Concha y Toro – dati descrittivi

3 commenti

Introduciamo oggi una nuova azienda vinicola internazionale che va tenuta sotto osservazione: si tratta di Concha y Toro, societa’ cilena fondata nel 1883 a Santiago e quotata dal 1933 (!!!) alla borsa cilena e dal 1994 al New York stock exchange (NYSE), prima azienda vinicola ad approdare si questo mercato. Perche’ e’ interessante da guardare? Per diversi motivi: primo, e’ il simbolo dell’enologia cilena dato che ha una quota di mercato molto significativa. Secondo, e’ una azienda in forte crescita. Terzo, non e’ proprio piccolina: per spiegarci, e’ piu’ grande della piu’ grande azienda vinicola italiana.
We present today a new international wine company which we have to keep under observation. It’s Concha y Toro, a Chilean firm founded in 1883 and listed since 1933 in the local stock exchange. It has then been introduced on NYSE in 1994, first wine firm to be listed on this market. Why is this interesting? First, because it is the leading Chilean company with a very high market share. Second, because it’s a fast growing company. Third, because it’s not that small: it is larger than the largest Italian wine firm…

con1-1.jpg

Concha y Toro ha avuto un fatturato nel 2007 di circa 528m di dollari, che corrispondono a 342m di euro al cambio di 1.55. Come voi ben sapete da questo blog, la piu’ grande azienda italian fattura meno di 300m di euro. Concha coltiva circa 7000 ettari in Cile e 957 in Argentina, dove opera quindi anche come produttore locale. Ha 2434 dipendenti (la piu’ “popolata” italiana GIV non arriva a 1000). Il 72% del vino premium che produce viene fatto con uve di agricoltori indipendenti. Come vedete dal primo grafico, la societa’ opera principalmente all’estero: Argentina e resto del mondo fanno circa l’80% delle vendite nel 2007. Di questa fetta, una parte piuttosto importante parti a circa un quarto del fatturato totale e’ realizzato nel Regno Unito.
Sales were in 2007 528m USD, which are 342m euro. As you know from this blog, the largest Italian firm has sales of less than 300m euro. Concha y Toro has 7000 hectares in Chile and 957 in Argentina, where it is therefore a local producer. It has 2434 employees (the top in Italy for employment is GIV, less than 1000). A portion of 72% of its premium wine production comes from the grapes of independend producers. As you can see from the graph, the company is mainly exposed to foreign markets, which were 80% of revenues in 2007. The key market is UK, which represents roughly a quarter of total sales.

con1-2.jpg

Volendolo inquadrare dal punto di vista dimensionale, possiamo dire che la societa’ e’ molto piu’ piccola dei giganti ma tuttavia molto piu’ grande delle aziende italiane. Il fatturato in dollari di poco piu’ di 528m la mette in una posizione di secondo piano rispetto ai giganti del settore. Come potete pero’ vedere fattura ben di piu’ di Caviro e ha un utile operativo pari a circa il doppio di Antinori. Concha y Toro ha i margini dei grandi operatori del vino del nuovo mondo, circa il 16% a livello operativo (allineato a Constellation Brands). Da questo punto di vista, aziende come Antinori (24%) o LVMH (46%, con i grandi Champagne e Yquem) sono molto lontane.

Let’s provide a couple of graph to show you the size of Concha y Toro. It is clearly much smaller than the large players, but much larger than our companies. Its margins are in line with other larger operators in the “new world” wines at 16% (CBrands is at the same level, Foster’s at 20%): from this point of view, it stands behind the more profitable European companies in premium segments such as Antinori (24%) or LVMH (a stunning 46% margin of its wine division).

con1-3.jpg

Una caratteristica importante di questa azienda e’ la sua posizione preminente nell’ambito del settore vinicolo cileno. L’azienda rappresenta circa il 30% del valore di tutte le esportazioni di vino cileno (35% del volume) e poco meno del 30% del mercato domestico del Cile. Il suo andamento puo’ percio’ rappresentare un utile indicatore dell’andamento del settore in Cile. Da un punto di vista dei prodotti, l’azienda ha gradualmente migliorato il suo mix, passando nel segmento superpremium dal 5% al 6% del fatturato nel corso degli ultimi 5 anni, ma soprattutto nel segmento premium, passando dal 21% al 33% delle proprie vendite.

An important feature of this company is the key position in the Chilean wine market. It represents 30% of the value of Chilean wine exports and 35% of volumes. It is also the n.1 player in the local market with a market share just shy of 30%. Its trend can therefore be a good proxy of the performance of Chilean wines. Over the years, the company improved its sales mix, moving from 5% to 6% of total sales its superpremium wines and from 21% to 33% its premium wines in the last 5 years.

con1-4.jpg

Infine, guardiamo ai suoi principali mercati. E’ un esportatore che opera principalmente in Europa, dato che il continente americano (fuori il Cile e i vini argentini venduti localmente), rappresenta il 54% delle vendite all’estero, di cui meta’ nel Regno Unito, come dicevamo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le vendite in USA rappresentano soltanto il 15% del totale (e sono distribuiti dall’azienda italiana Banfi), a cui si aggiunge un 5% venduto in Canada.
Finally, let’s give a more precise look to its markets. It is an exporter with a major exposure to Europe. Out of total exports, UK is 26% of sales and continental Europe 28%. As we were saying, US is not a major market for this company, representing 15% of sales (20% if we include Canada).

con1-51.jpg

Nel prossimo post ci occuperemo piu’ in particolare di analizzare i risultati 2007 dell’azienda.In the next post we will address more closely the 2007 results posted by the company.

Settore vino contro settore bevande – dati Mediobanca 2000-2005

4 commenti

Vi propongo oggi un confronto tra i numeri aggregati del settore bevande (alcoliche e analcoliche, 1997-2006) in Italia e il settore del vino (nella forma dell’aggregato delle maggiori aziende compilato da Mediobanca, 2000-2005). Tutti e due i blocchi di dati vengono da Mediobanca Research e sono pubblicati sul loro sito (www.mbres.it). Cosa abbiamo ricavato da questa analisi? Che le aziende vinicole negli ultimi anni sono cresciute di piu’ (soprattutto recentemente) ed esportano di piu’, hanno oggi dei margini e un ritorno sul capitale piu’ alti del settore bevande e sono piu’ indebitate. Di nuovo, sottolineerei che i numeri delle aziende vinicole stanno nettamente migliorando nell’ambito del settore.
Today I propose you a comparison between the Italian beverage sector and the Italian wine sector, using the key financial ratios as supplied by Mediobanca. What is the conclusion? That wine firms in Italy are growing more (and exporting more), they are now more profitable and they hold more debt. Again, I would underline that the numbers of wine business in Italy is strongly improving vs. the average of the beverages sector in Italy.

beva1.jpg

Dunque, partiamo con il fatturato, sul quale possiamo confrontare dal 2000 al 2006. Ho riportato i dati a 100 nel 2000 in modo da dare l’idea di come si sono mossi i due campioni. Per darvi l’idea delle dimensioni, il campione vino fattura EUR3.5bn nel 2006, mentre il settore bevande qui preso in considerazione arriva a EUR6.8bn. Come vedete, il settore vino si sta comportando meglio: nel 2006 e’ cresciuto del 5% contro il 4% delle bevande, l’anno precedente e’ stato stabile contro un calo dell’1% delle bevande, mentre nel 2004 e’ cresciuto del 2% contro un calo dell’1% delle bevande.
Sales rebased to 100 in 2000 for both samples (EUR3.5bn sales in 2006 for wine and EUR6.8bn for the beverage sector sample). As you can see, the wine started to perform better in 2004, when it was +1% vs. -2% for the sector, followed by a 1% gap in 2005 and 2006.

beva2.jpg

E’ anche evidente la maggiore propensione all’export del settore vino, che credo sia l’aspetto principale che lo differenzia e che, dato il mio pessimismo sul destino dell’Italia, sia anche una assicurazione per il futuro. Le esportazione crescono per entrambi i campioni, con il settore bevande che passa dal 24% al 27% e il vino che si e’ mosso dal 44% a quasi il 46%.
Wine firms are also exporting much more than the sector average (46% of sales vs. 44% of 6 years ago compared to 27% vs. 24% for beverages). This could also be an important advantage in the future, as I feel that Italian economy will perform very poorly…

beva3.jpg

Passando in rassegna i margini, abbiamo considerato il margine operativo lordo sul fatturato, ma non avremmo tratto conclusioni molto differenti con altri indicatori. Il settore bevande ha avuto un calo molto significativo dei margini negli ultimi anni, cosa che avevamo commentato anche per il vino. Pero’ nel caso del vino, potete vedere che i margini sono calati meno e, nel 2005, il vino aveva dei margini migliori del campione bevande (11% contro 10.5% a livello MOL e 6.8% contro 4.7% a livello di margine operativo netto). Questo e’ un risultato importante, anche considerando che i margini del campione vino sono diluiti dalla presenza delle cooperative.
Margins. EBITDA margin showed a very steep decline for the beverage sector in the last years, similarly to what we commented about wine. However, the decline of wine firms has been much less evident, as you can see and in 2005 wine firms for the first time were more profitable than beverage sector (11% vs. 10.5% for EBITDA and 6.8% vs. 4.7% for EBIT margin). This is an important result, also considering that margins of the sample are diluted by the non-profitable cooperatives.

beva4.jpg

Infine, debiti e ritorno sul capitale. Le aziende vinicole sono chiaramente piu’ indebitate: hanno un rapporto Debiti/Mol superiore a 4x contro un livello di circa 3x per il settore bevande. Come vedete dal grafico, pero’, anche in questo caso il settore vino mostra un andamento piu’ costante, mentre le bevande mostrano significativi segni di deterioramento di questo indicatore, soprattutto considerando che i maggiori debiti non corrispondono a andamenti piu’ favorevoli del fatturato. Nel caso del ritorno sul capitale, l’analisi non fa altro che riproporre il tema di base: le aziende del vino non stanno andando benissimo, ma quelle del loro settore (bevande) stanno sicuramente andando peggio: e cosi’, come vedete la riga del vino ha incrociato la linea discendente del ritorno sul capitale del settore bevande…
Finally, debt and return on capital. On debt, wine firms are clearly more leveraged with a debt/EBITDA ratio of over 4% vs. around 3x for the beverage sector. As you can see from the graph, while beverages are constantly worsening (not offset by better sales trend), the wine business has been relatively stable. In the graph for return on capital, what you see is just a final confirmation of what written in the rest of the post: while wine is not doing great, beverages did much worse than that, and therefore the line of the wine return on capital crossed the one of beverages…

beva5.jpg

LVMH divisione vino – risultati 2007

nessun commento

LVHM ha pubblicato a Febbraio i risultati 2007, di cui analizziamo specificatamente la parte relativa al vino e agli spirits. Anticipando la conclusione, i numeri indicano che LVMH sta performando come un orologio svizzero, con un ritorno sul capitale costante intorno al 12%, dei margini in leggero miglioramento (grazie alla parte spirits) e un fatturato in buona crescita (quasi +8%) essenzialmente guidato dai maggiori volumi. Cio’ ha spinto l’azienda a investire pesantemente nel 2007 nella divisione (EUR181m rispetto a poco piu’ di EUR100m nel 2006).

LVHM published its 2007 results, which we analyse only for the wine/spirits business. Figures show that the company is performing well, with a constant return on capital at 12%, slightly improving margins in the spirits business and a good top line growth (+8%), mainly driven by volumes. This allowed LVMH to invest heavily in 2007 (EUR181m vs. EUR100m in 2006).

lvmh07-1.jpg

Il fatturato cresce del 7.7% a EUR3226m, di cui EUR1802m nella divisione vino e Champagne (+7%) e EUR1424m nella divisione Cognac e spirits (+9%). E’ stato un anno essenzialmente guidato dai volumi, che sono cresciuti dell’8% a livello annuo, con una accelerazione nella seconda meta’ dell’anno (+9%), mentre il prezzo-mix e’ sceso leggermente (-0.5% nell’anno e -1% nel secondo semestre), essenzialmente a causa del peggioramento dei cambi (che hanno inciso negativamente per oltre il 5%). Come vedete, il peggioramento del prezzo mix ha essenzialmente inciso sulla parte vino/Champagne, dove il prezzo medio e’ sceso da 20.6 a 20.1 euro a bottiglia (!), mentre la parte Cognac/spirits e’ leggermente cresciuta, da 13.8 a 14.1 euro a bottiglia.

lvmh07-4.jpg

Sales were up 7.7% to EUR3226m in 2007, of which EUR1802m for wines and Champagne (+7%) and EUR1424m for Cognac/spirits (+9%). It has been a year essentially led by volumes, which were up 8% on a yearly basis, with an acceleration in H2 (+9%), while price mix slightly worsened (-0.5% for the year, -1% for H2), mainly due to the worsening of the exchange rates (over 5% negative impact). As you can see, the worsening of the price mix was just in the wine/Champagne division, from 20.6 to 20.1EUR per bottle, while for Cognac and spirits the company performed better, moving from 13.8 to 14.1 per bottle.

lvmh07-2.jpg

L’analisi del fatturato per area geografica ci ripropone il tema dei cambi, che ha chiaramente influenzato le vendite in USA, rimaste sostanzialmente stabili e raggiunte dall’Europa (Francia esclusa) che ha invece realizzato una crescita del 12% nel corso del 2007 (ma con un visibile rallentamento nella seconda parte dell’anno). In Francia il fatturato e’ cresciuto dell’8%, mentre in Asia a fronte di un ottimo primo semestre, nel secondo le vendite sono cresciute soltanto del 4%. Sempre molto bene la strategia di diversificazione geografica, con le vendite negli altri paesi in crescita del 20%.

Sales by region is highlighing the impact of exchange rates, which were clearly affecting US business, flat, while Europe was posting a very good 12% growth (but slowind down in H2). France was ok at +8%, while Asia had a slowdown in H2 at +4% after a double digit performance in H1. Still very good the diversification strategy, which led sales in other countries up 20%.

lvmh07-31.jpg

I volumi di Champagne sono cresciuti del 4% circa nell’anno, praticamente soltanto nel primo semestre (+9%), raggiungendo 62m di bottiglie nel 2007. Le vendite di Cognac sono andate meglio, con una crescita del 10% a 61m di bottiglie nel 2007, con una accelerazione nella seconda parte dell’anno (+12% contro il +8% del primo semestre). Per quanto riguarda le altre categorie, gli altri spirits hanno raggiunto 29m di bottiglie (con un recupero nel secondo semestre, +15% dopo un primo semestre stabile) mentre la divisione vino ha avuto ancora una volta un ottimo anno con una crescita del 13% dei volumi a 39m di bottiglie (+13.6% nel secondo semestre).
Champagne volumes were up 4% in 2007, mainly achieved with the +9% of H1, at 62m bottles. Cognac sales were better at +10%, with a +12% in H2, reaching 61m bottles. Other spirits reached 29m bottles, with a good recovery in H2 at +15% after a flat H1, while wine business was again growing very well with volumes up 13% to 39m bottles (+13.6% in H2).

lvmh07-5.jpg

Passiamo ai margini, che sono stati in leggero miglioramento dal 32.1% al 32.8% in termini di margine operativo netto, segnando in valore assoluto una crescita del 10% a 1058m. Come vedete dal grafico, questa crescita e’ stata sostanzialmente merito della divisione Cognac che e’ passata dal 21.6% al 22.6%, mentre la parte vino e Champagne e’ rimasta stabile su un livello (stratosferico) tra il 45% e il 46%.
Moving to margins, they improved slightly from 32.1% to 32.8% (EBIT) with a absolute value of 1058m (+10%). As you can see from the graph, this growth was essentially led by Cognac and spirits which moved from 21.6% to 22.6%, while wine and Champagne was flat at a huge level of 45-46%.

lvmh07-6.jpg

Passando al ritorno sul capitale ritorniamo sulla terra, con un livello stabile del 12%, a causa essenzialmente della crescita del capitale investito da EUR7.9bn a EUR8.7bn. Di questo capitale investito una parte molto significativa e’ rappresentata dai prodotti in fase di invecchiamento, che rappresentano un immobilizzo colossale, pari a circa EUR2.7bn, cioe’ un valore dell’83% circa del fatturato annuo.
Return on capital is more normal, at around 12%, mainly due to the heavy growth of capital employed fro EUR7.9bn to EUR8.7bn. Of this capital, a significant portion is represented by ageing products, for roughly EUR2.7bn, which is a portion of roughly 83% of the yearly sales.

Boizelle Chanoine – risultati 2007

nessun commento

Parliamo oggi di Boizelle Chanoine, che ha appena fornito i risultati annuali e che e’ stato protagonista nel corso degli ultimi due anni di una crescita prodigiosa grazie all’acquisizione della Maison Burtin e di Champagne Lanson completata a Marzo 2006. Oltre a rappresentare il n.2 del mondo dello Champagne dietro a LVMH (che e’ tra tre e quattro volte piu’ grande), e’ interessante osservare l’azienda perche’ si possono apprezzare i forti miglioramenti che l’acquisizione ha portato sia in termini di margini delle aziende acquisite che in termini di ritorno per gli azionisti (rapidamente cresciuto grazie alla leva finanziaria). Come vedete da questo primo grafico, Boizelle ha molto velocemente preso piede superando sia Vranken Pommery che Laurent Perrier. Tra i suoi marchi ora figurano Burtin e Lanson, oltre a Boizelle, Chanoine e Philipponat.

boizelle07-05.jpg

We review today the operations of Boizelle Chanoine, which just released 2007 results and which strongly increased its business over the last 2 years on the back of the acquisition of Maison Burtin and Champagne Lanson completed in March 2006. Today, this company is the n.2 in the Champagne production after LVMH (which is much larger). It is very interesting because it shows how a company can strongly improve profits and return for its shareholders by carrying out acquisitions. As you can see from the first graph, Boizelle passed both Vranken and Laurent Perrier in terms of sales in 2006. Among its brands, you can now find Burtin, Lanson, Boizelle, Chanoine and Philipponat.

boizelle07-1.jpg

Il fatturato nel 2007 e’ cresciuto da 311m a 359m, +15%, sostanzialmente grazie al consolidamento delle nuove acquisite. Spaccando questo 15%, infatti, si nota come i volumi siano cresciuti del 3% a 21.6m di bottiglie, il prezzo mix e’ stato stabile, mentre un 12% di incremento e’ stato generato dall’inclusione delle nuove acquisite che nel precedente anno erano state consolidate soltanto a partire dal secondo trimestre.
Sales in 2007 grew from 311m to 359m, +15% mainly thanks to the consolidation of the new companies. The breakdown of growth is: +3% volumes to 21.6m bottles, a stable price mix and a 12% increase deriving from the consolidation of the acquisitions from January in 2007 (vs. April in 2006).

boizelle07-2.jpg

Vediamo cosa e’ successo ai margini del gruppo. Le acquisizioni hanno buttato giu’ i margini dal 15% al 12% tra il 2005 e il 2006, essenzialmente perche’ le societa’ acquisite avevano dei margini piu’ bassi (sia per il tipo di prodotto che per la piu’ limitata integrazione a monte nella produzione di uva). In realta’ e’ piu’ importante dire che l’utile operativo e’ passato da 15m a 37m e che l’utile netto e’ balzato da 8m a 15m tra il 2005 e il 2006. Nel 2007 invece si sono estratte le sinergie e il margine del gruppo e’ ritornato vicino al 15%, garantendo un altro anno di crescita esplosiva dell’utile operativo, +40% a 52m. E gli utili gli sono andati dietro, un altro +45% a 21m di euro (EUR25m se aggiustato per gli oneri straordinari). Quindi il risultato delle acquisizioni e’ stato veramente molto positivo: la Boizelle Chanoine e’ passata da essere una societa’ minore con meno di 100m di fatturato e 8m di utile a una azienda che fattura 360m e produce utili di oltre 20m di euro. Questo la mette in una prospettiva radicalmente diversa nel settore. La maggiore cassa che genera le consentira’ di crescere ulteriormente comperando altri operatori.

The trend of margin is the most interesting to see. The acquisitions were impacting negatively the operating margin which went down from 15% to 12% from 2005 to 2006 (acquired companies were less integrated in the production). It is however more important to note that operating profit moved up from 15m to 37m and that net profit nearly doubled from 8m to 15m between 2005 and 2006. In 2007, synergies started to flow through and Boizelle was back to its historical 15% margin, with another strong growth in absolute term (+40% to EUR52m). Net profit was following the same trend, +45% to EUR21m (EUR25m when restated for restructuring charges). As a result, acquisition were a big positive for Boizelle, which moved from a 100m sales/8m net profit to a 360m/21m range. This puts the company into a new perspective with more cash generation and more opportunity to further be an active consolidator in the Champagne segment.

boizelle07-4.jpg

Le acquisizioni hanno ovviamente determinato un balzo del capitale investito, che vedete essere passato da 165m a 648m nel 2006, per poi ridiscendere a 615m nel 2007 grazie a una svendita dei magazzini che a valle delle operazioni era arrivato a 461m di euro (433m a fine 2007). Chiaramente queste operazioni hanno comportato dei significativi impatti sul debito, che e’ passato da 104m nel 2005 a 494m nel 2007. Il debito e’ estremamente elevato, ma e’ garantito dal magazzino che ha un valore di mercato quasi equivalente. Questo e’ un vantaggio delle aziende vinicole, e di Champagne in particolare (dato che hanno maturato questa consapevolezza del valore del loro magazzino).
Acquisitions were also implying a jump of capital employed, moving from 165m to 648m in 2006 and to 615m in 2007. This small reduction occurred following are reduction of stocks from 461m to 433m. These operations were clearly implying a big jump of debt from 104m in 2005 to 494m in 2007. Debt is very high, but it is guaranteed by a stock of products which is very significant. This is an advantage of wine companies, which have big stocks but also an additional way to guarantee their borrowings.

boizelle07-5.jpg

I ritorni sul capitale come vedete sono nell’ordine dell’8-9% sul capitale investito (con l’eccezione dell’anno dell’acquisizione), mentre il ritorno per l’azionista cresce dal 12-13% (post tasse) al 17.5% del 2007. Questo e’ il risultato della leva finanziaria: usare cioe’ i soldi degli altri (se te li danno!) e investirli con un ritorno superiore al tasso di interesse pagato, tenendosi quindi la differenza…
The return on capital is in the region of 8-9% (with the exception of the year in which the acquisitions were made), while the return on equity moved from 12-13% to 17.5% in 2007. This is the result of the financial leverage: in other words, if you succeed in getting a higher return on the investment compared to the interest rate you pay, all the gap is additional money you put in your pocket.

Veneto – superfici e produzione – aggiornamento 2006-07

9 commenti

Il Veneto e’ una delle regioni italiane piu’ produttive dal punto di vista delle rese per ettaro e della produzione. E’ anche, come vedremo, una regione dove la legislazione vinicola e’ molto sfruttata: meno del 10% della produzione e’ adibita ai vini da tavola. Infine, come cominciamo subito a vedere, la produzione vinicola del 2007 non sembra essere stata cosi’ drammatica, come mostrano le stime ISTAT: siamo intorno ai 7.8m/hl esattamente in linea con la produzione degli ultimi anni e circa l’8% al di sopra del 2006.

veneto07-1.jpg

Veneto is one of the key Italian regions for wine. It is also a region where rules are fully exploited with a very low portion of table wines. 2007 was overall a good year for the region with a 7.8m/hl estimated production, in line with the production of the past years and roughly 8% better than in 2006.

veneto07-2.jpg

Le rese per ettaro non sembrano avere sofferto in modo cosi’ significativo come nel resto del paese. Il Veneto si e’ mantenuto sui suoi livelli molto elevati, di 150q/ha, un filo meno delle medie storiche gia’ da due o tre anni a questa parte, quanto invece in Italia si registra un calo dai 100-110q/ha degli anni passati a 90-91, quindi un buon 12% al di sotto delle medie storiche.

Yields seems to have remained quite high and not really changed vs. past years. The yield is estimated at 150q/ha, a bit less than the historical average already since a couple of years, while in Italy yields were down from 100-110q/ha in the past years to roughly 90 in 2007 (12% below historical average).

veneto07-25.jpg

Ma la produzione elevata non e’ soltanto frutto delle rese: il Veneto, e la provincia di Treviso in particolare e una delle aree dove la viticoltura e’ piu’ florida, e le superfici crescono invece che diminuire come nel resto del paese. Fino al 2006, in Veneto si registra una crescita annua delle superfici vitate del 2% circa, in contrasto con il calo dell’1% annuo registrato nel resto del paese. Il passo in piu’ lo da’ proprio Treviso, che cresce del 3-4% annuo e che nel 2006 ha raggiunto i 25000 ettari, contro circa 23600 di 6 anni fa. Anche l’altra grande provincia, Verona, mostra dei tassi di crescita, anche se molto piu’ tenui (1.5-2%). Invece, nelle zone meno vocate, si evidenzia il trend contrario: nel resto della regione le superfici calano del 1.5-2% circa.

veneto07-3.jpg

Production is high not just for very high yields, but also because planted area is growing, particularly in the key areas such as Treviso. Up to 2006, we calcolate a yearly increase of areas by 2%, vs. a -1% posted in the rest of the country. The key area is Treviso, which is growing by 3-4% p.a. and which in 2006 reached 25000ha vs. 23600 of 6 years ago. The other large province, Verona is also growing a decent rates (1.5-2%). On the other hand, in the other areas, the trend is opposite with a 1.5-2% yearly decline in the areas planted.

veneto07-5.jpg

Una ulteriore occhiata alle rese per ettaro mostra come in tutta la regione le rese sono al di sopra della media italiana. Partiamo da un 125q a Venezia per raggiungere un livello di 183q in provincia di Vicenza. Anche le zone dove sono presenti le grandi DOC e DOCG della regione sono comunque intorno ai 150-155q/ha.
We give a further look to the yields to show that in all the region there has been very high ones, from 125q/ha in Venice to reach 183 in Vicenza. Even where the top quality wines are produced, yields are still in the region of 150-155q/ha.

veneto07-6.jpg

Infine, introduciamo una nuova statistica, forse un po’ vecchiotta (arriviamo al 2005), ma che rende l’idea della struttura produttiva della regione da un punto di vista legale. Come vedete, abbiamo diviso la superficie regionale tra vini DOC/DOCG (i DOCG praticamente non esistevano a quella data in Veneto), IGT e vini da tavola. Cio’ vi rende conto del forte utilizzo in Veneto sia della DOC (che rappresentava 31300 ettari dei 75000 vitati nella regione) sia degli IGT (37000), con una penetrazione minima dei vini da tavola. A confronto con l’Italia, il Veneto e’ una specie di “piramide rovesciata” nella gerarchia DOC/IGT/vini da Tavola. E come vedete dal secondo grafico, questa vocazione e’ immutata negli anni: la penetrazione dei vini da tavola e’ stata sempre molto piu’ limitata che nelle altre regioni italiane.

veneto07-7.jpg

Finally, we introduce a new statistic, which is a bit old (up to 2005), but which provides a picture of how the production structure of the region is broken down between quality wines (DOC/DOCG), regional wines (IGT) and table wines. As you can see, Veneto looks very well exploited, with 31300ha of quality wines out of the total of 75000ha, 37000ha of IGT wines and with a very low penetration of simple table wines. When comparing Veneto with Italy, you can immediatly perceive that the jerarchy of wines in Veneto is reversed, with a very low representation of table wines and most of production being classified as quality wine.