USA


Il sondaggio Gallup sui consumi di alcolici in USA – aggiornamento 2010

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E’ la seconda volta che affronto il post sul sondaggio Gallup sui consumi di alcolici in USA (fatto su 685 individui, con un margine di errore di queste percentuali piuttosto significativo del +/- 4%). Mentre la prima volta era interessante il quadro generale e capire come si muoveva storicamente il vino rispetto alle altre bevande (a proposito, non si muove in % rispetto alle altre bevande), questa volta mettiamo in evidenza anche qualche curiosita’ e punto di vista dell’indagine. Per esempio, e’ curioso vedere che i praticanti di una religione bevono meno degli altri, che i poveri bevono meno dei ricchi e che i giovani bevono piu’ degli anziani, nonostante Gallup faccia una dichiarazione che in Italia ci farebbe saltare sulla sedia, e cioe’ che un moderato consumo di alcol (non vino, alcol) puo’ prevenire l’insorgenza di malattie cardiache. E quindi conclude nel modo seguente (che a me fa parecchio sorridere): “[…] Still, the data indicate that many older Americans are not taking advantage of the prophylactic benefit of drinking”, cioe’ nonostante gli studi dimostrino che fa bene, gli americani ancora non hanno capito il valore preventivo del consumo di alcol!



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Constellation Brands – risultati primo semestre 2010

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I risultati del secondo trimestre del colosso Constellation Brands sono stati accolti in modo molto favorevole dal mercato. Il gruppo si sta rimettendo sulla strada giusta. In breve: (1) in USA la rifocalizzazione dei distributori (sul 60% del mercato dell’azienda) sta cominciando a dare i risultati sperati e la quota di mercato sembra in aumento, nonostante la debolezza persista nel canale dei ristoranti; (2) in Europa e Australia il taglio dei costi procede spedito e, seppure le perdite permangono, queste sono meno significative del passato; (3) la generazione di cassa e’ buona, tanto che Constellation e’ riuscita a ricomprarsi azioni proprie per 300 milioni di dollari nei primi 6 mesi dell’anno senza far crescere il debito. Sono ora di fronte al terzo trimestre dove normalmente il debito scende essendo il periodo piu’ favorevole dell’anno. Constellation quindi generera’ piu’ cassa di quanto aveva annunciato inizialmente e questo, insieme ai tassi di interesse bassi, consentira’ di centrare gli obiettivi di utile.



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Importazioni di vino in USA – dati primo semestre 2010

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Fonte: OEMV
Guardiamo oggi ai dati pubblicati da OEMV (Spagna) sulle importazioni di vino in USA nei primi 6 mesi dell’anno. L’Italia esce vincitrice da questa analisi, avendo incrementato ulteriormente la sua quota di mercato nei primi 6 mesi del 2010, fino a sfiorare il 30%, con dati in dollari. Se l’Italia ride, la Francia in questo caso piange. Dopo aver perduto la prima posizione nel mercato nel 2009 a favore dell’Italia, la sua quota di mercato continua a scendere e, al 22% del primo semestre, e’ ormai piu’ vicina al n.3 nel mercato, l’Australia, che non all’Italia. Tra le altre nazioni va chiaramente sottolineata la forte crescita dell’Argentina, che ha superato il Cile, diventando il quarto esportatore di vino a valore in USA, con il 7% del mercato. Un risultato eccezionale, se consideriamo che gli argentini erano quasi inesistenti soltanto 5 anni fa. Quando guardate questi dati, considerate i cambi: il dollaro americano si e’ rivalutato, quindi i nostri prodotti sono diventati piu’ competitivi nel mercato.



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Il profilo del consumatore americano di vino – indagine spagnola

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Siamo al secondo post sul lavoro della camera di commercio spagnola a New York. In questo secondo appuntamento vediamo qualche tendenza del mercato, per quanto alcune di queste statistiche erano gia’ note. Le conclusioni della presentazione, che prende dati da diversi istituti di ricerca sono le seguenti: (1) il mercato americano e’ particolarmente promettente perche’ combina una quota ancora relativamente bassa di consumatori di vino (meno del 20% della popolazione) con una dinamica di crescita e una dimensione molto rilevante; (2) il vino e’ la bevanda piu’ in crescita in USA se si guardano ai dati di medio termine (2000-2009); (3) i consumatori frequenti di vino stanno aumentando in modo significativo; (3) i consumatori occasionali di vino sono prevalentemente donne; (4) i “nuovi consumatori”, cioe’ i giovani sono portati a consumare piu’ vini importati rispetto ai vini americani e i bevitori giovani hanno dei consumi molto superiori a quelli dei bevitori occasionali. Questo gap e’ molto meno evidente nelle generazioni di bevitori precedenti: un bel segnale per il trend dei consumi a medio termine.



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Il costo della distribuzione del vino in USA e il potere dei distributori

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Fonte: camera di commercio spagnola a New York e Impact Databank
La camera di commercio spagnola ha fatto una eccellente presentazione che parla del mercato del vino americano, cui dedichiamo due post. Il primo e’ questo ed e’ concentrato su una interessante tabella che mostra come si parte da un vino venduto a 6$ la bottiglia dal produttore spagnolo al prezzo finale di $17.44 se il vino viene venduto in enoteca o addirittura di $29 se si beve al ristorante di New York. Mostreremo poi chi sono i grandi distributori di vino americani (che vi ricordo in USA sono “obbligatori”) e quali sono le loro quote di mercato.


Ma torniamo alla questione del prezzo del vino. Dunque, la tabella fornita dalla camera di commercio spagnola a New York, mette in luce in modo chiarissimo che e’ il sistema distributivo americano che determina in maniera preponderante il rincaro della bottiglia in America. La parte relativa al trasporto che potremmo immaginare essere significativa e’ invece invece irrisoria, meno di un dollaro a bottiglia sempre che spediamo il vino in lotti da 400 casse nella tratta intercontinentale. Allo stesso modo, la parte relativa alle tasse a ai dazi non e’ cosi’ significativa, si parla di 0.3 dollari per bottiglia per il vino da tavola e 1 dollaro a bottiglia per il vino spumante. Resta pero’ da vedere quali sono le tasse che invece di ricadere sulla bottiglia all’atto dell’importazione, ricadono sul distributore o venditore della bottiglia come tasse specifiche per l’attivita’ di vendita di vino.

E’ comunque chiaro che la parte del leone la fanno l’importatore, che ricarica il 30%, il distributore, che mette su un altro 30% e infine il dettagliante o il ristoratore, che, avendo poi alla fine il maggior rischio di non piazzare la bottiglia e trattando volumi piu’ bassi aumentano il prezzo del 50% e del 150% rispettivamente. Ne esce quindi un quadro dove la nostra bottiglia da 6 dollari finisce sullo scaffale dell’enoteca a 17 dollari (ma a 19 dollari se si tratta di un Cava), e in questo calcolo oltre 10 dollari sono incamerati dal sistema distributivo americano, cioe’ il 60% di quello che paga il consumatore finale. Questa quota sale addirittura a 22 dollari sul totale di 29 dollari per la bottiglia venduta al ristorante, cioe’ circa il 76% del totale.


Vediamo quindi chi sono questi distributori (che stanno in mezzo tra il dettagliante e il produttore americano, oppure l’importatore di prodotti esteri). Il leader storico e’ Southern Wine & Spirits: nel 2008 fatturava 8.3 miliardi di dollari detenendo il 19% di un mercato simato a 43 miliardi di dollari (qui credo siano inclusi non soltanto il vino ma anche altre bevande), fonte Impact Databank. La caratteristica interessante e’ la relativa invece al grado di concentrazione del mercato, che fa del mercato americano un mercato ricco: il 61% del mercato e’ in mano ai primi 10 distributori nel 2008, rispetto al 52% di 5 anni prima. Certamente i produttori di vino si trovano una controparte di tutto rispetto, quindi e’ giustificabile che il margine di distribuzione di questi operatori possa essere molto significativo…