Esportazioni di vino italiano – dati annuali 2007

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Cosi’ come e’ gia’ successo lo scorso anno, l’Italia ha chiuso il 2007 con un mese un po’ debole. In Dicembre le esportazioni sono scese dell’1% circa in valore e del 16% in volume. Nonostante questo l’anno e’ andato particolarmente bene, con un volume totale di vino esportato di 18.8m/hl, circa il 3.3% in piu’ del 2006, per un valore totale di EUR3,459m, in crescita del 9.4%. Il segmento piu’ in crescita e’ quello dei vini spumanti, che ha vissuto un anno eccezionale con un +28% in valore, che ha portato i vini spumanti a crescere il loro peso sul totale delle esportazioni fino a quasi il 12% del totale. Bene e’ andata anche per i vini sfusi, che sono cresciuti del 15%, mentre i vini imbottigliati, che rappresentano la stragrande maggioranza delle esportazioni hanno fatto segnare una crescita del 6%. Siamo abbastanza chiaramente a un punto di inversione della tendenza (come vedrete dagli ultimi due grafici), che e’ arrivato prima per i volumi, e che sembra ora estendersi anche ai valori delle esportazioni. Vedremo se nei prossimi mesi le cose cambieranno…

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Similarly to what happened last year, Italy closed 2007 with a rather weak month. Export in December were down 1% in value and 16% in volume. Despite that, 2007 was a very good year for Italian wine exports, with 18.8m/hl of volumes, +3.3%, for a value of EUR3459m, up 9.4%. The best segment was sparkling wines, which had a fantastic year with 28% increase in value, leading the category to reach a total weight on exports of nearly 12%. A good performance was also posted by bulk wines, which were up 15%, while bottled wines, which are the most important portion of exports were up by just 6%. We are quite clearly at an inflection point, as you will notice in the last 2 graphs: volumes are already starting to decline (trend started last June) and we might now be starting to see the same happening for exports.

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In Dicembre i volumi sono andati particolarmente male. Abbiamo esportato 1.36m/hl. Questo calo del 15% e’ stato essenzialmente ai vini sfusi a -30% e ai vini spumanti a -15%. Passando ai dati annui, nel 2007 si sono esportati 11.2m/hl di vini imbottigliati, 6.4m/hl di vini sfusi e 1.2m/hl di vini spumanti.
In December, volumes were performing badly. We exported 1.36m/hl, down 15%, mainly due to a 30% fall of bulk wines and 15% of sparkling wines. Moving to yearly data, in 2007 we exported 11.2m/hl of bottled wine, 6.4m/hl of bulk wine and 1.2m/hl of sparkling wines.

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Il prezzo mix e’ finalmente migliorato, piu’ pero’ per il calo dei volumi del vino sfuso (-1% nell’anno) che non per il miglioramento in se della performance all’interno delle categorie. In particolare, nel campo dei vini imbottigliati il prezzo mix si muove soltanto dell’1.5% nel 2007, contro oltre il 10% di miglioramento per sfusi e spumanti.
Price mix finally improved, but this was mainly due to the lower volumes of bulk wines (-1% in 2007), rather than from a very significant increase of the mix within categories (apart from bulk wines). For bottled wines, mix was up just by 1.5% in 2007, vs. a 10% improvement for bulk and sparkling wines.

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Vi propongo la suddivisione delle esportazioni di vino imbottigliato nel 2007. Il quadro e’ a mio avviso in miglioramento, nel senso che le esportazioni si stanno gradualmente allargando ai paesi meno importanti: la quota di export fuori dai primi 10 paesi sale dal 12.7% al 14% nel 2007. La Germania e’ andata maluccio, cosi’ come gli USA, principalmente a causa del fattore cambio. Nonostante la debolezza della Sterlina e del Franco Svizzero, il Regno Unito e la Svizzera sono stati chiaramente i migliori paesi di destinazione del vino Italiano nel 2007.
I propose you a table with the country performance of bottled wine for 2007. The picture is overall improving, as exports are gradually spreading among different countries: the weight of exports outside the first 10 countries improved from 12.7% to 14%. Germany was performing not well, same for USA. Despite the weak currencies, UK and Switzerland were clearly outperforming among the top countries for exporting bottled wines.

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Infine, i grafici che vi avevo promesso sul trend annuale. Quello che vedete e’ l’evoluzione delle esportazioni cumulate sui 12 mesi a quel mese. Come vedete, per i valori abbiamo ancora un vantaggio di circa il 9% nonostante il rallentamento degli ultimi mesi. Questo perche’ lo scorso anno gli stessi mesi erano andati anche loro male. Invece per quanto riguarda i volumi, come vedete a giugno-luglio il trend di crescita si e’ esaurito. La linea del prossimo anno partira’ da 18.8m/hl, quando la linea dello scorso anno partiva da 18.5 per salire a 19m. Se i volumi non riprendono (come e’ logico attendersi anche rispetto alla vendemmia povera), ci troveremo ben presto di fronte a un volume annuo in calo. E a quel punto far salire il valore delle esportazioni sara’ veramente difficile.

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Finally, the graphs for annual trends. This is the evolution of cumulated exports for the 12 months at that month. As you can see, for values we still have a 9% increase, thanks to the fact that the slowdown of the recent months was happening more or less in the same way in 2006. However, that was happening in a trend of growing volumes, which is not repeated this year. If you switch to the graph for volumes, you can notice that the trend inverted in June-July. The line for 2008 will start from 18.8m/hl when the line of last year started from 18.5m and went up above 19m. If volumes do not recover quickly (and we have no reason to think this could happen), we would very early be in front of a volumes fall. And in that scenario, making more money from exports will be very difficult.

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Vendite di vino Italia nel 2007 – fonte: ISMEA-Nielsen

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Fonte: ISMEA Nielsen
Le vendite di vino in Italia nell’ultimo trimestre dell’anno sono andate moderatamente bene, chiudendo con un aumento dello 0.6% a valore e del 2.6% a volume. Cio’ ha consentito un leggero recupero del trend negativo dei primi nove mesi del 2007 (-3% circa): il dato finale del 2007 e’ di vendite per circa EUR1888m, con un calo dell’1.6%. Quali sono le principali tendenze degli ultimi mesi? Il dato piu’ evidente e’ la cattiva performance dei vini spumanti, che sono calati del 17% a valore del Q4 (e nel mese di dicembre, confermando il cattivo andamento del terzo trimestre), piu’ che compensato da una migliore performance della parte vino che ha chiuso con un +5¬.6% nel trimestre, praticamente finendo il 2007 allo stesso livello del 2006, grazie soprattutto ai vini DOC/DOCG. In linea di massima, come vedrete, il quarto trimestre ha mostrato delle tendenze contrarie rispetto ai 9 mesi precedenti: volumi in leggero recupero, mix in leggero peggioramento e mercato stabile in valore.

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Wine retail sales in Italy in Q4 were quite good, with a 0.6% increase in value and 2.6% in volume. This performance allowed to close 2007 with a slightly better figure than the Jan-Sept 3% decline: over the 12 months, sales reached EUR1888m, -1.6%. Which were the key trends? The most evident figure is the bad performance of sparkling wines, which were down 17% in value in Q4 (same in December, matching the poor performance of Q3), more than offset by the better performance of still wines, which were +5.6% in Q4, closing 2007 with a flat figure, mainly thanks to quality wines. As you will see, Q4 was showing trends completely opposite of the previous months, with a slight recovery in volumes and a small deterioration of the mix.

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Dicevamo EUR1888m di vendite che corrispondono a 797m di litri, circa 8m di ettolitri. I volumi sono in calo sui 12 mesi del 4.7%, in accelerazione rispetto al -2% del 2006, anche se negli ultimi tre mesi dell’anno hanno mostrato un recupero di circa il 2.5%. Nell’ambito delle diverse categorie, i volumi a livello annuo sono stati in discesa del 4% per i vini fermi (-2.3% dei vini confezionati e -14% per i vini sfusi), mentre sono calati del 17% per i vini spumanti a causa di un crollo del 23% nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno.
Volumes were 8m/hl, with a 4.7% reduction vs. the -2% in 2006, although in Q4 they recovered by 2.5%. Looking at different categories, yearly volumes were -4% for still wines (-2.3% for bottled wines, -14% for unbottled wines), while sparkling wines sales were down 17% on a yearly basis on the back of a 23% fall recorded in Q4.

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Ne esce cosi’ un quadro di un graduale miglioramento del prezzo mix, che passa da EUR2.3 a EUR2.37 al litro (+3%), nonostante nell’ultimo trimestre dell’anno si sia notata una inversione della tendenza (prezzo mix in discesa del 2%). Dal punto di vista del prezzo mix, gli spumanti sono quelli che mostrano il miglioramento piu’ significativo (+7.5%, pagato con il forte calo dei volumi venduti), mentre i vini confezionati fanno un +3.3% (+2.9% per i vini sfusi). Dal grafico sul prezzo mix potete anche notare come nel mese di dicembre ci sia un prezzo di circa il 25% piu’ alto che nella media annua.
The overall picture is of a slight improvement of the price-mix on the full year (EUR2.37 vs. EUR2.30 per liter, +3%) despite the last quarter showed an opposite trend (price mix -2%). Sparkling wines are the best ones from this point of view (+7.5%, in exchange of a real fall in volumes), while still wines were +3.3%. Looking at the price-mix graph you will also appreciate the very high price mix recorded in December, 25% above the yearly average.

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Ci soffermiamo piu’ in particolare sui vini DOC/DOCG confezionati e sugli spumanti. I primi hanno avuto il loro migliore trimestre dell’anno, con un aumento del 9% delle vendite in valore e del 6% in volume, rispettivamente a EUR306m e 74k/litri. Questo li ha portati a una crescita annua del 3.6% a valore e a una sostanziale stabilita’ in volumi. Gli spumanti, invece, sono andati particolarmente male nel trimestre che rappresenta il 60% delle vendite annue. Secondo ISMEA Nielsen, il calo e’ stato pari al 17% rispetto al Q4-06, da EUR163m a EUR136m. Tutta colpa dei volumi, che sono crollati del 23%, non compensati da un prezzo medio passato da EUR5.8 a EUR6.4. Spostandoci su base annua, le conclusioni sono molto simili: vendite a valore in calo dell’11%, volumi giu’ del 17%. Forse, il grande boom delle esportazioni di spumante sta sostenendo un settore che sembra aver vissuto un fine anno particolarmente difficile: ma forse e’ il segno che in Italia c’e’ veramente poco da festeggiare di questi tempi…
We highlight the performance of quality wines and sparkling wines, very good and very bad respectively. Quality wines had their best quarter in 2007, with a 9% increase in sales and a 6% jump in volumes, at EUR306m and 74k/liters. This led to a 3.6% yearly increase in value and stable volumes. Sparkling wines, on the other hand, performed very poorly in the quarter which represents 60% of their yearly sales. According to ISMEA-Nielsen, the fall has been 17% in Q4 from EUR163m to EUR136m due to volumes at -23% not compensated by the price-mix, which moved from EUR5.8 to EUR6.4. Moving on the yearly average, conclusions are quite similar: volumes -17%, sales -11%. Maybe, the booming exports of sparkling wines are really sustaining a segment which has suffered in the domestic market. Maybe, the weak sparkling wines sales in Italy are just the sign that there is nothing to celebrate in Italy…

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Il costo di produzione del vino – studi universita’ USA 2003-2005

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Negli Stati Uniti le università si occupano di compilare degli studi molto dettagliati che spiegano quali sono i costi di produzione dell’uva e, quindi, di una bottiglia di vino. Una specie di “costo sorgente” che non e’ (come si vorrebbe da noi) calcolato con l’obiettivo di scovare i viticoltori che guadagnano “troppo” (esiste?), ma bensi’ per guidare le scelte imprenditoriali di chi vuole mettere su un’azienda vinicola, per metterlo di fronte al costo iniziale di produzione. La statistica che vi propongo si riferisce al 2003 ed e’ relativo a un ettaro (abbiamo moltiplicato il costo di un acro per 2.47) di Cabernet Sauvignon in California. Quale e’ la principale conclusione? Che il costo vero da considerare nella produzione del vino e’ quello della terra, che rappresenta oltre la meta’ del totale, e che quindi i prezzi elevati di alcuni vini si giustificano con il valore elevato che viene dato alle terre sui quali sono prodotti…

In USA university are doing studies to explain which are the costs of producing grapes and wine. This is not to try to understand if farmers are generating extra return (as we would aim in Italy), it’s to make potential new farmers aware of what costs will they incur if they decide to set up a winery. The figures are based on 2003 dollars and are based on the production of 1 hectare (we translated from acres) of Cabernet Sauvignon in California. Which is the main conclusion? That the true cost of producing wine lies in the cost of the land, which is half of the total cost. As a result, the high price reached by some wines is justified by the very high value of the vineyard where its grapes are produced.

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Lo studio elenca in modo molto dettagliato ogni trattamento e ogni operazione con l’indicazione dei costi. A noi forse interessa di piu’ avere un’idea dell’origine di questi costi. Secondo lo studio, un ettaro ha un costo vivo (cioe’ monetario) di circa USD13600, dei quali circa USD8600 sono relativi alle fasi di coltivazione e vendemmia, mentre i rimanenti USD5000 sono relativi ai costi amministrativi e assicurativi e, soprattutto, alle tasse (circa USD3800). In realta’, come vedete questi costi sono circa un terzo del totale, perche’ la gran parte e’ rappresentata dai costi non monetari, cioe’ dal costo di detenere la terra (quasi USD22000 nella simulazione) e dai costi impliciti di mantenere la struttura (un altro 15% del costo totale). Questo rende l’idea che il costo di coltivazione della vigna non e’ legato a quanto si spende per vendemmiare, ma piuttosto al capitale immobilizzato nell’azienda, sia esso il costo per affittare la vigna o la rata del mutuo o il costo “implicito” di aver investito in un pezzo di terra.
The study snows a very detailed list of treatment and the cost of each of them. We are more focusing here on putting them together in big categories. According to the study, 1 hectare has a cash cost of USD13600, of which USD8600 are for the cultivation and harvest and USD5000 are for G&A, insurance and tax (USD3800). More important, these costs are just a third of the total one as the two thirds are represented by implicit costs to maintain the structure and to own/rent the land (USD22000). This takes us to the conclusion that the cost to produce wine is not the cost to harvest but rather the capital employed in the firm, which is the cost of the land, eventually.

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Nella seconda torta vedete anche quanto pesano i costi del personale addetto alla coltura e alla vendemmia sul totale: siamo intorno al 14% del totale (ovviamente con le assunzioni dello studio). Come dicevamo, il costo della terra e’ la meta’ del costo totale del prodotto finale, mentre un altro 35% se ne va tra tasse, costi di avviamento dell’azienda, remunerazione dell’imprenditore e costo dei macchinari.
In the second pie you can see how are the costs split by origin: personnel costs are in this simulation 14% of the total, while land is accounting for half of the total, with the remaining 35% split between tax, costs to set up the firm, to depreciate machinery and to remunerate the entrepreneur.

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Un secondo esercizio che ho fatto e’ quello di cercare di tradurre questi numeri in costi per bottiglia. Potete quindi vedere quanto sarebbe il costo per bottiglia di una ipotetica produzione di un ettaro a Cabernet Sauvignon in California. Ho messo una tabella a diverse assunzioni di quintali per ettaro: nella zona 70-90q/ha, che e’ quella che contraddistingue le nostre produzioni di punta come il Barolo e il Brunello, arriveremmo a dei costi vivi per bottiglia tra USD1.8 e USD2.3, quindi relativamente bassi, ai quali pero’ vanno aggiunti USD5.4-7 di costi impliciti, che portano il costo della bottiglia tra USD7 e USD9. A rese molto alte 130q/ha il costo per bottiglia sarebbe significativamente piu’ basso a USD5.
A second exercise is to try to translate these figures into a cost per bottle. I did it based on a different yield levels. In the 70-90q/ha range, which is the most interesting one being the level of the top Italian wines, you would get to a cash cost per bottle between USD1.8 and USD2.3 and to a USD5.4-7 non cash cost level. In other words, the cost per bottle would be between USD7 and USD9. With higher yields you would reach a USD5 per bottle cost.

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Infine, da un altro studio (questa volta su base 2003), abbiamo una serie di indicazioni in dollari per bottiglia di quanto pesano alcune componenti come i tappi, le bottiglie e le etichette e a quanto possono ammontare i costi di marketing e i costi generali. Vi prego di non sommare questi numeri a quelli precedenti, non c’entrano niente. Come potete vedere i costi di marketing possono arrivare a USD1.5 per bottiglia e la forchetta e’ molto ampia, da USD3.7 a USD8.6 per bottiglia.
Finally, another study takes care of giving some figures about the cost (2003 base) of certain items such as corks, bottles and labels and to what could be the weight of G&A and marketing costs. Don’t sum these figures with the previous ones, they are not consistent. As you can see, the range of these costs per bottle is quite wide, from a total of USD3.7 to USD8.6.

I canali di sbocco delle aziende vinicole italiane – sondaggio ISMEA 2006

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Nel corso del 2006 ISMEA ha pubblicato un rapporto piuttosto completo sui canali di sbocco delle produzioni viticole, basato su un campione di 234 aziende. Cosa emerge da questo studio: (1) che soltanto il 15% circa della produzione viene venduta imbottigliata, mentre ancora il 70% delle vendite e’ rappresentato dalle uve; (2) che le vendite di uva da vino vengono prevalentemente dirette verso le cooperative (63%); (3) che oltre la meta’ delle aziende del panel dichiarano che i loro canali di sbocco sono il frutto di una assenza di alternative invece che di una scelta; (4) infine, che relativamente al futuro, tali aziende non ritengono di dover modificare la loro struttura di vendita. Ne esce dunque un quadro di una struttura produttiva e distributiva arretrata, dove il canale cooperativo mantiene un ruolo certamente piu’ significativo (63% per 70% fa 44%…) di quello che sarebbe auspicabile in una economia che resta “di mercato”.

In 2006, ISMEA published a survey on how wine firms sell their products (sample of 234 firms). The key conclusions are: (1) only 15% of sales is sold in bottles, while still 70% of sales is represented by grapes; (2) the sales of grapes are mainly directed towards cooperatives (63%); (3) over half of the firms in the panel declare that their sales breakdown is more due to lack of alternatives than to their choice; (4) finally, about the future, there is no intention to change the sales breakdown. The picture is of a production and distribution structure very old, where the cooperatives are representing an excessive weight (63% times 70% is 44%) in a sector which should work based on market rules.

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Delle aziende del panel, il 71% vende le uve, il 15% il vino sfuso o il mosto e soltanto il 14% vende il prodotto confezionato. Le percentuali sono leggermente diverse a seconda del tipo di prodotto: nel caso dei vini DOC/DOCG la quota del prodotto confezionato e’ del 20%, mentre per i vini IGT e da tavola scendiamo a una quota del 4-6%, sostanzialmente a vantaggio della vendita di vino sfuso. Come dire che la “barriera” tra la vendita del vino sfuso e di quello confezionato sembra essere la mancanza di una linea di imbottigliamento.
71% of the companies in the panel sells grapes, 15% unbottled wine and 14% bottled wines. These levels are a bit different moving towards quality wines, where 20% are bottled, while for IGT and table wines, the weight of bottled products is only 4-6%, basically replaced by the sales of unbottled product. Looking at these figures it looks like that the bottling equipment might represent a barrier for the evolution of some firms.

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Il sondaggio affronta poi i canali di sbocco dei prodotti, spaccandoli tra i diversi prodotti e considerando tutte le possibili destinazioni. Come vedete dalla torta, chi vende uva vende principalmente alle cooperative e ad altri vinificatori (79% in totale), mentre il restante e’ suddiviso tra distributori e dettaglianti. Le cooperative perdono il ruolo determinante in tutti gli altri prodotti (vino sfuso e vino confezionato), dove rappresentano una quota tra l’11% e il 13% delle vendite. In particolare, il vino sfuso ha come canale principale la vendita diretta (39%), seguito dai distributori con il peso del 16%. Passando ai vini confezionati, come potete vedere dal grafico le vendite dirette perdono peso (23%) e i principali canali di vendita sono rappresentati dai dettaglianti e dal canale Horeca. E’ abbastanza curioso notare come secondo il sondaggio le vendite tramite la distribuzione sono inferiori sia alle vendite ai dettaglianti (20%) che a quelle dirette al canale ontrade (Horeca, 30%).

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We can then look at how the different products are sold. As you can see, the key destination of grapes are cooperatives and other producers, accounting for 79% of the total, while the remaining portion is broken down between distributors and retailers. The cooperatitves, which are critical in the purchase of grapes, are not that important in buying wines (11-13% of the total). The unbottled wine is mainly sold directly to final customers (39%), then bought by distributors (16%). Moving to bottled wines, as you can see direct sales are losing weight (23%) and the main buyers become the retailers and the restaurants. It is quite curiuous to note that according to this survey the sales by distribution are lower than the sales to retailers (20%) and to restaurants (30%).

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Questo sondaggio ci consente di guardare a come diverse tipologie di vendita pesano in diversi tipi di prodotto. Come vedete, la distribuzione e’ abbastanza poco presente, dato che rappresenta una fetta tra il 14% e il 17% delle vendite di vino sfuso e confezionato. Come vedete la vendita diretta e’ poco significativa per il vini DOC/DOCG (13%), mentre rappresenta il 23% dei vini confezionati e il 39% dei vini sfusi. Infine le cooperative, che rappresentano ben il 63% delle vendite di uva.

This survey allows also to test how important are the different sales segments. As you can see distributors are not really important, as they just represent 14-17% of total sales of wine. As you can see, direct sales are not very significant for quality wines, while they represent 23% of sales of bottled wines and 39% for unbottled wines. Finally, cooperatives are 63% of the sales of grapes.

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Infine, secondo il sondaggio, circa il 54% delle aziende interpellate e’ “costretta” a utilizzare un certo canale di vendita per colpa dell’assenza di alternative. Ma non solo, nel caso dei vini venduti sfusi, una delle determinanti della scelta del canale di vendita e’ la scarsa dimensione. Per tutti, una variabile molto importante e’ rappresentata dall’affidabilita’ del cliente.
Finally, the survey shows that 54% of the firms are forced in the choice of how to sell their product by the absence of alternatives. More, in the case of unbottled wines, the small size of the firm is usually a problem. In all categories, an important issue is the reliability of the client.

Champagne – esportazioni 2007

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Le esportazioni di Champagne sono andate a gonfie vele anche nel 2007, con un incremento del 10% a valore (a EUR2.37 miliardi di euro). Cio’ corrisponde a un volume di 110m di litri (circa 147m di bottiglie rispetto a un totale di oltre 320m). Come potete vedere, tutti gli indicatori sono positivi: i volumi crescono del 5.5% (rispetto a un +11% registrato nel 2006), il prezzo-mix migliora del 4.5% (+3.5% nel 2006 rispetto al 2005). Nel resto del post ci occuperemo di analizzare dove va questo Champagne e a che prezzo, e scopriremo che il mercato italiano e’ particolarmente appetibile in quanto accoppia una dimensione significativa a un prezzo medio molto piu’ elevato della media.
Champagne exports for 2007 performed very well with a 10% increase in value (EUR2.37bn), implying 110m liters (147m bottles). As you can see from the graph, all indicators are positive: volumes are up by 5.5% (vs. +11% in 2006), price-mix improved by 4.5% (+3.5% in 2006 vs. 2005). In the rest of the post we will focus on geographical performance and we will discover that the Italian market is paritcularly appealing as it couplet a significant size with a very high average selling price.

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Passiamo all’analisi geografica dell’export.
Let’s move to the analysis by country:

• L’Inghilterra resta il primo mercato per lo Champagne: copre circa il 25% delle esportazioni a valore (EUR580m) e il 28% del volume (circa 42m di bottiglie), con un prezzo medio che viaggia sui 18 euro al litro rispetto ai 21.4 medi del 2007. E’ chiaramente il mercato a maggior crescita per lo Champagne, in quanto accoppia una dimensione significativa a un tasso di crescita sopra il 10% sia nel 2006 che nel 2007, in cui e’ cresciuto di quasi il 12%. Questa crescita appare anche molto ben bilanciata tra i volumi, che crescono del 4-5% annuo e il prezzo-mix, che fa la parte restante nonostante il graduale deprezzamento della sterlina contro l’Euro.
• UK is the major market for Champagne, with 25% of exports by value (EUR580m) and 28% of volume (roughly 42m bottles). The average price is however below the average of exports (18EUR vs. 21EUR). This is clearly the key growth market for Champagne, as it couples a very large size with a double-digit growth in both 2006 and 2007. This growth is also well balanced between volumes (+4/5% both in 2006 and 2007) and price-mix, which is the remaining portion, despite the gradual devaluation of the currency vs. Euro.

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• Il secondo e terzo mercato sono gli USA e il Belgio. Li metto insieme perche’ osservando i dati si nota che questi mercati si sono mossi in modo esattamente speculare, come se una parte delle esportazioni negli USA (passate da 409 a 236m di euro) fossero state automaticamente compensate dal Belgio (piu’ che raddoppiato da 125m a 325m di euro). Se prendiamo questi due mercati insieme, osserviamo una crescita del 5% nel 2007, rispetto a un +8.7% del 2006 e soprattutto inferiore al +10% del totale export.
• The second and third markets are USA and Belgium. I put them together as looking at the figures these markets moved as a mirror, as if some export to the US of 2007 (moved from 409m to 236m) were passing from Belgium (which more than doubled from 125m to 325m euro). If you take these two markets together, you would get a picture of 5% growth in 2007 after a 9% in 2006, below the overall trend of exports.

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• Dove sono dunque gli altri mercati dove lo Champagne e’ andato forte? Beh, partiamo con l’Italia che a dispetto dell’economia debole non e’ stata indietro neanche nel 2007, con un incremento del 10.3% a 216m di euro, esattamente in linea con il trend del totale export. Soprattutto, come vedete dal grafico l’Italia e’ il miglior mercato in termini di prezzo di vendita tra i grandi mercati di esportazione dello Champagne (28 euro contro 21 di media). Per trovare un mercato dove i prezzi sono migliori, bisogna scendere al Canada (30) che pero’ importa 1.1m di litri contro i 7.7m dell’Italia. Quello che in Italia nel 2007 non ha funzionato sono stati i volumi, che sono invece scesi del 2% nel 2007, dopo pero’ un grande balzo (+18%) dell’anno precedente.
• What are the other good markets? Starting from Italy, we note that in 2007 exports were good at +10.3% or EUR216m, in line with the total figure. As you can see from the graph Italy is also the country among large ones which is buying Champagne at the highest price (better mix, 28EUR vs. 21EUR average). To find a market where prices are better, you would need to go to Canada (30EUR) with 1.1m liters vs. 7.7m of Italy. What in Italy did not work in 2007 were volumes, which were down 2% after the big jump recorded in 2006 (+18%).

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• Torniamo ai mercati in crescita: Singapore (+24% a 157m di euro), Spagna (+30% a 80m di euro) e Svezia (+37% a 31m di euro). I mercati meno performanti invece sono stati la Svizzera a +3% e il Giappone a -7%.
• Back to growth markets: Singapour was +24% to 157m, Spain +30% to EUR80m and Svezia (+37% to 31m). Underperforming markets are Switzerland with +3% and Japan with -7%.

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