valore dei vigneti


Il valore dei vigneti in Italia per denominazione – dati CREA, aggiornamento 2016

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Riprendiamo l’argomento del valore delle vigne con l’aggiornamento al 2016 dei dati di CREA sul valore dei vigneti per denominazione. È questo un modo diverso di vedere il mercato, rispetto ai dati puntuali, ma con riferimenti regionali e provinciali, pubblicati qualche giorno fa. I dati sono “esempi”, quindi non sono rilevazioni puntuali; infatti qualche difetto si trova, come il valore massimo delle transazioni a Barolo, fermo da diversi anni a 1 milione di euro, che sappiamo non essere più un riferimento valido. Nel loro insieme, però, i dati sono molto coerenti con quelli che menzionavo sopra. La “media delle medie” delle variazioni di prezzo è del +2% per il 2016, un dato leggermente superiore al +1% che si ricava dai dati a livello italiano, ma che ovviamente si riferisce a un campione diverso, fatto su zone particolarmente vocate. Questo +2% monta su un +1% circa dello scorso anno, il che porta la rivalutazione dal 2000 a questa parte al 50% circa. Coerente è pure l’evidenza che in alcune zone come quella di Trento si assiste a un calo delle valutazioni dei vigneti rispetto al passato. Ma passiamo a qualche dato.

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Il valore dei vigneti in Italia per regione e provincia – dati CREA, aggiornamento 2016

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Il valore delle vigne è naturalmente un argomento molto caldo, soprattutto negli ultimi tempi viste le transazioni a prezzi eccezionalmente elevati in alcune aree ad altissima vocazione. Siccome “fa notizia” tutti si focalizzano su queste operazioni e sognano valori eccezionalmente elevati delle loro vigne. In realtà, in Italia ci sono 625mila ettari di vigneto (o giù di lì) e il loro valore non è certamente paragonabile, in media, a quello di quelle notizie. Secondo CREA (xxx) di cui oggi rielaboriamo i dati nel primo di due articoli su cui ho lavorato, il valore medio di queste vigne è 51mila euro per ettaro. Questo ci fornisce una dimensione del valore fondiario della vigna italiana: 32 miliardi di euro. La variabilità è incredibilmente elevata: dai 13mila euro per ettaro della Sardegna ai 212mila del Trentino, dai 10mila della provincia Medio Campidano ai 305mila della provincia di Bolzano. Oltre a questi dati, troverete le analisi di variazione del valore delle vigne. I risultati sono molto simili a quelli che abbiamo sul blog calcolato guardando all’altro “taglio”, quello per denominazioni/località. Fatto 100 il valore del vigneto nel 2000 oggi siamo a circa 150. Ma anche qui non tutte le regioni sono andate alla stessa maniera. Come leggerete Piemonte e Friuli Venezia Giulia sono le due regioni che hanno beneficiato maggiormente dell’aumento dei valori delle vigne dal 2011 a questa parte, circa il 2% annuo a fronte di una media italiana nell’intorno del +1% annuo. E’ ora di passare ad analizzare qualche dato insieme.

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Il valore dei vigneti in Italia secondo INEA – aggiornamento 2014

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L’aggiornamento 2014 del tabellone dei valori fondiari dei vigneti in Italia, basato sui valori minimi e massimi delle transazioni mi ha spinto a fare qualche calcolo in più e a provare a derivare da queste grandi tabelle un indice dei valori delle transazioni. E’ uscita una serie di variazioni percentuali, leggermente positive salvo che per il 2010 e per il 2013 che secondo me rappresenta una buona approssimazione del panorama nazionale. E’ naturalmente una “media del pollo” e ci sono zone dove i prezzi sono cresciuti di più (la Campania e la Puglia per esempio salta all’occhio nei grafici che trovate all’interno del post) e zone dove sono calati. Ma certamente risulta un quadro dove a fronte di una rivalutazione dlela moneta del 30% tra il 2000 e il 2014, i vigneti si sono rivalutati del 45%, oltre sperabilmente a produrre un utile. Passiamo all’analisi dei dettagli nel resto del post, mentre alla fine trovate un tabellone lunghissimo con tutti i valori minimi e massimi riportati da INEA.

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Il valore dei vigneti in Italia e nel mondo – aggiornamento 2013

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Lo studio annuale di Knight Frank sui valori per ettaro delle tenute vinicole purtroppo non aggiunge molto a quello che abbiamo pubblicato lo scorso anno. Invece di parlare di Knight Frank (che ha vissuto di rendita!) discutiamo oggi di un altro contributo, quello di INEA, che analizza ogni anno i valori fondiari dei vigneti italiani, definendo un valore minimo e medio delle transazioni. Pur avendo provato a tracciare delle tendenze annue, vi anticipo immediatamente che parlare di cali o di incrementi è molto difficile perché i dati sono spesso riportati uguali a se stessi da un anno all’altro e sono quindi frutto di pure stime. Ci servono però come punto di riferimento per dare un’idea a chi legge di dove sono i vigneti più preziosi  e dove lo sono di meno. Questo è anche un punto di riferimento importante per giustificare il prezzo delle uve che crescono in quei vigneti: a un valore maggiore corrisponde un “rendimento richiesto” superiore e dunque il costo implicito di detenere il vigneto si dovrebbe (dico così perché in qualche caso potrebbe non farlo) trasferire dentro il prezzo delle uve e dei vini.

Sono 5 le zone che si differenziano dal resto d’Italia per il valore dei vigneti: le Langhe sopra a tutti, poi il Lago di Caldaro, Valdobbiadene, Montalcino e la zona di Trento. Tutti intorno o sopra 400mila euro per ettaro in media con la punta di 600mila (media del pollo tra 200mila e 1milione) per la zona delle Langhe.

Come vi dicevo, invece Knight Frank ha riportato soltanto le variazioni percentuali dell’incremento, +4.5% per il valore delle tenute a giugno 2014, contro +6.3% nel 2013. Secondo lo studio sono in ripresa i valori delle tenute toscane (+12% nel Chianti e +4% a Montalcino) mentre sono scese dell’8% quelle piemontesi.

Qualche dettagli in più nel prosieguo del post.

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Il valore dei vigneti nel mondo – studio Knight Frank 2013

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Knight Frank è un’azienda che si occupa di stilare rapporti sul mondo del lusso e a partire dal 2013 ha deciso che sarebbe stato opportuno dedicare un rapporto separato per le tenute vinicole, chiamato “Global Vineyard Index”. Queste tenute sono definite come quella via di mezzo tra la vigna sufficientemente grande da produrre vino anche da vendere ma non abbastanza grande da interessare i grandi operatori del mondo del vino.

Ebbene, secondo il rapporto a giugno 2013 il valore di queste tenute era cresciuto del 6% a livello mondiale rispetto all’anno precedente. A guardare l’andamento delle aziende del lusso, questo valore appare comprensibile. La seconda cosa che dice il rapporto è che il mercato dove i prezzi sono saliti maggiormente sono Mendoza, in Argentina,  e in Toscana. Su quest’ultima conclusione qualche dubbio io ce l’ho, ma in queste poche righe vi riporto le conclusioni del rapporto che potete facilmente trovare su internet. Terzo, dall’analisi dei dati è evidente come i valori fondiari siano in crescita in generale nelle aree extraeuropee, quando invece in Europa e in particolare in Francia sono stabili o addirittura in declino (eccezion fatta per la Toscana, appunto). Quarto e ultimo, la Francia è il mercato più aperto agli stranieri (insieme alla Toscana), in termini di % di acquirenti di tenute vinicole, quando invece in Piemonte soltanto il 10% delle transazioni viene fatto con una controparte estera.

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