
Oggi parliamo dei conti semestrali di LVMH, comunicati la scorsa settimana. Il gruppo in totale ha chiuso con un fatturato di 38.6 miliardi di euro, -3% (ma +2% su base organica) a causa del cambio contro dollaro e yen e di una dismissione in Cina e utili in calo del 4% circa. Nell’ambito della divisione vino e spiriti, lo Champagne e il vino vanno decisamente meglio del Cognac, con una crescita organica del 7% e un significativo recupero di margini.
Il management attribuisce il recupero dello champagne al miglioramento della domanda in Europa e in Giappone e alla sovraperformance delle cuvée di prestigio, mentre sul cognac i volumi di Hennessy tornano positivi grazie alla Cina, a fronte di una domanda statunitense ancora debole. Il gruppo si attende, per l’intero esercizio, una crescita a cambi costanti inferiore a quella del semestre e un margine operativo riallineato ai livelli del 2025, per effetto della fasatura dei costi e del ritardo con cui il cambio si scarica sui conti di questa divisione, dove il prodotto sosta a lungo a magazzino.
Passiamo a un commento più dettagliato nel resto del post.

- Nel 2026 la divisione vini e spiriti torna a crescere e recupera due punti di margine, ma lo fa da una base ormai molto più bassa e con una redditività che, per la prima volta, non è più superiore alla media del gruppo. In questo contesto, lo Champagne e i vini fanno ancora meglio del Cognac, sia in termini di crescita (+2% contro -1%), che in termini di margini, con un recupero di tre punti rispetto a un punto solo per il Cognac. In totale, la divisione chiude con un fatturato di 2.6 miliardi +0.4% sul dato riportato e +5% su base organica, con un effetto cambio negativo del 4%. All’interno, la componente champagne e vini sale a 1.4 miliardi di euro (+7% organico, +2% riportato), mentre cognac e spiriti si fermano a 1.2 miliardi (+3% organico, -1% riportato):
- Il recupero della redditività è più marcato. L’utile operativo sale dell’11% a 582 milioni, con un margine che risale al 22.4% dal 20.3% del primo semestre 2025, oltre due punti di guadagno. Il contributo viene quasi per intero dallo champagne: 311 milioni di utile operativo contro 261, con un margine dal 18.7% al 21.8%. Cognac e spiriti si limitano a 271 milioni da 264, con margine dal 22.2% al 23.1%. Va però ricordato che nel primo semestre 2022 la stessa divisione realizzava 1.15 milardi di utile operativo su 3.327 milioni di vendite, con un margine del 34.7%. Rispetto a quel punto di massimo, il fatturato è oggi inferiore del 22% e l’utile operativo del 50%.
- I volumi confermano che la ripresa è di quantità più che di prezzo. Le bottiglie vendute salgono a 107.2 milioni dai 103.7 di un anno fa (+3.4%), con champagne a 25.8 milioni, cognac a 38.4, altri spiriti a 10.4 e altri vini a 32.6. Il ricavo medio per bottiglia scende a 24.2 euro da 25.0, un calo che al netto del cambio si traduce in un modesto progresso di prezzo-mix.
- Gli investimenti scendono a 88 milioni di euro, il 3.9% delle vendite, il valore più basso dell’intera serie del primo semestre: nel 2023 erano 293 milioni, l’8.2% del fatturato. È una scelta dettata dalla fase di normalizzazione delle scorte, ma segnala anche che il gruppo non si attende, nel breve, un ritorno ai volumi di qualche anno fa.



