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Treasury Wine Estates – risultati 2016/17

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Dopo diversi anni per TWE si è presentata una situazione di negatività sul fronte dei cambi. Infatti, nell’anno fiscale terminato a giugno 2017 e annunciato qualche giorno fa le vendite sono cresciute soltanto dell’8% (il che implica un -4% sulla seconda metà dell’anno), mentre sarebbero state a +11% prima della rivalutazione del dollaro australiano. Le cose continuano però ad andare bene sotto il profilo dei margini (l’azienda è sulla buona strada per raggiungere nel medio termine un margine dell’area vino del 25%, dal 19% di questo anno fiscale), grazie al crescente contributo dell’area asiatica (soltanto il 10% dei volumi venduti ma ben il 30% degli utili!). L’indicazione per il 2017/18 è quella di una ulteriore crescita dell’utile operativo sia in valore assoluto che in percentuale sulle vendite. Ripetiamo il motto del management di TWE, che è quello di passare da una organizzazione guidata dalla fase agricola e dagli ordini a una azienda che gestisce marchi nel settore del vino. Passiamo ai dati.

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Baron de Ley – risultati 2016

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Baron de Ley ha chiuso un 2016 in recupero, non tanto in termini di vendite, cresciute del 3%, ma soprattutto in termini di utili che hanno beneficiato di un forte miglioramento del margine industriale dopo l’andamento particolarmente negativo del 2015. Siamo lontani dai margini industriali degli anni scorsi (35% e più a livello di EBITDA), ma il livello del 2016 del 32% resta ai vertici del settore a livello mondiale. BdL resta molto ricca dal punto di vista finanziario, con 147 milioni di euro di cassa netta, ma anche da quello patrimoniale con oltre 900 ettari vitati di proprietà. La politica di remunerazione degli azionisti resta molto prudente e incentrata sul riacquisto di azioni, per 3.5 milioni nel 2016, impiegando dunque circa il 10% della generazione di cassa, circa 35 milioni di euro annui. L’andamento borsistico di BdL (che ha un valore di mercato di circa 480 milioni di euro) ha soltanto parzialmente recepito queste buone notizie e ha messo a segno un rialzo dell’8% nel 2016, mentre ha perso il 6% fino ad ora nel 2017. Passiamo all’analisi dei dati.

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Vranken Pommery – risultati 2016

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I risultati di Vranken Pommery sono abbastanza sovrapponibili a quelli di Lanson: vendite stabili o quasi e deciso peggioramento dei margini di profitto, soprattutto nella seconda parte dell’anno, chiaramente determinata dal rallentamento nel Regno Unito. Il 2016 di Vranken ha qualche luce e ombra aggiuntiva: da un lato una ripresa fiscale positiva a “aggiustato” la situazione a livello di utile netto, dall’altro lato il rimbalzo del capitale circolante ha determinato una ulteriore crescita del debito, che ora supera quota 650 milioni di euro, ossia uno stratosferico e sinora sconosciuto rapporto di 19 volte il MOL. In questo contesto, l’azienda continua a distribuire con orgoglio un dividendo di 7 milioni (9 milioni nel 2015), che supera di gran lunga la generazione di cassa dell’attività. D’altronde, un’azienda che impiegherebbe 19 anni a ripagare il debito pur dedicandoci tutta la generazione di cassa non è certo con il taglio dei dividendi che risolve la situazione… passiamo ai numeri…

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Yantai Changyu Pioneer Wine – risultati 2016

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E’ ora di dare uno sguardo all’andamento di Yantai Changyu Pioneer Wine, l’azienda leader del settore vinicolo cinese (o almeno questo è quello che ci è dato di sapere). Per inquadrare il tema stiamo parlando di un’azienda da circa 640 milioni di euro di vendite, quasi 100 milioni di euro in cassa pronti per essere spesi e utile netto di oltre 130 milioni di euro, della quale è azionista con il 33% del 50% (quindi il 17%) la ILLVA di Saronno. La valorizzazione dell’azienda è di circa 19 miliardi di dollari di Hong Kong, che corrispondono malcontati a 2.2 miliardi di euro, a sua volta un multiplo di circa 17 volte gli utili storici e di circa 3.3 volte le vendite. Bene, inquadrato l’argomento passiamo ai numeri. Abbiamo sempre “buttato lì” il tema dei profitti eccezionali e forse insostenibili. Questo sta succedendo a quanto si può vedere. La strategia di internazionalizzazione dell’azienda, che cerca di comperare attività all’estero (aziende vinicole, per ora se ne vede una in Spagna nel perimetro e un negotiant di Bordeaux) per importarne i prodotti in Cina, sta un po’ abbassando i margini che restano comunque su livelli molto elevati. Nel 2016, con vendite in crescita dell’1.5% il margine operativo scende dal 29% al 27% e il ritorno sul capitale dal 18% al 16%. Di nuovo, un deterioramento da livelli di partenza eccezionalmente positivi. Passiamo a qualche numero di dettaglio (e al Remimbi…).

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Lanson BCC – risultati 2016

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I dati che analizziamo oggi sono la diretta conseguenza delle considerazioni che facevamo sulle vendite di Champagne e sull’impatto del calo del mercato inglese (in volume ma anche in valore visto l’andamento della sterlina) nel secondo semestre 2016. Proprio i cambi sono stati una delle maggiori determinanti del calo di vendite accusato da Lanson nel 2016 (-3%), anche se bisogna ammettere che i dati non sono buoni anche riaggiustati per questo fattore. Il mercato francese è in calo strutturale da anni, i margini sono sempre più bassi e il debito resta molto elevato (anche se quasi completamente coperto dal valore del magazzino). Ancora peggiori sono i numeri del secondo semestre, quando le vendite sono crollate del 7% e gli utili del 40% circa. Come da copione non c’è un’indicazione sul 2017 ma la solita generica considerazione che si lavora per il lungo termine, anche perché il breve termine è meglio non guardarlo. Passiamo ai numeri.

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