta ad accettare anche le uve meno appetibili, quando magari quelle necessarie non sono consegnate (la cooperativa cioe’ subisce il mix, e quando un certo tipo di uva e’ molto richiesto rischia di essere venduto esternamente invece che conferito); secondariamente, la cooperativa deve garantire un prezzo costante per le uve ai soci, con potenziali impatti negativi sui margini.
The company has gradually increased its profitability although it maintained its status of cooperative. As you can see EBITDA moved from 1.5m to 1.8m in the last 4 years and profitability from 8% of sales to 10%. This improvement is even more evident in 2006 and 2007, when EBITDA grew double-digit. As for the other cooperatives, net profit is basically equal to zero. The company here makes a point on potential profitability, which is harmed by two factors: first, that it has to accept any grapes, even the ones which cannot be well marketed (and sometimes the interesting ones are not sold through the cooperative); second, that cooperatives have to offer a stable pricing for the grapes to its shareholders, with a negative impact on profitability.

laversa3.jpg

La base dei costi e’ rappresentata per 25% dai costi delle uve (101mila quintali liquidati per 5m di euro, cioe’ circa 49EUR per quintale), per il 31% dagli altri acquisti (di cui circa la meta’ sono rappresentati da acquisti di vino e l’altra meta’ per le bottiglie e gli altri prodotti enologici), per il 24% dai costi per servizi (di cui la pubblicita’, che rappresenta il 9% del fatturato), per il 12% dal costo del personale e per il 5% dagli ammortamenti.
The cost base is for 25% represented by grapes (10.1k tons for 5m Euro, implying 490EUR per ton), for 31% of other purchases (half wines, half bottles), for 24% of services (advertising is 9% of sales) and for 12% by personnel expenses. Lastly depreciation are 5% of total costs.

laversa4.jpg

Quali uve compera? Come vedete la maggior parte e’ Pinot Nero e Bonarda (27% e 17% rispettivamente) anche se non mancano delle % non trascurabili di altre uve, segno che probabilmente la specializzazione produttiva dell’area non e’ ancora cosi’ spiccata, ricollegandosi anche alla considerazione di prima sui margini della cooperativa.
Which grapes are bought? As you can see the most important ones are Pinot Noir and Bonarda (27% and 17% of sales respectively), although there are % of other grapes which are quite important and which show you that the area is still not enought specialised on the key productions.

laversa5.jpg

Infine, la struttura finanziaria, che appare ben bilanciata, con circa 13m di debiti (che sarebbero stati un po’ meno se avessero realizzato quei 1.4m di vendite), nonostante un piano di investimenti piuttosto aggressivo, per circa il 7-8% del fatturato all’anno nel corso degli ultimi anni.
Finally, the financial structure, which is well balanced with 13m of debt, despite an aggressive investment plan, which totalled 7-8% of sales (yearly) during the last years.

Sulla relazione tra temperature stagionali e qualita' del vino – studio scientifico

2 commenti

La base per questo post e’ uno studio pubblicato nel settembre 2005 da Jones/White/Cooper/Storchmann, che hanno sviluppato un modello per cercare di capire l’impatto del global warming sulla qualita’ del vino, nelle piu’ importanti regioni vinicole mondiali. Per chi volesse accedere al documento completo, rimando a questo pdf in inglese. Le conclusioni dello studio sono: (1) le temperature medie (nell’epoca vegetativa della vite) delle maggiori zone vinicole mondiali sono cresciute di 1.26 gradi dal 1950 al 1999 in media; (2) una quota tra il 10% e il 60% dei giudizi sulle annate e’ spiegabile con le variazioni climatiche (particolarmente per le regioni piu’ fredde com la Germania); (3) sulla base del modello sviluppato non e’ vero che piu’ fa caldo meglio e’. La regressione mostra che la qualita’ tende a deteriorarsi sopra certe temperature; (4) di qui al 2049 e’ prevedibile un ulteriore aumento della temperatura medie di 2.04 gradi, cioe’ 0.4 gradi per decennio. Questo portera’ alcune regioni vinicole (a sud) a superare quel “flesso” di temperatura ottimale e quindi ad avere delle implicazioni negative sulla produzione e altre a vivere un periodo di migliori vendemmie (a nord).

temper1.jpg

The base for this post is a study published in September 2005 by Jones/White/Cooper/Storchmann who developed a model to try to assess the impact of higher temperatures on wine quality in the major world wine regions. If you like to read the original full document go here. The key conclusions are: (1) average temperatures (in the growing season) grew by 1.26°C from 1950 to 1999 on average; (2) a portion between 10% and 60% of the perceived quality of vintages can be attributed to climate change (particularly true for regions at the north of the hemisphere); (3) the model is saying that it is not true that the warmer the better. The regression shows a flex, meaning that quality starts to deteriorate over certain temperatures; (4) from now to 2049 the model estimates a further increase in average temperature by 2°C, or 0.4°C per decade. This should bring some wine regions (located in the south of the wine world) to exceed the theoretical optimal temperature and therefore to have worse vintages at the advantage of wine regions placed in the northern regions.

Partiamo con l’analisi delle temperature in Europa. Lo studio identifica le temperature medie della fase vegetativa in Europa negli ultimi 50 anni. Cosi’ come vedete dal grafico, ci sono aree considerate fresche a Nord, quindi Mosella, Alsazia, Champagne e valle del Reno che stanno sotto i 15 gradi, poi vengono le aree considerate “tiepide” che sono la Borgogna, Bordeaux e la valle della Loira in Francia e Rioja in Spagna. Le aree calde sono quelle italiane (Langhe e Chianti nello studio a 17.8 e 18.8 gradi medi rispettivamente) e la valle del Rodano. Unica area caldissima in Europa e’ invece classificata il Sud del Portogallo (20.3 gradi medi).
Let’s move on with an analysis of temperature in Europe. The study shows the average temperature of the growing season in the last 50 years. As you can see, there are “cool” ares in the north, including Mosel valley, Alsace, Champagne and Rhine valley which are below 15 degrees. Then you find “intermediate” areas such as Burgundy, Bordeaux, Loire valley and Rioja. Warm areas are considered Langhe (17.8°C) and Chianti (18.8°C) and Rhone Valley. The only area which is considered “hot” in Europe is Southern Portugal (20.3°C).

temper2.jpg

Lo studio mette poi in luce cosa e’ successo in questi 50 anni. Di quanto sono salite le temperature medie? Ci sono dati molto significativi: tra 2 e 4 gradi in piu’ nella valle del Rodano in 50 anni, 1.8 a Bordeaux, 1.6 nelle Langhe. Nel Chianti, come vedete, non ci sono tracce di significativi aumenti delle temperature nel passato (0.2 gradi contro la media di 18.8).
The study is then showing what happened in the last 50 years. Temperatures grew by 2-4°C in Rhone Valley, 1.8 in Bordeaux, 1.6 in Langhe. As you can see Chianti did not show any significant upward trend in the temperatures (0.2°C vs. 18.8°C average).

temper3.jpg

Da questa base parte la stima: si incrociano temperature e qualita’ percepita della vendemmia per giungere a un’equazione che vedete nel grafico che ho direttamente preso dallo studio. Una regressione mette in luce la temperatura teorica ottimale. Non di tutte le aree si e’ riusciti a fare questa curva. Per le Langhe si arriva a 18.6 gradi, la Champagne sta a 15 gradi, l’Alsazia a 14 e 17.5 gradi a Bordeaux. Per il Chianti, Borgogna e altre aree non ci sono stati risultati.
From this set of data the study crossed the perceived vintage quality to get to an equation which you can see as an example for Langhe area. The regression shows you the optimal temperature. Not for all the areas this have been possible (Chianti and Burgundy for example have no significant value). For Langhe the identified average is 18.6°C, for Champagne 15, Alsace is at 14, Bordeaux at 17.5.

temper4.jpg

Ecco quindi cosa e’ successo negli anni 90: le temperature medie del decennio contro quelle ottimali mettono in luce una eccezionale corrispondenza salvo che ha fatto ancora un po’ troppo freddo nella Mosella e nella valle della Loira e un po’ troppo caldo in Spagna.
Here you can see what happened in the Nineties: perfect temperatures in many areas except for a slightly cool temperature in Mosel and Loire valleys and a bit too hot in Spain.

temper5.jpg

Finiamo con la previsione 2000-2049. Dove stiamo andando? Secondo lo studio ci sara’ un aumento di oltre un grado nella media del periodo contro i precedenti 50 anni. 2000 contro 2049 significa 2 gradi. Le medie stimate nel periodo mostrano una tendenza all’aumento di circa 1 grado o poco meno in Mosella, Loira, Champagne e valle del Reno. Di piu’ altrove: 1.2 gradi a Bordeaux, 1.3 gradi in Rioja e valle del Rodano, 1.4 gradi nelle Langhe. Come risultera’ la temperatura media secondo lo studio: il grafico mostra la differenza rispetto all’ottimale. Secondo questo lavoro sara’ 0.6 gradi troppo caldo nelle Langhe e 0.5 nel Rodano e in Spagna, mentre invece regioni piu’ a nord come la Mosella o la valle della Loira dovrebbero vivere un cinquantennio con temperature piu’ consone e vendemmie piu’ qualitative. Sara’ giusta questa stima? Speriamo di no e speriamo soprattutto che la natura si adatti alle nuove condizioni climatiche…
Finally, the forecast for the next 50 years. Where are we going? According to the study, temperatures will grow by 1°C on average vs. average of 1950-1999 and by 2°C from the beginning (2000) to the end (2049). Average temperatures are estimate to grow by just less than 1°C in Mosel, Loire, Rhine valleys and Champagne, by 1.2 in Bordeaux, by 1.3 in Rioja and Rhone Valley and by 1.4°C in Langhe area. I am showing you how the average temperature for the 50 years would look like vs. the one considered optimal. According to this study, in Langhe area it will be on average 0.6°C too warm, 0.5°C in Rhone valley and in Spain. On the other hand, Mosel and Loire valley should benefit from the warmer temperatures and produce better wines. Will this forecast prove true? Being Italian, we hope not! And we hope that nature (and vines!) will adapt to the new climate conditions.

La forza lavoro nel settore vinicolo – dati EU 2000-2003

4 commenti

Il post di oggi e’ un pochino punitivo per l’Italia. Si tratta dele statistiche relative alla forza lavoro impiegata nel settore della produzione del vino, che e’ stato spaccato in vari modi. In particolare lo studio dell’UE mira ci fornisce un’immagine di chi gestisce le aziende vinicole nei vari paesi. E dal quadro esce che gli italiani sono quelli con la maggior forza lavoro familiare, con i manager piu’ vecchi e meno istruiti. Come vi dicevo, un quadro forse un pochino punitivo e non necessariamente significativo in relazione alla qualita’ della produzione. Comunque, in Europa nel 2003 nel settore del vino lavoravano 1.5m AWU, cioe’ 1.5m di persone a tempo pieno “equivalenti”. Di queste il 40% sono in Italia e, a dispetto di una produzione molto simile, soltanto il 12% in Francia. Da un punto di vista di impiego del personale, il Portogallo e’ secondo con 277mila AWU.

workforce1.jpg

This post is a bit negative for Italy. It refers to the statistics on the employment in the wine industry. This EU study aims at giving a picture about the managers of the wine farms, and in this particular aspect Italian managers seems to be the older and less prepared. This adds to a very high recourse to the family work. As I was mentioning, it seems a bit too punishing and not necessarily tied to the quality of the companies. In Europe a total of 1.5m of full time employees were used in wine business. Of these 40% were in Italy and, despite a similar total production, only 12% are in France. Looking at this ranking, Portugal is n.2 with 277k FTE.


workforce2.jpg

Questa forza lavoro e’ fortemente caratterizzata dal lavoro familiare, che a livello europeo copre circa il 77% del totale dei dipendenti, di piu’ del 70% registrato dal totale del settore agricolo. Soltanto in Francia, UK, Slovacchia e Repubblica Ceca, il lavoro regolare non familiare assume un ruolo importante (oltre il 40% della forza lavoro). Come vedete, in Italy la penetrazione del lavoro familiare e’ anche superiore all’80%. La parte che abbiamo definito “non regolare” e’ relativa al lavoro stagionale, che assume un ruolo piuttosto limitato in Italia all’11% del totale delle 500mila unita’ lavoro impiegate.
In the wine business, the family workforce is very important, representing 77% of the total vs. 70% weight for the whole agricultural sector. Only in France, US, Slovakia and Czech Republic the full time non family work is important (over 40% of the totale). As you can see, in Italy the penetration of the family work is even above 80%, while part time employees (non regular) are just about 11% of the 500k FTE of the Italian sector.

workforce3.jpg

Passiamo all’analisi per eta’ dei manager che gestiscono le imprese vinicole. Sono sempre dati riferiti al 2003, ma questa volta rappresentano soltanto i dirigenti delle aziende agricole. La considerazione generale e’ che si tratta di un settore “vecchio”, con il 60% che ha piu’ di 55 anni (55% se restringiamo il campo alle aziende specializzate e un pochino di meno se ci si reiferisce soltanto alle aziende che si occupano di VQPRD). Ad ogni buon conto, potete vedere che l’Italia si pone piuttosto maluccio contro le altre grandi nazioni produttrici, con una quota di viticoltori al di sotto dei 44 anni ben inferiore agli altri (20% contro oltre il 30% di Francia e Germania) e un peso ancora preponderante degli ultra-65enni (38% contro soltanto il 19% in Francia e il 23% in Spagna).
Moving to the analysis by age of the managers (2003 data), the conclusion is that the sector is “old” with 60% of managers more than 55 years old (55% just for specialized firms and a bit less for quality wine companies). As you can see, even in this case Italy ranks not very well vs. other countries, with just 20% of managers below 44 years old (vs. over 30% for France and Germany) and a still significant weight of over-65 years old (38% vs. just 19% of France and 23% of Spain).

workforce4.jpg

Infine, il livello di istruzione. Bisogna dire che gli aspetti eta’-istruzioni sono legati. Pero’, se questa statistica (questa volta riferita al 2000) e’ vera, sono necessarie altre spiegazioni rispetto all’eta’ per giustificare una posizione dell’Italia veramente “ingiustificabile” per le ambizioni del settore del vino. A livello europeo, solo il 6-7% delle aziende sono giudate da un manager con “full training”, di meno della media del settore agricolo (8%). Secondo questo studio in Italia il 95% dei manager delle aziende vinicole hanno esclusivamente una preparazione pratica. Va detto che questo 5% di “istruiti” diventa l’11% quando si restringe il campo alle aziende vinicole specializzate in vini di qualita’. Resta sempre, per certi versi, una statistica piuttosto sconcertante.
Finally, training level. This aspect is partially tied to the average age of the farmer. However, looking at how Italy ranks in this statistic (based on 2000 data), the age factor is not enough to justify such a poor performance. In Europe just 6-7% of holdings are led by manager fully trained, a bit less than the 8% for the total wine fams. According to this survey, 95% of managers of wine farms have just a practical instruction. We must say that this 5% of “trained” managers goes to 11% when restricting the field to specialized quality wine companies, but it is still true that the this survey provides a quite astonishing scenario.

La dimensione delle aziende vinicole in Europa – dati 1990-2003

7 commenti

Andiamo oggi a fondo sulla questione della dimensione media delle aziende vinicole usando i dati di un sondaggio del 2003. In Europa c’erano 1.5 milioni di aziende vinicole nel 2003: di queste ben il 37% erano localizzate in Italia! Questo piccolo numero ci porta al vecchio discorso della dimensione media delle aziende, ma non solo. Da questo post vedremo che non solo le aziende italiane sono piu’ piccole sotto tutti i punti di vista, ma anche meno “specializzate” nella produzione di vino rispetto ai nostri concorrenti europei e con impiego di forza lavoro molto piu’ elevato che altrove. Partiamo con il grafico forse piu’ interessante, perche’ ci indica la dimensione delle aziende in base al margine lordo prodotto. In questo caso, come in tutti gli altri grafici vengono separate le aziende che producono vini VQPRD dalle altre. Come vedete, la differenza tra Italia e Francia e’ abissale: il loro margine medio (molto vicino a 100kEUR per azienda) e’ 4 volte superiore a quello italiano e spagnolo, che naviga intorno ai 24000EUR. Come potete inoltre vedere, l’Italia resta al di sotto della media europea di circa il 15% sia nel campo dei vini da tavola che in quello dei vini di qualita’.

size1.jpg

We analyse today the issue of average size of European wine holdings, using a data of a EU survey of 2003. In Europe there were 1.5m wine farms in 2003, of which 37% were located in Italy. In this post, we will see that not only Italian wine holdings are smaller than the European ones, but that they are also less specialized than what should be and that their productivity per hectar is lower than elsewhere. The first graph is probably the most interesting as it shows the average gross margin, splitting up quality wines and table wines. As you can see the gap between France (at nearly 100000EUR per farm) and Italy and Spain (24000EUR) is huge. Moreover, Italy is about 15% below the average level in Europe for both table and quality wines.

Il secondo grafico e’ relativo ai dipendenti medi per azienda (inteso come dipendenti full time), dove vedete che le proporzioni tra Italia e Francia sono meno significative (meno di 2 volte rispetto a 4 volte). Nel segmento dei vini di qualita’ le aziende italiane hanno 1.26 dipendenti medi contro la media europea di 1.5 e contro i 2 della Francia. In questa particolare classifica siamo sopra la Spagna, che viaggia intorno a 1 persona.
The second graph shows you the average employees per farm (full time equivalent), where you can see that the proportion between Italy and France is less striking. In the quality wine segment, Italian farms have 1.26 employees vs. a 1.5 average in Europe and 2 for France. In this statistic we are ahead of Spain at 1 employee per farm.

size2.jpg

Nel terzo grafico trovate il classico indicatore degli ettari. L’Italia mostra una dimensione media di 3 ettari per azienda nel segmento dei vini di qualita’ contro gli 8-9 di Francia e Spagna e di meno di un 1 ettaro per quanto riguarda i vini da tavola contro i 3-4 delle altre due nazioni. In entrambi i casi l’Italia resta largamente sotto la media europea di 3.7 ettari per le aziende di qualita’ e 1.3 per quelle di vino da tavola.
In the third graph there is the usual graph of hectares per farm. In Italy we are at 3ha per farm in the quality wine segment vs. 8-9 for France and Spain and less than 1ha in the table wines vs. 3-4. In both categories, Italy is largely below the European average of 3.7ha for quality wines and 1.3ha for table wines.

size3.jpg

Specializzazione. Questo grafico si riferisce ai vini di qualita’ e ci dice che mentre in Francia quasi il 90% delle aziende fa soltanto vino, in Italia questa percentuale e’ di poco superiore alla meta’. Anche la Spagna ci sta davanti, seppur di poco. Nonostante in questa particolare statistica l’Italia sia sopra la media europea, sottolineerei il fatto che questo valore e’ particolarmente basso vista l’ambizione italiana nel settore vinicolo.
Specialisation. This graph is referring to quality wines and shows that in France almost 90% of company engaged in wine production only do that job, while in Italy we are just above 50%, also below Spain. Despite that, Italy is above the European average. However, I would highlight that for a country with a global ambition in the wine business, this is too low…

size4.jpg

Da ultimo vi presento un’introduzione all’argomento del prossimo post, cioe’ un’analisi della forza lavoro delle aziende vinicole. Questo e’ il rapporto tra dipendenti a tempo pieno ed ettari vitati per azienda. Come vedete, la dimensione piu’ limitata delle aziende italiane sembra abbia anche un impatto negativo sul loro livello di “industrializzazione”. Le aziende italiane impiegano il doppio di forza lavoro per ettaro della Francia e il triplo rispetto alla Spagna…
Finally, this is an introduction to the subject of the next post, which will focus on the workforce of wine famrs. This is the ratio between full time equivalent employees and areas. As you can see the more limited size of Italian wine farms has a nasty impact on the their level of “industrialization”. Italian wine farms employ twice as much labour per hectare compared to French ones and three times as much than Spanish ones.

size5.jpg