Cile/Argentina


Le esportazioni di vino nel mondo – aggiornamento 2025

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Le esportazioni di vino degli 11 principali paesi produttori calano per il secondo anno consecutivo, -6% a 29,6 miliardi di euro e -3% in volume a 83 milioni di ettolitri. L’Italia limita i danni (-4% in valore, -2% in volume) e tocca un nuovo massimo di quota: 26,2% in valore e 25,4% in volume.

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Cile – esportazioni di vino 2025

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Nel 2025 le esportazioni di vino cileno tornano a calare dopo il rimbalzo del 2024 e toccano il loro minimo dal 2012 a questa parte a 1.35 miliardi di euro, con un calo del 10% che diventa del 6% in valuta locale se consideriamo la leggera svalutazione del peso. In termini di volumi siamo scesi a meno di 7 milioni di ettolitri, 6.9 per la precisione, anche questo un record negativo che non si vedeva dal… 2011. Anche il Brasile nel 2025 scende leggermente, ma sono più preoccupanti i crolli degli altri grandi mercati storici, come gli USA, il Regno Unito, la Cina e il Giappone, tutti giù di almeno il 10%.

Passiamo al commento dei dati.

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Concha y Toro – risultati 2025

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Un anno di transizione per il colosso cileno: le vendite crescono del +2% a 975 miliardi di CLP, meglio della media del settore, ma i margini calano per effetto di tasse e costi logistici, con EBITDA a -3% e margine al 15,7%. La struttura finanziaria si rafforza (debito in calo, ROIC in doppia cifra) e il mix si fa più premium, con Don Melchor a +85%: le basi per il 2026 ci sono, ma i profitti restano sotto i massimi del 2021-22.

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Argentina – produzione di vino 2025

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L’Argentina sta procedendo attivamente a ridimensionare la propria capacità produttiva vinicola. Al di là dei dati produttivi che analizziamo oggi (circa 10.8 milioni di ettolitri, stabili sul 2024 e dell’8% sotto la media decennale), questo è chiaramente l’aspetto da mettere in evidenza. La superficie vitata, che ha raggiunto il suo picco a circa 225mila ettari nel 2015 è scesa nel 2024 a meno di 200mila ettari, ossia -12%. Per il solo vino (grafico qui sopra), si è passati da 207mila a 184mila ettari nel giro di 9 anni, con un andamento in accelerazione.

Si tratta di un puro fenomeno di mercato: eliminazione di vigneti non più produttivi, di vigneti con varietà meno richieste dal mercato (Cereza, Criolla Grande, Pedro Giménez, a favore del Malbec), ma anche concentrazione della capacità produttiva, con un leggero incremento della superficie per azienda vinicola. Noterete anche come il calo più marcato è venuto dalle varietà rosate e bianche (oltre il 20% in meno), mentre le rosse anche negli ultimi 10 anni il calo è stato meno marcato (-8%)

Passiamo ad analizzare i dettagli della produzione con grafici e le tabelle riassuntive

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INDV Wine Index – presentazione e dati al 2025

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Oggi inauguriamo un nuovo post “ricorrente” sul blog, con il copyright inumeridelvino.it.

Come sapete, anche se le aziende vinicole quotate in borsa non sono molte, un po’ ce ne sono: due in Italia, quattro in Francia, una in Germania, quattro o cinque in America, un paio in Oceania, un paio in Asia. A occhio una quindicina.

Perché allora non costruire un indice di borsa delle aziende vinicole? L’esercizio è semplice e può fornire alcune indicazioni interessanti.

Detto, fatto.

Oggi è il primo post della serie, che potrebbe ripetersi trimestralmente. O magari mensilmente, con un riassunto di quanto è successo, in termini di annunci di risultati, operazioni di acquisizione e via dicendo. A questo proposito, ho messo a punto un buon “prompt” su Perplexity che, ogni mattina alle 6:00, mi fa “il riassunto” di quanto è stato annunciato (con un forte trascinamento dalle notizie dei giorni precedenti, ma nessuno è perfetto, nemmeno l’AI).

L’indice generale delle aziende vinicole include le seguenti aziende: Constellation Brands, TWE, Concha y Toro, Delegat Group, Yantai Chengiu Pioneer Wine, Andrew Peller, Crimson Wine, Sula Vineyards per quanto riguarda l’extra Europa. Per l’Europa ci sono, ovviamente, Italian Wine Brands, Masi, Advini, Schloss Wachenheim, Laurent-Perrier, Vranken-Pommery, Lanson BCC e Chapel Down.

Per adesso ho deciso di escludere le aziende di sola distribuzione, come Viva, Naked Wines o Dynasty Wines.

Ora, ho provato anche a spaccare l’indice in sottogruppi… spumanti, Europa, Non-Europa… anche se l’esercizio diventa più “pericoloso” nel senso che le aziende coinvolte scendono a 4-5 e quindi l’indice diventa molto più sensibile alle vicende specifiche di una o dell’altra azienda.

I calcoli partono dal 2015 e il rilevamento è mensile. Non sono inclusi, come in ogni indice di borsa, i dividendi.

Fatta la premessa, passiamo ai risultati nel resto del post.

L’indice è andato molto peggio rispetto alle borse in generale. Se confrontiamo il 2025 con il 2015, siamo a +1%, lo S&P500 è in 10 anni a +256% e l’EuroStoxx 600 a +101%.

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