Spumanti


Esportazioni di vino italiano – aggiornamento primo semestre 2018

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Con un +3% in giugno, interamente guidato dai vini spumanti, l’export di vino italiano nel primo semestre chiude a +4.1%, 2.9 miliardi di euro. È un buon risultato, considerando la forte debolezza dei volumi, scesi del 10% a 9.5 milioni di ettolitri, che però ha colpito quasi unicamente la categoria dei vini sfusi. Non necessariamente però ci sono buoni segnali per i prossimi mesi. La crescita si sta gradualmente indebolendo in molti dei principali mercati: gli USA che erano cresciuti del 4% nel 2017 sono a +3%, anche a fronte di un forte indebolimento della valuta, il Regno Unito che era cresciuto del 6% è calato del 2%, il Canada è passato da +9% a stabile. Alcuni segnali più positivi invece vengono dall’Europa continentale: la Svizzera è in crescita a doppia cifra, la Germania ha messo a segno un buon +3.5% e mercati come Francia e Svezia stanno crescendo verso l’obiettivo dei 200 milioni di esportazione. Tra le note meno positive va menzionata la Cina, che nel semestre è cresciuta di un magro 3% e che resta largamente fuori dalla top 10 del vino italiano: ci sono motivi di preoccupazione per la domanda di prodotti stranieri nelle ultime settimane a causa delle crescenti tensioni doganali e questo non ci mette certamente in una buona posizione per i prossimi mesi. Ci concentriamo in questo post sui dati totali, mentre giovedì sera sarà in pubblicazione la sezione sugli spumanti. Per ora buona lettura.

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Importazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2017

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Il tabellone delle importazioni mondiali di spumante è un bel tabellone: è pieno di numeri positivi e in crescita, salvo uno, quello del Regno Unito. Il mercato come abbiamo visto qualche giorno fa cresce in modo sano, +9% nel 2017 e +6% all’anno dal 2012 a questa parte (+4% su 10 anni). La spinta viene da tutto il mondo, ma in valore assoluto volendo identificare due mercati particolarmente importanti per la crescita, certamente gli Stati Uniti, diventati nel 2014 il primo mercato e oggi al 19% delle importazioni mondiali, e il Giappone, terzo mercato mondiale dopo USA e Regno Unito, che sta mostrando una forte accelerazione negli ultimi due anni. Una curiosità: in questa classifica anche l’Italia figura molto bene avendo importato 185 milioni di euro di spumanti nel 2017, +12%. Siamo ancora lontani dai 300 milioni di 10 anni fa, ma dal 2015 la direzione è cambiata. Nota per i lettori: i dati sono qui presentati in valore in euro e in dollari. Non includiamo la tabella dei volumi, a causa delle evidenti discrepanze nei dati di importazioni di alcuni paesi (USA in particolare). Passiamo ai numeri.

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Esportazioni mondiali di vini spumanti – aggiornamento 2017

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Commentiamo oggi l’estrazione dei dati UN Comtrade sulle esportazioni mondiali di vini spumanti. Il 2017 è stato un anno dinamico per questo segmento, che come ben sapete rappresenta già da anni la parte più dinamica del commercio (e del consumo) di vino. Maggiori opportunità di consumo fuori pasto, di combinare il prodotto con altri alcolici in coloratissimi aperitivi, versatilità dei prodotti nell’ambito di una cucina che si muove strutturalmente verso preparazioni più adatte al bianco che al rosso, sono tutte ragioni che stanno dietro i maggiori consumi. Essendoci poi una tradizione radicata di produzione in Francia, Spagna e Italia, è chiaro che se tutti nel mondo vogliono bere più spumante e solo tre di fatto lo producono, il commercio fiorisce. E i dati di oggi lo dimostrano: nel 2017 i volumi spediti sono saliti dell’8% a quasi 9 milioni di ettolitri, all’interno di un trend di crescita del 4% sul quinquennio; se parliamo di euro, le percentuali sono molto simili: +9% per il 2017 e +6% per gli ultimi 5 anni. La principale “notizia” di questi dati è che nel 2017 tutti e tre i principali paesi sono cresciuti, mentre nel 2016 l’Italia era la sola a crescere. Quindi cresce di più tutto… passiamo all’analisi dei dati.

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Esportazioni di vino italiano – aggiornamento maggio 2018

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Il “gradino” della crescita a doppia cifra del maggio 2017 si è chiaramente fatto sentire sui dati pubblicati da ISTAT la scorsa settimana relativi alle esportazioni di vino di maggio 2018. In quello che è tra i mesi più importanti dell’anno, il calo dei volumi accelera con decisione (-19%) e si porta dietro un leggero decremento (-1%) del valore delle esportazioni. Guardando ai primi cinque mesi dell’anno, oltre che al solo mese di maggio, tra i grandi mercati si confermano non in buona saluta il Regno Unito, il Canada e il Giappone, mentre il ritmo di crescita di USA e Germania nel complesso resta intorno al 4%, mentre per il solo mese di maggio i dati sono stabili. Ci apprestiamo dunque a chiudere il primo semestre con un commercio estero in crescita intorno al 4% in termini di valore, con un calo probabilmente superiore al 10% dei volumi. Gli spumanti continuano a guidare, +13% nei primi 5 mesi e quindi a doppia cifra anche nel primo semestre, raggiungendo anche in maggio un ottimo +10%. Andiamo nel dettaglio dei dati.

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Laurent Perrier – risultati e analisi di bilancio 2017

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Anche nel 2017 Laurent Perrier si conferma l’azienda più solida tra le tre piccole quotate. Anche Laurent Perrier però soffre l’impatto negativo del calo nel mercato francese (ormai sceso al 30% del fatturato) e del mercato inglese, con un ulteriore leggero impatto negativo derivante dai cambi. In un mercato comunque stabile in termini di volume (anche quest’anno la produzione di Champagne non dovrebbe superare di molto quota 300 milioni), l’azienda sta perseguendo la giusta strategia: i prodotti “premium” sono una priorità e raggiungono ormai il 40.5% delle vendite . Questo porta a cambiamento strutturale nella struttura dei costi di una azienda come LP: da un lato i prodotti premium hanno un margine industriale più elevato degli altri, cioè il maggiore prezzo supera ampiamente i maggiori costi di produzione. E questo si vede, con un margine che sale dal 47% al 48% negli ultimi due anni. Dall’altro la loro promozione è più costosa, hanno bisogno di maggiori risorse di marketing. Quindi quello che guadagno “sopra” lo perdo almeno in parte “sotto”. Il saldo è una leggera perdita di margini in percentuale, che si somma al leggero calo delle vendite e porta a un calo dell’11% dell’utile netto, che comunque resta a 21 milioni di euro intorno al 9% del fatturato. La strategia non cambia: si investe sul valore medio del prodotto, in uno scenario di volumi che continuano a calare. Passiamo ai numeri.

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