Cava – produzione e vendite, aggiornamento 2019

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Il bilancio 2019 dello spumante Cava è leggermente positivo, con un livello di esportazioni stabile e un apparente recupero del mercato spagnolo. Lo chiamo apparente perchè il consorzio Cava considera il mercato spagnolo come la differenza tra quanto viene prodotto e quanto viene esportato, e dunque non è assolutamente detto che il Cava “spagnolo” se lo siano bevuto o sia stato effettivamente spedito agli spagnoli come lo è quello esportato. Detto questo il +2% registrato nel 2019 per circa 250 milioni di bottiglie si compone di un incremento del 6% in Spagna e di un livello di esportazioni stabile. Dal punto di vista dei mercati di sbocco si sta verificando una vera e propria rivoluzione: tutti i mercati storici stanno calando, con una compensazione fatta di andamenti eccezionalmente positivi in alcuni specifici mercati come il Giappone, la Svezia, la Russia e alcuni paesi dell’Est Europa. Un film già visto per noi italiani con l’Asti, che non si è rivelato sostenibile. Passiamo all’analisi dei dati.

 


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  • La produzione e vendita di Cava nel 2019 ha raggiunto 249.5 milioni di bottiglie, con un incremento del 2% sul 2019. Per dare un parametro di confronto, lo Champagne viaggia sul piede dei 300 milioni di bottiglie, il nostro Conegliano Valdobbiadene va sui 90 milioni di bottiglie all’anno, l’Asti intorno agli 80 milioni, il Trento DOC meno di 10 milioni, Franciacorta poco meno di 20 milioni.
  • Le esportazioni sono praticamente rimaste stabili a 165 milioni di bottiglie, di cui 114 milioni in Europa (-1%) e 51 milioni nel resto del mondo (+3%).
  • Se guardiamo i mercati vediamo bene quello che dicevo. 100 milioni di bottiglie circa sono spedite nei 4 principali mercati, tutti in calo nel 2019, ma alcuni anche prima. La Germania resta il principale, 31 milioni di bottiglie e -5%, stabile sui 5 anni, 27 milioni in Belgio, -2% e un calo che ormai dura da qualche anno, 20 milioni in USA, -8% dopo diversi anni di crescita e poco meno nel Regno Unito, -10% e -8% annuo dal 2014.
  • Questi cali sono compensati dal mercato giapponese, 11 milioni di bottiglie da 8.4 del 2018, dalla Svezia a 7 milioni, anche qui +30% circa, e dalla Russia, un altro mercato da +30% a 3.4 milioni di bottiglie.
  • Il cambiamento del mix di mercato sembra non far bene al mix di prodotto. Sappiamo che i giapponesi “bevono bene”, ma i russi probabilmente meno e anche sugli svedesi qualche dubbio appare lecito. Detto questo i fatti sono sul tavolo, o meglio nella tabella: il mix di prodotto si risposta nella parte meno “nobile” con i gran reserva in calo del 23%, al punto più basso degli ultimi anni (solo 3.6 milioni di bottiglie).
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Fondatore e redattore de I numeri del vino. Analista finanziario.

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