Constellation Brands – risultati primo trimestre 2024

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Il business “vino” di Constellation Brands continua a ridursi, frutto del cattivo andamento delle vendite (-13% a livello di vendite finali al dettaglio nel primo trimestre fiscale) e delle decisioni di disfarsi dei marchi meno “di moda”. I dati, che per il gruppo sono eccellenti grazie alle perdite ridotte della divisione Canopy e del sempre eccellente andamento della birra, mostrano una nuova riduzione dei margini che lascia poco scampo per il resto dell’anno: le vendite sono previste stabili (il che già implica un recupero nei prossimi trimestri dopo il -9% fatturato e -5% in termini di consegne) e l’utile operativo della divisione è sempre previsto calare del 10% circa. Ad oggi, l’attività “vino” rappresenta l’11% dell’utile operativo del gruppo e ha un margine (sugli ultimi 12 mesi) calato al 21.4%, quindi anche diluitivo rispetto al 33% circa del gruppo. Non ci sarebbe da sorprendersi se Constellation Brands decidesse di uscire completamente dal business nei prossimi anni.

Questi dati però ci forniscono anche una cortina al tornasole per il business vino in Nord America, dove il management riferisce di condizioni di mercato sfidanti che costringono l’azienda a tagliare gli investimenti di marketing, creando così un circolo vizioso.

Bene, passiamo a commentare i dati più in dettaglio con l’aiuto di grafici e tabelle.

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Puglia – produzione di vino e superfici vitate 2023 – dati ISTAT

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La produzione vinicola pugliese è crollata del 37% a 6.9 milioni di ettolitri secondo ISTAT nel 2023, dato abbastanza diverso dalla visione di AGEA (dichiarazioni produttive, divulgato da ISMEA senza fornire ulteriori dettagli) di 5.9 milioni di ettolitri, ma con un calo “compatibile” del 41%. Il dato 2023 di produzione è il 19% sotto la media decennale. Questi dati si confrontano con un calo del 21% a livello nazionale sul 2022 e con una vendemmia del 13% sotto la media storica, a indicare quindi un andamento più negativo della media italiana.  Guardando velocemente i dati è andata leggermente peggio per i vini bianchi rispetto e rossi, e decisamente peggio per i vini IGT e da tavola (quasi -40%) rispetto ai vini DOC (-27%). Paradossalmente la categoria (non ricompresa nel totale) che mostra i cali meno marcati è quella i mosti, che ISTAT mette a 0.8 milioni di ettolitri rispetto a 0.9 dell’anno precedente. La proporzione tra vini bianchi e rossi si sposta leggermente verso i rossi, che rappresentano il 55% della produzione totale. La superficie vitata è vista aumentare del 2% da ISTAT a 93440 ettari. Passiamo a qualche dettaglio in più, oltre a tabelle e grafici.

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Argea – risultati e analisi di bilancio 2023

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Grazie all’acquisizione di Zaccagnini, nel 2023 Argea è diventata la seconda azienda viticola in Italia per fatturato nel 2023, con 438 milioni. Se considerassimo soltanto GIV e non il consolidato GIV-Cantine Riunite, sarebbe la prima. Possiamo dire che combinazione di Botter e Mondo del Vino ha avuto un 2023 molto fruttuoso. Al di là del primato commerciale (senza Zaccagnini le vendite sarebbero calate del 2%, invece che +3% riportato), i margini sono migliorati (dal 12% al 14% per l’EBITDA) e soprattutto l’azienda è riuscita a comperare Zaccagnini per 47 milioni di euro senza far crescere il debito, grazie alla generazione di cassa e al controllo del circolante, che ha restituito ben 30 milioni di euro nel 2023. Anche per Argea il 2024 si presenta piuttosto sfidante, anche se l’azienda ha alcuni potenziali vantaggi da sfruttare, quali il completo consolidamento di Zaccagnini (altri 5 milioni di fatturato)  e l’integrazione non ancora completata del nuovo gruppo nella parte logistica e vendite. Bene, passiamo a qualche commento più dettagliato con la tabella riassuntiva e alcuni grafici.

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Il futuro del vino non è rosé – articolo dell’FT su Pernod Ricard/Bain Capital

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A 10 anni di distanza dall’ultima volta (articolo a questo link), vi propongo un commento del Financial Times relativo alla vendita della divisione vino da parte di Pernod Ricard a un fondo di private equity, Bain Capital, che ha già acquistato Accolade Wines (Hardys). Il titolo, un brillante gioco di parole, già vi dice tutto: The future of wine is far from rosé, il futuro del vino non è rosé. Per chi legge questo blog in modo assiduo non molte novità: il consumo in volume di vino è in calo strutturale, tra cambiamenti delle abitudini dei consumatori e attenzione alla salute, quest’ultima con un impatto anche sui consumi di spiriti. E chiude con una considerazione che da anni si fa su queste pagine: il settore del vino, visto dal punto di vista industriale, è estremamente frammentato e deve “consolidarsi” (ossia meno aziende e più grandi) per mantenere i costi competitivi e continuare a essere profittevole, anche se su livelli inferiori che nel segmento degli spiriti. E, consentitemi, i fondi di private equity sono specializzati nello spremere le aziende. Un’ultima considerazione prima di lasciare spazio alla traduzione dell’articolo, che trovate nel resto del post: Pernod Ricard esce dal segmento vino fermo nel 2024, Campari aveva preso la medesima decisione nel 2016, ben otto anni prima, con le medesime motivazioni di Pernod Ricard: crescita e margini più bassi che nel settore degli spiriti. Per una volta, anche se questo va contro il mondo del vino, Italia batte Francia.

L’articolo (link all’originale) suona più o meno così:

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Spagna – esportazioni di vino, aggiornamento 2023

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Le esportazioni spagnole di vino sono leggermente calate nel 2023, -2% circa per volume e valore, confermando il paese la terza forza nel commercio internazionale del vino, con un collocamento nella fascia più bassa di prezzo, visto che anche nel 2023 il prezzo medio di esportazione è rimasto sotto 1.5 euro al litro, circa 1.4. Come ci è spesso capitato di commentare relativamente alla Spagna all’interno di dati tutto sommato stabili si nascondono deviazioni piuttosto importanti paese per paese. Nel 2023 è continuato il forte recupero nel mercato tedesco, di gran lunga il più importante per la Spagna, mentre dopo un paio di anni molto proficui sono scese le esportazioni verso gli USA e, anche se non rappresentata specificatamente nelle tabelle che seguono, sono crollate le spedizioni verso la Cina, scese del 30% circa a 60 milioni di euro, quindi su un livello pari al 2% circa del totale esportato, ossia 2.97 miliardi di euro. Nelle diverse categorie, sono leggermente positivi i dati dello spumante e dei vini sfusi, e leggermente negative quelle dei vini in bottiglia. Il post continua con grafici e tabelle.

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