Elin McCoy di Bloomberg News ha pubblicato un pezzo sui cambiamenti del mondo del vino nel 2026. Siccome si tratta di un pezzo coperto da copyright, che potete leggere in formato integrale al link, mi limito a proporne un riassunto con i principali spunti di discussione.
I nuovi dati CREA sulle transazioni fondiarie viticole aggiornati al 2024 mostrano che il valore dei vigneti italiani continua a crescere, ma in modo sempre più selettivo e lento. Le denominazioni di punta consolidano posizioni già molto elevate (Langhe, Montalcino, Trentino Alto Adige), mentre la gran parte del territorio resta sostanzialmente stabile. Entrando nel dettaglio dei numeri, nel 2024 l’indice del valore dei vigneti da noi calcolato registra un incremento di circa +1%, dato che sarà confermato dagli altri dati di CREA che pubblicheremo tra qualche giorno, in rallentamento rispetto al +1,4% del 2023 e soprattutto al +3,8% del 2022. Ovviamente si tratta di dati a valori correnti. Se invece consideriamo il dato reale, il +1% diventa zero, comunque meglio del circa 4% annuo di perdita di valore del 2022 e 2023, quando l’inflazione era stata ben più elevata.
Se prendiamo i dati in prospettiva storica, il valore dei vigneti italiani è cresciuto del 9-10% su base reale.
Lo scopo del post è però quello di mostrare i valori per denominazione. Nei loro valori massimi ci sono 4 denominazioni che superano il milione di euro per ettaro: Langhe/Barolo (2.3m), Lago di Caldaro (1.1m), Montalcino e Bolgheri (1m entrambi). C’è poi una “seconda fascia” di valori massimi intorno al mezzo milione, che comprende Valdobbiadene, Valle Isarco e Val Venosta, e Trento. La terza fascia è quella dei “300mila euro a ettaro”, che secondo CREA si spuntano a Asolo, Brescia e in Valle d’Aosta. Diciamo una lista improntata sui grandi vini rossi e sugli spumanti.
Passiamo a un’analisi più dettagliata nel resto del post, ricordandovi che tutti i in format testo sono disponibili nella sezione Solonumeri.
Il 2025 è stato un anno decisamente negativo dal punto di vista dell’audience del blog, nonostante una serie di accorgimenti volti a invertire la tendenza. Primo tra tutti, l’aumento delle pubblicazioni sul blog: 163 rispetto a 157 dello scorso anno, grazie al contributo di Emanuele. Secondo, a partire da ottobre 2025, l’eliminazione della pubblicità di Google AdSense, che ha fortemente migliorato la fruibilità del blog, senza interruzioni, al costo di rinunciare a un incasso annuo poco superiore a 100 euro (su cui, in teoria, andrebbero anche pagate le tasse).
I numeri sono impietosi: le visite al blog calano del 26%, le pagine viste del 26% anche loro, il tempo medio passato da ciascun visitatore sul sito cresce del 35%. Dato ancora più negativo: le visualizzazioni di pagina dei contenuti pubblicati nel 2025 sono il 41% inferiori a quelle del 2024.
Ovviamente, non ci si può aspettare di crescere se si è un blog che parla di vino, ossia di un prodotto in declino. Ma al di là delle battute, credo che la disintermediazione dell’intelligenza artificiale stia diventando un tema. Stiamo fornendo un prodotto gratis che qualcun altro usa e vende. Un giorno, questo ci ucciderà, oppure noi stessi ci suicideremo (= chiuderemo il blog) per evitare di lavorare solo per gli altri. Quando questo giorno arriverà, beh, non ci saranno vincitori, nemmeno l’intelligenza artificiale.
Una ragione in più per occuparsi con attenzione di Schloss Wachenheim (azienda vinicola tedesca quotata in Germania con un valore di borsa di circa 120 milioni) è la sua esposizione alla categoria dei vini de-alcolati, che quest’anno (2024/25) viene per la prima volta specificata nel bilancio e rappresenta circa 50 milioni di euro dei 447 totali. Ora, quante aziende italiane del settore possono vantare 50 milioni di fatturato nel segmento dei vini de-alcolati? Penso nessuna. Con questa categoria di prodotti, SW opera soprattutto in Germania, Regno Unito ed Est Europa, e il suo marchio principale è Light Live. Nell’ambito dei prodotti dealcolati, la crescita del fatturato nel 2024/25 è stata dell’18%, sostanzialmente compensando il lieve calo di tutto il resto, per fare chiudere l’anno con un +1%.
Purtroppo, la promessa dell’azienda di crescere del 5-7% in fatturato nell’esercizio (obiettivo rivisto al 4% prima dell’ultimo trimestre, ancora una volta deludente) non è stata rispettata, come anche quella di un utile operativo di 31-33 milioni, visto che il dato finale è stato di 27 milioni di euro, in leggero calo rispetto all’anno precedente. Nonostante questo, l’andamento borsistico dell’ultimo anno è stato sostanzialmente stabile.
Possiamo quindi dire, prima di addentrarci nell’analisi, che il 2024/25 di SW è stato piuttosto negativo, nonostante la diversificazione verso i prodotti dealcolati stia prendendo piede.
Grafici, tabelle, ulteriori commenti e obiettivi per il 2025/26 nel resto del post.
Laurent Perrier è la terza maison della Champagne di cui analizziamo i dati semestrali 2025, con esercizio chiuso a settembre, quindi spostato di tre mesi. L’andamento resta nel complesso debole (vendite in leggera crescita dopo la forte contrazione del 2024, margini in calo) e in linea con quanto mostrato dagli altri due player, Vranken Pommery e Lanson BCC. Forse LP ha fatto un po’ meglio degli altri, anche in virtù della maggiore esposizione all’estero e quindi a un impatto più negativo dei cambi. L’aspetto forse più positivo di questi numeri è nella parte finanziaria, dove con un debito stabile sui 12 mesi, l’azienda è riuscita a assorbire un incremento del capitale circolante di 30 milioni pur pagando dividendi per 13… se confrontata con un valore di borsa di 550 milioni di euro, la generazione di cassa annua “sottostante” di 43 milioni non è stata niente male. La performance borsistica nel momento in cui scrivo il commento (6 dicembre) è stata negativa dell’8% da inizio anno, rispetto al -6% di Lanson BCC e al -12% di Vranken Pommery.
Passiamo a un commento dettagliato dei numeri con grafici e tabelle.
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