vendite al dettaglio


Vendite di vino nella GDO Italiana – aggiornamento 2011

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Al sottoscritto piace molto poco quando i fornitori di statistiche “mischiano le carte in tavola”. È quello che succede quest’anno all’usuale report per Vinitaly pubblicato da Federdistribuzione e SymphonyIRI Group che riassume le vendite di vino nella GDO. Perché? Perché è abitudine di questo blog mettere in fila i numeri di più anni e non soltanto degli ultimi due (come fanno molte fonti per far perdere la “memoria storica”). Che cosa è successo? In aggiunta al normale “sfrido” di non riuscire a conciliare i dati da un anno con l’altro, sono pesantemente cambiate le definizioni e i numeri relativi alle singole DOC. Per esempio: quest’anno il report dice che le vendite di Lambrusco sono state 71 milioni di euro e che sono scese del 3%. Ciò significa che l’anno scorso dovevano essere circa 73-74. Invece, se vedete il post corrispondente, vi accorgete che l’anno corso fu pubblicato un numero totalmente diverso: non è questo il luogo per fare polemica. Diciamo che ciascuno fa il suo lavoro e ne risponde di conseguenza. Qui ho cercato di ri-lavorare i dati concatenando le serie passate in modo da mantenere i trend passati, pur applicati con i numeri attuali. Buona lettura del resto del post…

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Correlazione tra vendite al dettaglio di vino e mortalita’ stradale – studio AAWE

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AAWE ha appena pubblicato uno studio molto interessante, per mano di Bradley J. Rickard, Marco Costanigro e Teevrat Garg. Nell’immenso mercato USA hanno cercato di dare prove statistiche circa la correlazione tra i consumi di alcol e in particolare la disponibilita’ o meno dei prodotti alcolici nei canali di vendita tradizionali dei prodotti alimentari e la mortalita’ stradale. Lo studio e’ difficilmente replicabile in grafici chiari, ma le considerazioni sono molto interessanti, particolarmente perche’ costruite su un campione di 50 stati dove le modalita’ di vendita dei prodotti alcolici sono molto diverse, dal divieto assoluto di vendita di qualsiasi alcolico se non nei canali specializzati a strutture piu’ simile alla distribuzione in Italia. Le conclusioni sono le seguenti, secondo lo studio:
• e’ provato che maggiori consumi di alcol determinano un numero maggiore di morti sulle strade, anche se il tipo di bevanda alcolica e’ una determinante;
• a parita’ di alcol consumato, una maggiore quota derivante dal vino sarebbe correlata a un minore numero di morti sulle strade, cosa che invece varrebbe al contrario per quanto riguarda la birra;
• gli stati dove il vino e’ distribuito nei negozi di alimentari hanno un consumo maggiore e un prezzo piu’ competitivo.
• Peraltro, potrebbe essere interessante secondo lo studio limitare gli orari di vendita dei prodotti alcolici invece che proibirne tout-court la vendita.
• il consumo di superalcolici e’ quello che in assoluto e’ piu’ associabile alla mortalita’ stradale.
• Lo studio conclude che la limitazione della vendita al dettaglio di vino potrebbe non essere un metodo efficace per cercare di limitare la pratica di guida in stato di ebbrezza e le relative conseguenze.

rete di vendita di alcol e morti per ubriachezza aawe

Vendite al dettaglio di vini tranquilli in Francia – aggiornamento 2010

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Fonte: France Agrimer

Fonte: France Agrimer
Le vendite al dettaglio di vino in Francia nel 2010 hanno avuto un andamento contrastante. Da un lato e’ cresciuta la penetrazione degli acquisti, soprattutto sui vini rossi, dall’altro lato l’intensita’ degli acquisti (sia come quantita’ che come numero di acquisti) e’ calata, piu’ che compensando l’incremento della penetrazione e, come ormai normale, dei prezzi di vendita.
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Vendite di vino al dettaglio Italia – primo trimestre 2011

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ISMEA/Nielsen ha pubblicato il rapporto sugli acquisti di vino al dettaglio in Italia, quello che chiamano “indice degli acquisti”. I numeri del primo trimestre 2011 sono molto brutti, anche se andrebbe quantificato l’impatto dello spostamento della Pasqua dalla fine di marzo (quindi nel 2010 nel primo trimestre) alla fine di aprile (quindi presumibilmente nel secondo trimestre). Che cosa c’e’ di negativo: (1) il calo delle vendite e’ stato del 6%, in accelerazione rispetto sia al calo dell’anno scorso che a quello del primo trimestre 2010. In altre parole, il mercato non soltanto non si stabilizza ma sembra scendere a una velocita’ maggiore. (2) Ci sono due tendenze contrarie e poco simpatiche: i vini DOC/DOCG stanno perdendo pesantemente sul prezzo mix (mix?) e recuperano in volume mentre i vini da tavola/IGT, viceversa, tengono i prezzi e perdono in quantita’. E’ come se le due categorie stessero avvicinandosi, con il piccolo problema che non e’ quella povera che si avvicina a quella ricca ma il contrario. (3) ISMEA Nielsen si e’ arresa e ha smesso di pubblicare i dati sugli spumanti. Peraltro, se il totale degli acquisti al dettaglio fa -5.9% e quelli del vino fermo fanno -6.3%… l’andamento delle vendite di spumanti lascia poco spazio all’immaginazione: un po’ meno peggio ma presumibilmente non con un segno positivo. Tornando al discorso della Pasqua, sara’ soltanto con i dati del primo semestre a fine luglio che potremo veramente comprendere se le vendite italiane di vino nel 2010 saranno una fotocopia del pessimo 2010 oppure no…



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Vendite al dettaglio di vino nella GDO nel 2010 per vitigno

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Fonte: Symphony IRI per Vinitaly

Puntuale come ogni anno viene pubblicata la classifica dei principali vitigni italiani commissionata da Vinitaly a IRI. A differenza dello studio IRI, io metto in fila i numeri di tanti anni, che forse non sono perfettamente comparabili ma danno un’idea di come si sta evolvendo il settore. Cominciamo dalle vendite, che nella grande distribuzione nel 2010 sono rimaste stabili (+0.4%) a fronte di un calo dello 0.9% del volume venduto. Stiamo parlando di grande distribuzione e di vino confezionato. Lo studio non cela la delusione: dopo un 2009 che era sembrato non cosi’ cattivo come la crisi lasciava immaginare, il 2010 ha deluso. Si ripete la stessa storia degli anni passati: i vini “cari”, oltre 5 euro la bottiglia e VQPRD crescono del 5%, quelli da meno di 5 euro crescono del 2.5%, quelli da tavola calano dell’1%. Siccome questi ultimi cubano 533 milioni di euro del totale di 1.4 miliardi, la media esce poco piu’ che positiva.



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