Vranken Pommery


Vranken Pommery – risultati 2017

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Nel 2017 il gruppo Vranken Pommery sembra aver cambiato rotta. Finalmente i margini hanno dato segno di ripresa, pur in un contesto di vendite stabili. L’azienda ha poi messo ordine al portafoglio vendendo Listel al partner Castel lo scorso luglio, per un incasso di 43 milioni di euro che ha dato una bella sforbiciata al debito, ritornato sotto il valore del magazzino (che per un’azienda della Champagne non è poco). La strategia del gruppo resta l’internazionalizzazione, con un focus particolare sul mercato americano, mentre dal punto di vista dell’innovazione di prodotto vale la pena segnalare l’entrata di Vranken nel segmento degli Champagne Brut Nature e il lancio di un metodo classico della Camargue che cerca di aggredire il mercato dei vini spumanti di più basso prezzo, con un riferimento chiaro agli stranieri (noi ma soprattutto gli spagnoli). L’evoluzione delle vendite nei primi mesi dell’anno è leggermente positiva. Ma intanto guardiamo a questi dati.

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2017

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I record raggiunti a fine anno dalle borse mondiali (non da quella italiana, chiariamo subito) si ribattono favorevolmente anche sulle valutazioni delle aziende vinicole. Come ogni anno facciamo il punto su quanto valgono e come si sono mosse le valutazioni dei principali titoli quotati del settore. Ebbene, conclusione più evidente è che rispetto a un anno fa di questi tempi le grandi aziende vinicole valgono il 10-15% in più se guardiamo i tre principali indicatori che prendiamo in considerazione (prezzo/utili, e valore d’impresa su EBITDA e utile operativo). Nel caso delle aziende della Champagne come vedrete le variazioni sono ancora più importanti, ma qui entra in gioco il fatto che gli utili di questi operatori sono calati mentre le valutazioni sono cresciute insieme al valore del loro magazzino… insomma dire che la valutazione è salita di oltre il 30% sarebbe un po’ fuorviante per chi legge… comunque, il quadro è positivo: le grandi aziende vinicole mondiali (tre) trattano a circa 22 volte gli utili attesi 2018, quelle piccole che comprendono anche le nostre Masi e Italian Wine Brand sono a 16 volte. Se guardiamo invece al valore di impresa su EBITDA siamo rispettivamente a 14 e 9 volte circa. Passiamo all’analisi dei dati.

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Vranken Pommery – risultati primo semestre 2017

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Vranken Pommery ha avuto un buon primo semestre 2017 nonostante il mercato dello Champagne, come vedremo anche nel prossimo post su Lanson, sta subendo l’impatto della debolezza della sterlina e delle vendite in Francia, cioè i due più importanti mercati per il prodotto. Nel semestre, le vendite sono cresciute del 6%, il MOL cresce del 9% e l’utile operativo torna sopra 3 milioni di euro, lontano dal passato (dove c’era un perimetro di consolidamento diverso), ma in recupero per il secondo anno di fila. La struttura finanziaria continua a peggiorare, però. Ciò ha convinto il management a prendere provvedimenti e a vendere la quota detenuta in Listel per 43 milioni al partner Castel Freres. A seguito dell’operazione, Vranken dovrebbe mostrae una leggera riduzione del debito, salito a 723 milioni di euro, 20 volte il MOL e 65 milioni al di sopra del valore del magazzino. Passiamo all’analisi dei numeri del semestre.

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Vranken Pommery – risultati 2016

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I risultati di Vranken Pommery sono abbastanza sovrapponibili a quelli di Lanson: vendite stabili o quasi e deciso peggioramento dei margini di profitto, soprattutto nella seconda parte dell’anno, chiaramente determinata dal rallentamento nel Regno Unito. Il 2016 di Vranken ha qualche luce e ombra aggiuntiva: da un lato una ripresa fiscale positiva a “aggiustato” la situazione a livello di utile netto, dall’altro lato il rimbalzo del capitale circolante ha determinato una ulteriore crescita del debito, che ora supera quota 650 milioni di euro, ossia uno stratosferico e sinora sconosciuto rapporto di 19 volte il MOL. In questo contesto, l’azienda continua a distribuire con orgoglio un dividendo di 7 milioni (9 milioni nel 2015), che supera di gran lunga la generazione di cassa dell’attività. D’altronde, un’azienda che impiegherebbe 19 anni a ripagare il debito pur dedicandoci tutta la generazione di cassa non è certo con il taglio dei dividendi che risolve la situazione… passiamo ai numeri…

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La valutazione delle aziende vinicole – aggiornamento 2016

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Affrontiamo oggi il tema della valutazione di borsa delle aziende, con i multipli 2017 e 2018 dei principali operatori quotati. Non ci sono differenze importanti rispetto allo scorso anno nei valori medi, anche se stanno succedendo un po’ di cose nel settore. La più importante probabilmente è l’inversione di tendenza tra Constellation Brands e Treasury Wine Estates: la prima subisce l’impatto delle minacce di Trump verso i prodotti messicani (e CB sta costruendo megabirrerie proprio laggiù per esportare in USA), mentre la seconda sta beneficiando della ritrovata competitività del suo prodotto, del piano di rilancio del nuovo management e, non da ultimo, dall’eccellente acquisizione del portafoglio vini di Diageo. Sul fronte europeo poco si muove invece. Masi resta impiantata su valutazioni piuttosto modeste, le aziende della Champagne restano ben valutate ma cominciano a subire le preoccupazioni sul futuro del loro principale mercato estero, il Regno Unito. Da un anno a questa parte la maglia rosa del migliore andamento è quello di TWE, +56% rispetto alla rilevazione dello scorso anno, seguita dal +15% di due piccole ma ambiziose aziende, Advini e Delegat, e da Concha y Toro, che ha finalmente visto i suoi margini in miglioramento. Quindi quali sono questi multipli? Prendendo le stime del 2017 le aziende mediamente trattano a circa 17.5 volte gli utili (17 lo scorso anno), 2.7 volte le vendite (2.6), 13 volte l’EBITDA (12.4) e 16.3 volte l’utile operativo (15.6). Si tratta naturalmente di “medie del pollo”, ma rende l’idea il fatto che la valutazione è globalmente leggermente migliorata. Lo scenario per il 2017 delle borse è positivo fino a circa metà anno, quando dovrebbe cominciare a farsi sentire il rialzo dei tassi… e su questo tema, attività come quella del settore del vino (e delle bevande in senso lato) non dovrebbe essere favorito. Vedremo che cosa succede!

Passiamo ai numeri.

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