Santa Margherita


Santa Margherita – risultati e analisi di bilancio 2012

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Santa Margherita si avvicina anche in un anno difficile come il 2012 al traguardo dei 100 milioni di fatturato e lo fa mantenendo inalterato il livello (elevato) degli utili in un anno in cui la pressione dei costi delle materie prime si è fatta sentire. L’attività continua a essere trainata dal marchio Santa Margherita, mentre la forte esposizione di Ca del Bosco sul mercato italiano (oltre l’80% dei volumi) ne ha rallentato la crescita nonostante il +30% dell’export, a causa della forte crisi del mercato italiano. Gli altri “higlights” di questa annata del gruppo sono senz’altro il primo significativo progresso negli utili della controllata toscana di Pile e Lamole (pur restando una piccola parte del totale) e il passo verso una struttura più pesante in USA con la costituzione di una controllata locale. Infine, Santa Margherita si conferma un’azienda molto generosa con i propri azionisti, avendo distribuito 11 milioni di euro in dividendi, praticamente quasi tutto l’utile (stabile) di 12 milioni di euro. Nonostante questo, l’indebitamento è leggermente calato sia in valore assoluto sia in proporzione alla cassa generata e al patrimonio netto. Infine, una parola sull’evoluzione della gestione che nei primi mesi del 2013 sembra suggerire un ulteriore passo avanti nelle vendite, soprattutto per quanto riguarda  Santa Margherita. Passiamo ai numeri.

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Santa Margherita – risultati 2011

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Santa Margherita ha messo a segno nel 2011 un incremento delle vendite del 6%, ma ha realizzato un utile sostanzialmente allineato allo scorso anno, in seguito a un leggero calo del margine operativo e di maggiori oneri finanziari sul debito. Tutti i marchi vanno bene, Cà del Bosco e i marchi piccoli in particolare, gli investimenti continuano a essere significativi. Oggi la maggior parte del post la gioco in modo differente: Santa Margherita è un grosso generatore di cassa, i due terzi circa vengono prelevati dall’azionista, sostanzialmente tutto l’utile netto, nell’ambito di una politica finanziaria integrata nel gruppo Zignago (Santa Margherita ha un solo azionista). Il debito di Santa Margherita è ancora moderato ma certamente più alto di 5 anni fa. Come va interpretato questo incremento del debito? Come dicevo prima, dopo un confronto con l’azienda, bisogna considerare Santa Margherita parte di un gruppo allargato: la sua cassa o il suo debito non sono “indipendenti” ma legati al resto del gruppo Zignago. In altre parole, il debito cresce ma ciò non rappresenta una minaccia per la capacità di investire o per la solidità finanziaria dell’azienda.

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Santa Margherita – risultati e analisi di bilancio 2010

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Intendiamoci subito: i risultati 2010 di Santa Margherita sono proprio belli, da qualunque parti si girino. Come mai? Perche’ Santa Margherita nel 2010 si e’ ripresa tutto quello che aveva perso durante la crisi con gli interessi. Le vendite sono cresciute sia in Italia che all’estero e i margini e gli utili sono saliti a un livello mai registrato negli ultimi anni. La generazione di cassa e’ stata molto ricca, dato che Santa Margherita si e’ permessa di pagare 12 milioni di euro di dividendi, di portare a termine un’acquisizione da 3 milioni nella zona del Prosecco e di mantenere il debito invariato a 40 milioni di euro, comunque migliorando in modo sostanziale gli indici finanziari. Il 2011 sembra poi essersi aperto con una continuazione dei trend del 2011, anche se, aggiungo io e’ presumibile che il rialzo dei costi delle materie prime renda piu’ difficile la vita al gruppo quando si parla di margini. Essendo comunque Santa Margherita un operatore fortemente orientato all’export (58% delle vendite) e in concomitanza del 50esimo anniversario del suo prodotto di punta (il Pinot Grigio), e’ presumibile che la tendenza alla crescita delle vendite resti intatta. Soprattutto, Santa Margherita continua a piccoli passi ad aggiungere pezzi alla sua struttura, segno non soltanto della disponibilita’ finanziaria per farlo ma anche di una vera focalizzazione sulla crescita dell’azienda.



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Santa Margherita – risultati e analisi di bilancio 2009

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Il bilancio di Santa Margherita e’ il primo tra le societa’ non quotate che analizziamo. La tesi che abbiamo espresso qualche settimana fa guardando ai dati di Mediobanca si e’ rivelata corretta: nel 2009 a soffrire di piu’ e’ stato il fatturato (-8%, tutto il calo e’ venuto all’estero), mentre i margini hanno sostanzialmente tenuto. Santa Margherita a livello di valore aggiunto e’ tornata al livello eccezionale del 2007 (oltre il 37%) e a livello di Margine operativo lordo e’ stato stabile al 25% se escludiamo l’incremento degli accantonamenti alle perdite su crediti. La seconda considerazione che esce da questi numeri e’ che gli spumanti sono andati molto meglio degli altri vini: sia Ca’ del Bosco che Kettmeier hanno mostrato un incremento delle vendite del 6-7% contro il -8% del resto del gruppo; non solo, i loro margini sono ulteriormente migliorati. Terza considerazione: il debito cresce: Santa Margherita continua a investire circa 7-8 milioni all’anno (contro ammortamenti di meno di 5), paga dividendi per oltre 10 milioni tra i suoi azionisti e le minoranze e, nel 2009 ha visto il suo capitale circolante aumentare di 3 milioni nonostante il calo delle vendite. Con una generazione di cassa di circa 14 milioni, il debito passa da 33 a 40 milioni. Quarta e ultima considerazione: Santa Margherita non dice nulla sulla evoluzione prevedibile della gestione, ma le vendite dei primi due mesi non recuperano (pur essendo stagionalmente irrilevanti). Comunque, anche quest’anno tutti i 9 milioni di utili saranno distribuiti agli azionisti, segno che non sono tanto preoccupati.



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Santa Margherita – risultati e analisi di bilancio 2008

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[English translation at the end of the document]
Santa Margherita ha continuato nel 2008 a crescere, soprattutto grazie ai suoi due marchi chiave (Santa Margherita e Ca’ del Bosco). Tuttavia, l’esercizio e’ stato influenzato dall’aumento dei costi di produzione (sia materie prime che personale) che hanno causato una leggera diluizione dei margini. Di conseguenza, sia il margine operativo lordo che l’utile operativo sono rimasti stabili a fronte di un fatturato in crescita del 6%. A livello di utile netto il cambio della tassazione italiana ha consentito un progresso del 10%. La struttura finanziaria resta solida, anche se il debito cresce da 27 a 33 milioni, dopo aver spesato EUR6m per investimenti, aver pagato EUR10m di dividendi, oltre a un incremento del magazzino di EUR3 milioni. Per il 2009 le previsioni non sono positive. Nel bilancio si menziona che nei primi 2 mesi le vendite sono state in calo, anche se il periodo e’ irrilevante. Peraltro, guardando qualche altro bilancio gia’ si lascia intravedere un’annata molto difficile.


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