La situazione del mercato USA dei vini – parte 2

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Continuiamo la sintesi del report “State of the US Wine Industry 2025” di SVB (Silicon Valley Bank) con l’analisi dei canali di vendita e con la performance finanziaria delle “premium wineries”.

I canali di vendita stanno cambiando

I dati del 2024 confrontati con il 2019 mostrano come lentamente i canali di vendita dei vini premium stanno cambiando negli USA. Le vendite tramite tasting room e wine club, molto diffuse al di fuori dell’Italia, sono in crescita, grazie ad una solida base di appassionati della cultura del vino. Sono in calo invece le vendite sia nei locali/ristoranti sia al di fuori di essi. Ricordiamo che il termine “off premise” include l’insieme di servizi, tecniche, iniziative studiate per incentivare e incrementare il consumo di cibi e bevande al di fuori del bar o del ristorante. Crescono le vendite online, sebbene il dato separato del 2019 non sia presente, pur rimanendo ancora molto limitate. Immaginiamo che queste ultime stiano cannibalizzando le vendite al telefono e per corrispondenza. A quanto pare, il cliente finale predilige l’esperienza completa e diretta.

Premium wineries sales channels share of revenue (2019)

Premium wineries sales channels share of revenue (2023)

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La situazione del mercato USA dei vini – parte 1

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Il mercato USA è maturo

In base ai dati di mercato di Shanken (e le stime di SVB per il 2024), il consumo di vini nel mercato statunitense ha visto tassi di crescita a doppia cifra nella sua fase di espansione nei primi anni di questo secolo, con crescite annue anche superiori al 20%, per poi scendere al 10% nel 2010, al 5% nel 2015, avere tassi di crescita sostanzialmente vicini allo zero nel 2016-2019, rimbalzare nell’anomalo 2020 (le persone, spaventate e chiuse in casa per la mala gestione della crisi Covid, hanno trovato anche il vino come valvola di sfogo!) e segnare dei cali netti dal 2021 ad oggi, il dato 2024 è una stima di SVB, Silicon Valley Bank.

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Etablissements Nicolas: numeri 2018-2023

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Nicolas, casa fondata nel 1822, è il primo distributore di vini nelle città francesi ed è stato votato per due volte (l’ultima nel 2024) come il marchio preferito dai consumatori francesi, nella categoria “commercianti di vino”. Il marchio conta ora 559 negozi in tutto il mondo: 481 in Francia, di cui 306 nell’Île-de-France e 156 in Parigi centro, il resto in altri 13 paesi. La maison, infatti, ha storicamente mantenuto un legame molto forte con la capitale, da quando Louis Nicolas aprì il suo primo negozio. A inizio ‘800 il vino si beveva nel luogo in cui si acquistava in botti; fu proprio Louis Nicolas a inventare e rendere popolare il vino in bottiglia!

Nel corso degli anni il marchio si è diversificato proponendo altri tipi di bevande. Oggi il suo fatturato è Il 48% è costituito da vini fermi, il 32% da spumanti, il 17% da distillati e il resto da birre e altre bevande. Il marchio vende circa 800 referenze nei negozi e tramite il suo sito e-commerce, con un rinnovo delle referenze ogni anno.

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AdVini – risultati 2024

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La società francese ha chiuso i conti del 2024 con un calo del 3% dei ricavi a 278m milioni di euro, ma con un incremento dell’EBITDA del 27% a 18 milioni di euro, per un margine sulle vendite del 6,6%, rispetto al 5,1% del 2023 ed al 7,2% della media dei sette anni precedenti.

Con un ritardo di un anno, il management è riuscito nella sua opera di ristrutturazione della base costi, almeno a livello operativo. Infatti, è vero che la società è tornata in utile dopo la perdita di 14 milioni di euro del 2023, ma l’utile netto è stato solo simbolico a circa 0,2 milioni di euro, non certo soddisfacente.

Inoltre, il debito netto rimane su livelli molto elevati (a circa 158 milioni di euro), pari a ben 8,6 volte il suo rapporto con l’EBITDA, mentre il ritorno sul capitale investito rimane molto modesto (2,4%) e quindi inferiore al costo del capitale stesso. Anche in rapporto al capitale proprio, il debito è molto elevato a pari al 210% (dal 226% del 2023 e ad una media inferiore al 150% nei precedenti quattro anni).

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