Canada


Andrew Peller – risultati 2025 (marzo 2026)

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Andrew Peller, il principale produttore quotato di vino canadese, ha chiuso l’esercizio al 31 marzo 2026 con risultati eccellenti, soprattutto dal punto di vista dei margini e della riduzione dell’indebitamento, nonostante un fatturato praticamente stabile. La vera notizia è però che Andrew Peller verrà delistata. Il 15 giugno 2026, il consiglio di amministrazione ha accettato l’offerta di Fairfax (una holding canadese) ad un prezzo largamente superiore alle quotazioni di borsa. L’operazione fa seguito alla fine dei patti parasociali in febbraio all’interno della famiglia Peller, tra la Peller Family Enterprises (49.2% delle azioni) e John E. Peller (24.8%). Come vedrete all’interno del post, Andrew Peller è stata la migliore azienda vinicola in termini di performance in borsa dell’ultimo anno, anche prima di questo evento.

Passiamo a un commento in dettaglio dei dati nel resto del post.

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I consumi di vino nel mondo – aggiornamento 2025 OIV

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Dati in formato testo disponibili nella sezione Solonumeri.

La fotografia dei consumi mondiali di vino 2025 dell’OIV è impietosa: il calo si avvicina al 3%, ossia circa 6 milioni di ettolitri in meno e, ancora peggio, i cinque principali paesi consumatori, che rappresentano circa la metà del consumo mondiale, calano di quasi il 5%.

Analisi e grafici nel resto del post.

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La produzione di vino nel mondo 2025 – aggiornamento OIV

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L’aggiornamento OIV di maggio 2026 conferma una produzione mondiale di vino 2025 su livelli storicamente bassi a 227 milioni di ettolitri (+0,6% sul 2024 e poco sotto la stima precedente di 232). L’Italia mantiene la leadership con 44 milioni di ettolitri, stabile sul 2024.

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Canada – importazioni di vino – aggiornamento 2025

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Le importazioni di vino in Canada calano come nella maggior parte del mondo, ma in questo caso tutto si concentra sulla relazione con gli USA: a causa della guerra dei dazi, il Canada ha praticamente chiuso al vino americano, crollato di quasi l’80%. A trarne vantaggio praticamente tutti gli altri, compresa l’Italia, che però mostra un progresso meno marcato di quanto ci si sarebbe potuto attendere. In altre parole, bene ma peggio degli altri.

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INDV Wine Index – presentazione e dati al 2025

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Oggi inauguriamo un nuovo post “ricorrente” sul blog, con il copyright inumeridelvino.it.

Come sapete, anche se le aziende vinicole quotate in borsa non sono molte, un po’ ce ne sono: due in Italia, quattro in Francia, una in Germania, quattro o cinque in America, un paio in Oceania, un paio in Asia. A occhio una quindicina.

Perché allora non costruire un indice di borsa delle aziende vinicole? L’esercizio è semplice e può fornire alcune indicazioni interessanti.

Detto, fatto.

Oggi è il primo post della serie, che potrebbe ripetersi trimestralmente. O magari mensilmente, con un riassunto di quanto è successo, in termini di annunci di risultati, operazioni di acquisizione e via dicendo. A questo proposito, ho messo a punto un buon “prompt” su Perplexity che, ogni mattina alle 6:00, mi fa “il riassunto” di quanto è stato annunciato (con un forte trascinamento dalle notizie dei giorni precedenti, ma nessuno è perfetto, nemmeno l’AI).

L’indice generale delle aziende vinicole include le seguenti aziende: Constellation Brands, TWE, Concha y Toro, Delegat Group, Yantai Chengiu Pioneer Wine, Andrew Peller, Crimson Wine, Sula Vineyards per quanto riguarda l’extra Europa. Per l’Europa ci sono, ovviamente, Italian Wine Brands, Masi, Advini, Schloss Wachenheim, Laurent-Perrier, Vranken-Pommery, Lanson BCC e Chapel Down.

Per adesso ho deciso di escludere le aziende di sola distribuzione, come Viva, Naked Wines o Dynasty Wines.

Ora, ho provato anche a spaccare l’indice in sottogruppi… spumanti, Europa, Non-Europa… anche se l’esercizio diventa più “pericoloso” nel senso che le aziende coinvolte scendono a 4-5 e quindi l’indice diventa molto più sensibile alle vicende specifiche di una o dell’altra azienda.

I calcoli partono dal 2015 e il rilevamento è mensile. Non sono inclusi, come in ogni indice di borsa, i dividendi.

Fatta la premessa, passiamo ai risultati nel resto del post.

L’indice è andato molto peggio rispetto alle borse in generale. Se confrontiamo il 2025 con il 2015, siamo a +1%, lo S&P500 è in 10 anni a +256% e l’EuroStoxx 600 a +101%.

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